Lot, salvato per grazia
Nel proseguire con la storia di Abraamo incontriamo ora uno degli eventi più conosciuti della Bibbia. La distruzione di Sodoma e Gomorra. Oggi però non parleremo di queste due città completamente perdute nel peccato e duramente giudicate da Dio. Ci occuperò piuttosto del nipote di Abraamo per capire meglio chi era Lot, come ha vissuto e perché è stato salvato. La Bibbia ci dice che sia Abraamo che Lot sono contati tra i gusti, ma insieme cercheremo anche di capire perché è preferibile avere una vita simile a quella di Abraamo piuttosto che a quella di Lot.
Prima di tutto è necessario fare un riassunto di ciò che troviamo scritto dal versetto 18:16 fino alla fine del capitolo 19 perché in questo brano avvengono molte cose che hanno a che fare direttamente con la vita di Lot e con la sua discendenza.
La volta scorsa eravamo arrivati alla visita che tre uomini fecero ad Abraamo e Sara per annunciare loro la nascita di Isacco. Ora vediamo come in realtà essi non sono uomini come gli altri, ma bensì esseri spirituali. In particolare, leggendo attentamente il testo ci rendiamo conto che due di loro sono degli angeli e che uno di loro è il Signore stesso. Anche se il testo non lo dice è molto probabile che quest’ultimo sia il Signore Gesù che in tale occasione (ma non è l’unica nell’Antico Testamento) assume sembianze umane per comunicare con gli uomini.
Abraamo viene messo al corrente da Dio del fatto che su Sodoma e Gomorra sta per abbattersi il giudizio divino a causa del loro grave peccato. Abramo allora cerca di trattare con il Signore per riuscire a salvare quante più persone possibile. L’argomento di Abraamo è logico e condivisibile: Nessun innocente deve pagare a causa del peccato di altri. Il Signore accoglie questa supplica di Abraamo e alla fine dice che, se a Sodoma troverà 10 persone giuste, non distruggerà la città.
Qui devo fare una breve osservazione. Dio sapeva già che a Sodoma c’era una sola persona che meritava di essere salvata e che avrebbe concesso ai suoi famigliari più stretti di essere salvati con lui. Ma allora perché fa questa trattativa con Abraamo? Io credo che il Signore stia continuando nella Sua opera di educazione di Abraamo e che in questa occasione stia invitando Abraamo a porsi il problema del giudizio e della misericordia. Dio era disposto a salvare l’intera città di Sodoma per evitare di giustiziare 10 innocenti. Questo è un principio divino che vale anche per noi oggi. Esso ci dice che non si deve fare di tutta un’erba un fascio, ma che al contrario, si deve risparmiare il fascio per salvare il filo d’erba che merita di essere salvato. Ma non mi pare che gli uomini applichino volentieri questo principio.
Quando i due angeli giungono a Sodoma, Lot da loro il massimo dell’ospitalità e chiede loro con insistenza di non passare la notte all’aperto. Nonostante non sapesse chi fossero veramente questi uomini insiste che accettino di essere ospitati a casa sua. Questo è un insegnamento sull’ospitalità. Un insegnamento che viene ripreso anche nella lettera agli Ebrei dove troviamo scritto: Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo hanno ospitato angeli. (Ebrei 13:2).
Ma i sodomiti, perversi come erano, volevano abusare di loro e neanche Lot riuscì a farli desistere da loro malvagio proposito. Solo grazie ai poteri straordinari degli angeli si evitò il peggio per loro e per le figlie di Lot. Gli angeli dissero allora a Lot che Dio avrebbe distrutto la città e che era necessario fuggire. Lot avvisò allora i suoi generi, ma essi credevano che egli scherzasse. A conti fatti, quindi, le persone che meritavano di essere salvate erano solo quattro: Lot, sua moglie e le due figlie.
