Il valore della vita
Il valore della vita
Una domanda fondamentale: la vita ha un valore? In base al valore che diamo alla vita le nostre scelte saranno differenti.
Il dibattito odierno riguardo a questo tema è dominato da due posizioni principali:
1.La sacralità della vita
La prima posizione è il cavallo di battaglia del pensiero cattolico e sostiene che la vita è sacra. Il termine “sacro” mette in risalto l’appartenenza alla divinità ed alla sua potenza e la rende oggetto di venerabilità e di religiosità. Qualcuno ha proposto il termine “vita–latria” (adorazione della vita). Infatti, se la vita è sacra essa è sempre e comunque il massimo bene per l’uomo e va difesa e promossa in ogni modo e in ogni circostanza, con accanimento se necessario, anche se non è sempre giustificato.
2.La qualità della vita
La seconda posizione è da sempre il motivo dominante del pensiero laico. La vita viene valutata in base alla sua “qualità”. La vita di qualità scadente ha scarso valore. Quindi la vita non ha un valore in sé stessa, ma quello che vale è il “come” essa è. La vita che vale è quella che “vale la pena di essere vissuta”. È chiaramente un pensiero “utilitaristico”, che porta, ad esempio, a negare il valore di una persona mentalmente handicappata.
Ma ora dobbiamo chiederci: Quanto vale la vita per un credente?
Il cristiano ha due atteggiamenti opposti riguardo questo argomento:
a. Il cristiano ama e rispetta la vita.
Innanzitutto, c’è un atteggiamento positivo; un valore assoluto riconosciuto alla vita; un impegno a sostenerla con responsabilità e a difenderla da tutte quelle situazioni che ne minacciano la dignità. Questo atteggiamento è basato su alcune considerazioni bibliche:
La vita è un dono di Dio. Già nella Genesi la Bibbia ci insegna che: Dio il SIGNORE formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente (Genesi 2:7). La vita nasce dalla volontà e dall’opera creatrice di Dio.
Nel libro di Giobbe, capitolo 33, versetto 4, anche Eliu afferma questa verità: Lo Spirito di Dio mi ha creato, e il soffio dell’Onnipotente mi dà la vita. Nel Salmo 36, versetto 9 troviamo scritto: Poiché in te è la fonte della vita e per la tua luce noi vediamo la luce.
Dal giorno della creazione, ogni vita che nasce è un dono di Dio: “..i figli sono una eredità che viene dall’Eterno.” (Salmo 127:3)
La vita è protetta da Dio. La Bibbia ci parla del primo omicidio della storia umana. Caino viene punito e allontanato dalla presenza di Dio. Tuttavia, Dio vuole proteggere la sua vita: Ebbene, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui- Il Signore mise un segno su Caino, perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse (Genesi 4:15). Dio, parlando a Noè, disse: “Certo io chiederò conto del vostro sangue, del sangue delle vostre vite…chiederò conto della vita dell’uomo alla mano dell’uomo, alla mano di ogni suo fratello (Genesi 9:5). Il “Non uccidere” che troviamo nei cosiddetti 10 comandamenti è un ordine perenne, che non ammette facili eccezioni.
I tempi della vita sono nelle mani di Dio. Ripetuti stermini dei nemici di Israele, riportati dalla Bibbia, ma anche in episodi neotestamentari come quello in cui si parla di Anania e di Saffira non ci autorizzano a disprezzare la vita, ma sottolineano come Dio solo può disporne (per motivi che a noi non sempre è consentito conoscere). Il Signore fa morire e fa vivere, fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.” (Primo libro di Samuele, capitolo 2, versetto 6) E ancora nel Salmo 139, versetto 16: …nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi erano destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.
È Dio che decide i tempi della nostra vita, non noi!
b. Il cristiano è anche un cittadino del cielo
Vi è anche un atteggiamento opposto; il cristiano vive questa vita come un momento di passaggio, per arrivare alla vita eterna. In questo senso la vita ha un valore relativo.
Di fronte alla malattia, alla morte, alla sofferenza, e perfino al martirio, il cristiano non si dispera per la vita “persa”, ma troverà consolazione nel pensiero della vita eterna; la vita “trovata” in Cristo: Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte. Infatti, per me il vivere è Cristo e il morire è guadagno. Ma se il vivere nella carne porta frutto all’opera mia, non saprei che cosa preferire. Così dice Paolo nella lettera ai Filippesi, capitolo 1, versetti da 20 a 22.E nel Vangelo di Matteo troviamo scritto “Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita la perderà e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà (Matteo 10:39).
La vita è un dono di Dio, ma è anche destinata a finire con la morte. Il cristiano accetta di essere mortale e ritiene che la morte non sia la fine di tutto, ma piuttosto l’inizio di una vita nuova e migliore. Questa speranza lo accompagna in questa vita per vivere in modo degno della sua vocazione ed in attesa dell’incontro con il suo Signore. Una vita diversa, con valori nuovi. Quando per tutti la vita “persa” è sofferenza, per il credente la vita “trovata” sarà piena della luce di Dio. Il cristiano non dispera. Per esempio, un credente accoglie con amore un figlio handicappato, glorificando e seguendo Cristo, che gli dà la certezza di trovare una vita di qualità molto diversa non solo dopo la morte, ma già da ora.
