Spirito, anima e corpo

“Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.”      1 Tess. 5,23

Il nostro essere, la nostra persona, è il risultato dell’interazione tra queste tre componenti: Spirito, anima e corpo. Il corpo è la sede di tutte le nostre funzioni biologiche, dal respiro alla procreazione, dall’intelligenza alla forza fisica. L’anima invece è la sede di tutti i nostri sentimenti ed emozioni. Infine lo spirito è il livello più alto perché è la sede dei nostri principi e dei valori che ci guidano. È il livello che da significato alle cose. Questi tre componenti interagiscono tra loro. Parliamo spesso dell’amore, ma il vero amore si realizza se ciascun ambito da un suo contributo. Il corpo vive l’amore-eros (le passioni); L’anima esprime l’affetto, quello che si manifesta quando diciamo “abbiamo feeling”. Lo spirito vive invece l’amore-agape, cioè inserisce l’esperienza dell’amore in una cornice di valori e principi guida. Per una buona realizzazione di un rapporto nella coppia sono necessarie tutte tre le componenti, altrimenti insorgono facilmente problemi.

Applicando lo schema alla vita di un credente, vediamo che lo spirito è molto vitale, perché è illuminato dalla Parola di Dio e dalla conoscenza dei Suoi disegni per la nostra vita, che ha un valore e un senso per glorificare Dio. Ogni credente sente la responsabilità di seguirlo adeguatamente, di testimoniare la Sua opera in noi e nel mondo. Lo Spirito inoltre influenza l’anima che produrrà sentimenti altruistici, guidati da un amore disinteressato, mai egoistico. Anche il corpo verrà influenzato, perché al piacere per sé stessi si antepone la gioia del dono, all’interno di un progetto che viene da Dio. L’incontro tra due persone secondo questo modello parte dal dialogo che permette di condividere i valori. L’amore diventa un dono verso l’altro; parte dall’agape ed arriva alla sessualità solo come ultima tappa e comunque, come insegna il Signore, sempre all’interno del matrimonio. “Dare” è più importante di “ricevere”, e il senso di responsabilità ed il sacrificio di sé, crea un legame sano, che dura tutta la vita.

Molto diverso è il modello del “non credente”. La sfera dello spirito è atrofica, non ci sono valori assoluti da seguire e l’unico senso che si dà alla vita è quello di cui parla l’Ecclesiaste (8,15):”… non c’è per l’uomo altro bene sotto il sole, fuori del mangiare del bere e del gioire…” Il divertimento è considerato il vero obiettivo della vita, mentre è scarso il senso di responsabilità. La sfera del corpo è ipertrofica; tutto ruota attorno all’IO, che deve essere bello, forte, deve godere tutto e avere tutto. L’anima produrrà sentimenti di “amor proprio”. Il sacrificio per l’altro è fiacco e c’è scarsa solidarietà. Secondo questo modello l’incontro tra due giovani parte regolarmente dal corpo, e quindi dai rapporti sessuali (eros), consumati sempre in età più giovane, spesso saltando da un partner all’altro, perché così richiede la moderna “libertà sessuale”. Il matrimonio viene visto come una trappola. Meglio la convivenza che permette facili fughe. Una relazione dura finché soddisfa e ha poca importanza se ci sono figli. Non stupisce che oggi le statistiche dicono che nella nostra società dove questo modello è prevalente, il 45% dei matrimoni si rompe entro 10 anni.

È abbastanza evidente che questi due modelli sono incompatibili. Se sfoglio la lista (purtroppo lunga) di giovani “credenti” che hanno preso questa strada, costruendo la loro famiglia sulla sabbia, constato che è piena di fallimenti totali nella vita cristiana e di naufragi nei rapporti creati. Dopo la breve felicità iniziale arrivano i conflitti, i litigi, la separazione e il divorzio. E rare sono le coppie che riescono a portare a termine felicemente il loro progetto.

Paolo mette in guardia (2Cor. 6,14-16)  “Non vi mettete con gli infedeli, sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’ingiustizia? O quale comunione fra la luce e le tenebre? … O quale comunione c’è tra il fedele e l’infedele? E quale armonia c’è fra il tempio di Dio e gli idoli?”

Il nostro mondo occidentale ed opulento si interessa poco dell’anima. Tutto ruota attorno al “corpo”: palestre, estetisti. La chirurgia estetica permette di rifare il seno, togliere le rughe, ingrossare le labbra, aspirare il grasso eccessivo, aumentare i capelli. L’obiettivo è sempre quello di curare il corpo e sembrare più giovani e più belli.