Anche in questo troviamo un insegnamento importante che riguarda l’annuncio della seconda venuta di Cristo e del giudizio della fine dei tempi. Nel mondo cristiano c’è chi è molto restio a credere che un giorno avverrà veramente ciò che viene descritto nella Bibbia. Lo scenario che ci viene presentato dalle Scritture è terribile ed è comprensibile che le persone vedano con apprensione una cosa del genere. Ciò nonostante, ciò che ci viene narrato sulla distruzione di Sodoma e Gomorra, non è che un piccolo esempio di ciò che avverrà nel giorno del giudizio di questo mondo. Anche se questa cosa non ci piace, siamo tenuti a considerarla reale come ogni altra profezia e ad accettarla come una cosa terribile, ma necessaria. Ma sapete, così come ai tempi di Sodoma, Dio salvò chi credette al messaggio portato dagli angeli, così Dio salverà ogni persona che crede in Gesù. Nel giorno del giudizio finale tutte le persone che non credono nel sangue dell’Agnello saranno gettate nello stagno di zolfo e passeranno l’eternità in compagnia di Satana, della Bestia e del Falso profeta.
Lot fugge da Sodoma, ma sua moglie, girandosi per vedere ciò che sta per accadere, viene trasformata in una statua di sale. Molto probabilmente Sua moglie era nata e vissuta a Sodoma e per lei non sarà stato facile abbandonare così in fretta il proprio passato, i propri familiari, i propri conoscenti. Ma era stata avvisata, se si fosse voltata indietro, sarebbe morta e così è stato. Questo ci insegna che tagliare definitivamente con il nostro passato è una cosa necessaria perché il rischio di ricadere nelle vecchie abitudini peccaminose può essere troppo forte per noi. Si perdere la strada della salvezza che ci viene offerta e la nostra la fede si spegne. La statua di sale è il simbolo di una persona morta spiritualmente.
Lot e le sue due figlie riescono a salvarsi trovando rifugio in una piccola città. Ma Lot decidere di andare a vivere sulle montagne, in una caverna. La Bibbia non ci dice del perché Lot non si sia riunito con Abraamo. Certo è però che la scelta di andare a vivere in un posto isolato sulle montagne non è stata una buona scelta. A causa del fatto che le sue figlie temevano per il loro futuro, esse prendono l’iniziativa e fanno ciò che probabilmente era una cosa tollerata a Sodoma. Si uniscono al padre e tutte e due mettono al mondo un figlio. Uno si chiamerà Moab e l’altro Ben-Ammi.
Questi due uomini saranno i capostipiti di due popoli che avranno dei rapporti molto problematici con i discendenti di Abramo: I Moabiti e gli Ammoniti saranno popoli idolatri e antagonisti di Israele. Vediamo così che la storia del salvataggio di Lot non finisce con un lieto fine, ma piuttosto con una tragedia.
Questa è in sintesi la storia che riguarda da vicino Lot, il nipote di Abraamo. Quel Lot che partì da Ur in Caldea e che arrivò in Canaan insieme ad Abraamo. Quel Lot che si separò dallo zio (che per lui era come un padre) per andare a vivere nelle pianure verdeggianti del Giordano e che visse per moltissimi anni a Sodoma, lontano da Abraamo, ma soprattutto lontano da Dio.
Lot salvato per grazia, nonostante tutto
Vogliamo ora vedere da vicino la figura di Lot per cercare di capire chi fosse e cosa abbia fatto questo uomo per meritare di essere salvato dalla distruzione di Sodoma.
Cominciamo a riflettere sul primo episodio biblico in cui Lot svolge un ruolo attivo, ovvero quel giorno in cui su zio Abraamo gli disse: Ti prego, separati da me! Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra». Lot allora alzò gli occhi e vide che la pianura del Giordano era tutta irrigata come l’Egitto. Lot scelse di andare ad abitare in quel posto e arrivò a Sodoma dove visse per circa 15 anni.
A tal riguardo mi viene in mente ciò che dice Gesù in merito alle vie che siamo chiamati a scegliere nella nostra vita. Leggiamo dal Vangelo di Matteo, capitolo 7, versetto 13: Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa.
Lot era un pastore e ha scelto la via più facile. Nel luogo dove ha scelto di andare, la ricchezza dei pascoli non dipendeva dalla pioggia, ma dal fiume. Se fosse venuta la siccità, il fiume avrebbe garantito l’irrigazione per molto tempo ancora. Abraamo, al contrario, restò sull’altipiano dove i pascoli dipendevano dalla pioggia e dove era necessario fare una vita da nomadi per cercare i pascoli più verdi.
Lot ci offre una prima immagine sul significato che hanno le scelte che facciamo quando scegliamo il tipo di vita che vogliamo avere. Desideriamo una vita dipendente dalla pioggia (che rappresenta la bontà del Signore) o preferiamo una vita dipendente da un fiume (che rappresenta l’Egitto, ovvero il mondo)?
Se scegliamo il Signore, potremmo andare incontro a delle situazioni difficili, ma avremo sempre la Sua mano con noi. Se scegliamo il mondo, incontreremo comunque delle difficoltà, ma avremo solo degli uomini al nostro fianco. E come tutti noi sappiamo, gli uomini non sono né affidabili, né tantomeno onnipotenti.
La conferma di questo ci viene proprio da come prosegue la storia di Lot. Qualche tempo dopo, Lot (che si era affidato agli uomini) viene rapito da un re straniero e viene fatto schiavo. Che ne sarebbe stato della sua vita, se non ci fosse stato lo zio Abraamo ad organizzare un piccolo esercito e ad andare a liberarlo? Anche in questo possiamo vedere la differenza fondamentale tra la scelta di vita di Lot e quella di Abraamo. Mentre Lot era del tutto impotente e schiavo del mondo, Abraamo era in grado di sconfiggere le armate nemiche grazie a quel Dio da cui egli dipendeva. Questo re straniero che ha schiavizzato Lot è immagine del peccato che ci rende schiavi del mondo, mentre Abraamo è immagine del Figlio di Dio che libera il credente dalla schiavitù del peccato.
Ma a Lot questa lezione non bastò e ritornò a vivere a Sodoma. Quanto siamo simili a Lot, tutti noi! Quante volte Dio ci fa capire che la strada che abbiamo preso è quella sbagliata e quante volte ricadiamo negli stessi errori. Dio fa di tutto per distoglierci dal peccato, ma noi ascoltiamo più volentieri la nostra carne, le nostre idee, i nostri desideri, i nostri sentimenti. Siamo davvero molto simili a Lot.
Cosa faceva Lot a Sodoma? Non lo sappiamo con certezza, ma è probabile che avesse assunto un qualche ruolo sociale che gli permetteva di fare giustizia. Lo capiamo da una serie di indizi, ma soprattutto da quello che scrive su di lui l’apostolo Pietro (che vedremo insieme dopo). Lot cercava quindi di fare il bene, desiderava che ci fosse più giustizia e che la gente di Sodoma diventasse migliore; invano.
Questa storia di Lot mi fa pensare alle molte persone che si battono per un mondo migliore, che investono il loro tempo, le proprie forze per migliorare questa nostra società. Ho molto rispetto per queste persone e anche io ero tra loro fino a non pochi anni fa. Il problema di Lot e anche il mio era però che pensavamo di riuscirci con gli strumenti degli uomini e non con quelli di Dio.
Molti dei principi cristiani fanno ancora oggi parte della cultura e della morale della nostra società occidentale. I diritti dell’uomo e i principi cardine della giustizia e della democrazia affondano le loro radici negli insegnamenti della Bibbia e di Gesù. Tuttavia, l’errore è pensare di riuscire a mettere in pratica i principi cristiani usando gli strumenti degli uomini. È un po’ come se volessimo far crescere bene una vigna potandola con la motosega. Sì, perché la precisione e la delicatezza degli uomini assomiglia molto di più ad una motosega nelle mani di un giovane soldato che ad una forbice nelle mani del saggio vignaiuolo.
Lot era frustrato e la sua vita a Sodoma era tutt’altro che felice. Sentiamo che cosa ci dice di lui l’apostolo Pietro. Il testo biblico che vi chiedo di leggere è un po’ lungo, ma è necessario leggerlo nel suo contesto. Leggiamo dalla Seconda lettera di Pietro, capitolo 2, i versetti da 4 a 9: Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi per il giudizio; se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone, Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di empi; se condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, perché servissero da esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati (quel giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra di loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro opere inique), ciò vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio;
C’è da rimanere stupiti da quello che dice Pietro. Ma come? Lot, quello che ha scelto di vivere in una città perversa dove non c’erano nemmeno 10 persone giuste; quello che è stato liberato dalla schiavitù da un uomo di Dio, ma che ha scelto di tornare nella città del peccato, proprio lui viene definito “il giusto Lot”. Lot, un uomo pio che merita di essere preservato dalla punizione nel giorno del giudizio. Ma allora, potremmo chiederci, che senso ha vivere in modo conforme ai comandamenti del Signore, compiere delle rinunce a volte anche dolorose, se poi, alla fine di tutto, verremmo trattati come coloro che seguono la strada degli empi?