Fino dalla caduta dell’uomo nel giardino del Eden, la bellezza è sempre stata una tentazione. Si legge infatti in Genesi 3,6 che l frutto proibito era “bello da vedersi”.

 La bellezza di una persona oggi è un punto di merito. La persona bella vale di più. I concorsi di bellezza sono all’ordine del giorno e nella vita quotidiana un ragazzo o una ragazza non ritenuti belli, si troveranno facilmente ad essere isolati dagli altri. La televisione e la moda trasmettono questi valori e il corpo diventa oggetto di ostentazione e di culto.

Paradossalmente esiste anche un altro modello molto diffuso: la trascuratezza. Stili di vita completamente contrari alla salute. L’uso di sostanze che crea dipendenza e schiavitù, il fumo, l’alcool, l’eccesso di cibo, la mancanza di movimento, ecc.

La Parola di Dio ci da alcune indicazioni generali su come dobbiamo utilizzare il nostro corpo. Leggiamo il testo di 1 Corinzi 6,19-20:

“Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”

Il testo ci porta a fare 3 considerazioni:

Il corpo è il tempio dello Spirito. Un tempio è un luogo particolarmente curato, perché contiene la divinità. Nell’antica Roma i templi erano gli edifici più curati, sobri ma allo stesso tempo con architetture ricercate e pregevoli; prive di stravaganze e di fronzoli. Essi con la loro apparenza testimoniavano da soli la presenza di Dio nel loro interno. La stessa cosa deve manifestarsi nel corpo del cristiano, che con il suo aspetto, curato, ma non eccessivo, testimonia la presenza divina in lui.

Il corpo non ci appartiene. Se il corpo non ci appartiene, non possiamo disporne come vogliamo. In ogni cosa dobbiamo rispettarlo, apprezzarlo ed accettarlo così come è in quanto dono del nostro perfetto creatore, che, come dice il salmista “ci ha fatti in modo meraviglioso”. Siamo meravigliosi, anche se abbiamo il naso storto, qualche chilo di troppo, o se abbiamo pochi capelli. Accettare anche i nostri difetti, significa essere soddisfatti dell’opera di Dio, con la consapevolezza che proprio questo corpo che Lui ci ha dato, è uno strumento nelle Sue mani.

Il corpo deve glorificare Dio. Il corpo del cristiano non deve essere volgare, ma deve mostrare agli altri non la sua bellezza, ma la bellezza di Dio; una bellezza interiore che emana luce davanti agli altri.

L’immagine della bellezza che deriva dalla lettura della Parola di Dio è un’immagine più profonda e riguarda più gli attributi spirituali che fisici. Leggiamo come esprime Pietro questi concetti riferendosi agli abiti ed agli ornamenti:

“Il vostro ornamento non sia quello esteriore, che consiste nell’ intrecciarsi i capelli, nel mettersi addosso gioielli d’oro e nell’indossare belle vesti, ma quello che è intimo e nascosto nel cuore, la purezza incorruttibile di uno spirito dolce e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran valore” (1Pietro 3,3-4)

Per Pietro è più importante piacere a Dio ed i parametri della bellezza di una persona sono dati dal suo valore agli occhi di Dio. Paolo a Timoteo sottolinea invece come la bellezza consiste nel vestirsi “… di opere buone…” (1Tim.2,10).

Insegniamo quindi ai nostri giovani a diventare “belli dentro”, nell’anima, piuttosto che “belli fuori” nel corpo. Cerchiamo di trasmettere soprattutto a loro un concetto sano della corporeità. Insegniamo loro a cercare nei loro coetanei la bellezza secondo Dio, e non secondo gli uomini. Per Dio ogni ragazzo e ogni ragazza sono belli, non quando i loro attributi fisici sono vistosi, ma quando questi amano il Signore Gesù e lo servono nella loro vita. Trasmettiamo loro il rispetto del corpo, che va amato, curato, non trascurato, ma che non va volontariamente danneggiato e nemmeno ostentato in maniera provocante e volgare. I giovani sono più esposti alle tentazioni del corpo e devono essere esortati come Paolo esortava il giovane Timoteo:

“Nessuno disprezzi la tua giovane età; ma sii d’esempio ai credenti, nel parlare, nel comportamento, nell’amore, nella fede, nella purezza” (1Tim.4,12).

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