Per quanto comprensibile e parzialmente giustificata, questa domanda è in realtà mal posta. Dio non ci paragona a qualcuno, Dio non ci giudica in modo relativo, Dio non giudica solo le nostre opere, ma soprattutto le nostre intenzioni, perché solo Dio sa guardare nel cuore delle persone. Quando ci presenteremo davanti al trono di Gesù per ascoltare il Suo infallibile giudizio, non dobbiamo presentare il nostro Curriculum Vitae, ma il nostro cuore. È così che ha fatto il malfattore crocifisso a fianco di Gesù e che si è sentito dire: Oggi tu sarai con me in Paradiso.
Se avete fatto attenzione al testo di Pietro, vi sarete accorti che Pietro parla della qualità della vita di Lot e dice che lui si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle opere inique dei sodomiti. Lot ha avuto una vita tormentata. Non è certo stata una vita invidiabile, mi viene da dire. Voi che dite?
Se cadiamo nell’errore di confrontarci con persone come Lot, dimentichiamo che la discriminate non è cosa fanno loro, ma cosa facciamo noi. Se abbiamo un’anima che ha sete di giustizia, se avvertiamo il senso di giustizia che Dio ci ha messo nel cuore, se non releghiamo la nostra coscienza nell’angolo più buio della nostra anima, allora è nostro interesse seguire la chiamata del Signore quanto prima possibile. Più aspettiamo, più facciamo soffrire la nostra anima e più tempo prezioso sprechiamo.
La domanda da porsi quindi non è: Perché Dio salva anche chi non se lo è meritato, ma piuttosto: Quando Dio mi ha chiamato, ho accettato la Sua offerta di salvezza? Non ha infatti senso cercare di dare risposte a quelle domande a cui non possiamo rispondere, semplicemente perché ci mancano le necessarie conoscenze. Chi di noi conosce il cuore delle altre persone? Solo Dio può farlo. Alla prima domanda, quindi, non possiamo rispondere. Ma alla seconda domanda possiamo rispondere perché per poter rispondere ad essa è sufficiente conoscere un solo cuore, il nostro.
Lot è stato salvato per grazia. Ma come, si dirà, la salvezza per sola grazia è una cosa del Nuovo Testamento! E allora mi chiedo e vi chiedo: Il Dio dell’Antico testamento non è forse lo stesso Dio del Nuovo Testamento? È possibile che Dio salvi le persone usando metri di giudizio profondamente diversi tra loro? Quante persone si sono salvate osservando la legge mosaica? Nessuna! Eppure sappiamo che ci sono persone dell’Antico Testamento che sono al cospetto di Dio. Forse che Abraamo non ha mai commesso peccati? E che dire del re David? Costoro e molti altri sono salvi solo grazie al perdono e alla misericordia di Dio, per mezzo della loro fede!
Inoltre, se leggete attentamente il dialogo tra Lot e l’angelo che era venuto a salvarlo, troverete scritto che Lot ha trovato grazia agli occhi di Dio.
Vorrei concludere dicendo che questa storia ci insegna che Dio cerca i Suoi figli ovunque, anche nell’angolo più buio del mondo, anche a Sodoma.
Tuttavia, Lot non è un esempio da seguire. La vita di Lot è stata una tragedia.
Gli errori che ha fatto lo hanno rincorso anche dopo la sua salvezza. Le sue due figlie erano ormai corrotte dalla vita di Sodoma e la sua discendenza non è stata benedetta da Dio. Fare una vita da Lot non conviene a nessuno.
Meglio allora guardare ad Abraamo, di cui la Bibbia dice: La durata della vita di Abraamo fu di centosettantacinque anni. Poi Abraamo spirò in prospera vecchiaia, attempato e sazio di giorni, e fu riunito al suo popolo (Genesi 25:7-8).
Amen


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