3. Il concetto di “persona”.
L’uomo è considerato una persona e, in quanto tale, la sua vita ha un valore superiore a quella animale o vegetale. Ma in che momento della vita biologica inizia una “persona”?
Definire cosa intendiamo per persona è importante. Se l’embrione è una persona, ha una dignità che merita il rispetto e la protezione. Lo stesso vale per un bambino cerebroleso, oppure per un vecchio in coma irreversibile.
Ma se essi non lo sono, ogni procedura che abbia come obiettivo di utilizzarli per propri fini (esempio per prelievi di organi) o al limite di eliminarli (ad es. con l’eutanasia), è giustificata.
Leggiamo alcuni contributi discutibili del pensiero corrente:
– T. Engelhardt in “Manuale di bioetica” scrive:” Ciò che distingue le persone è la loro capacità di essere consapevoli, razionali e interessate a meritare la lode e a evitare il biasimo…non tutti gli umani sono persone…non tutti gli umani sono autocoscienti, razionali e capaci di concepire la possibilità di biasimo e lode. Feti, infanti, ritardati mentali gravi e malati in coma irreversibile sono umani, ma non sono persone.”
– P. Ricca scrive sul giornale “Riforma” (di orientamento cristiano protestante): “…c’è persona dove c’è o c’è stata coscienza di sé…c’è persona dove c’è o c’è stata capacità di relazioni (e l’embrione, non ha né l’una né l’altra).”
Altri autori, anche nell’ambito cristiano evangelico, sostengono che l’embrione solo dopo l’annidamento nell’utero della madre diventa una persona in quanto diventa un “essere-in-relazione”. Questo approccio permette l’eliminazione di embrioni creati in laboratorio o quelli che non sono ancora arrivati all’utero.
I criteri che si invocano per definire una persona sono la razionalità, la moralità, la coscienza di sé, la capacità di relazione con la madre o con il mondo. Ma cosa dice la Scrittura?
Salmo 139, versetti da 13 a16: Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre…le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto, e intessuto nelle profondità della terra. I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi erano destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.
Geremia, capitolo 1, versetto 5: Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo…
La Scrittura ci insegna che Dio ci conosceva già molto prima di averci creato. Noi siamo persone già nei Suoi pensieri, prima ancora di essere persone nel senso umano del termine. Prima cioè di essere persone razionali, di avere coscienza di sé e di entrare in relazione con nostra madre o con il mondo. Egli ha già dei programmi ben precisi, dei piani ben definiti per noi, e ci lascia completamente liberi di scegliere se seguirli o meno (vedi Giovanni 3:16-20), ma anche di subirne le conseguenze. Questo ci rende delle “persone”.
Leggo con grande stupore di reagisce un embrione di pochi mesi nel grembo della madre. Leggiamo dal Vangelo di Luca, capitolo 1, i versetti 41 e 44: Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo…Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.” Nessuno può dubitare che la gioia è un sentimento che caratterizza una “persona”.
Se leggiamo su un dizionario cosa si intende per “vita”, vediamo che essa è definita come un complesso di funzioni quali la nutrizione, la respirazione, l’irritabilità, la riproduzione. La vita è considerata solo il frutto di un processo evolutivo, dove l’uomo è ad un livello più nobile solo per un processo evolutivo più fortunato. L’uomo è considerato banalmente un “animale più evoluto”. E così gli animali vengono umanizzati, tanto che li si considera come dei fratelli minori.
La Bibbia mostra una immagine diversa della vita umana; essa introduce il concetto di “anima”:
Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente (Genesi 2:7). L’uomo non vive solo con un corpo e con le sue funzioni. Molti testi ci parlano di questa realtà.
L’Ecclesiaste ci dice che quando moriremo, il corpo tornerà alla polvere, lo spirito tornerà a Dio. Altri testi ci dicono che l’anima che cerca Dio (1 Cronache 22:19), che vive nell’amarezza (Giobbe 3:20), che è ristorata da Dio e dalla Sua Parola (Salmo 19:7 e 23:3), che viene riscattata (Salmo 49:8), che è assetata e affamata di Dio (Salmo 107:9), che da lei nasce il peccato (Ezechiele 18:4), che essa è oggetto della salvezza (Ebrei 10:39), ma che può anche morire (Matteo 10:28).
La carne e lo spirito hanno bisogni diversi e contrastanti e spesso si parla di vita nella carne, contrapposta a quella nello spirito. Emerge la necessità di nutrire anima e spirito, più che la carne. Anche gli animali hanno ricevuto il soffio della vita e la loro sorte nella carne è identica a quella dell’uomo, ma mai vengono definiti come anime viventi.
Secondo i movimenti animalisti non c’è nessuna differenza tra l’uomo e l’animale e la visione moderna del mondo è piuttosto naturo-centrica. Ma la Parola di Dio insegna che esiste una scala di valori dove Dio ha messo l’uomo al di sopra del regno animale.
Poi Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra…. riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra.” (Genesi 1:26-28).
Ma quali sono le caratteristiche dell’essere umano che manifestano la sua immagine di Dio?
Qualunque uomo, in qualunque epoca, ed in qualunque parte del mondo ha sempre cercato Dio.
E questa è una caratteristica che non segue le leggi dell’evoluzione!
Noi cristiani, in quanto esseri umani, dobbiamo riconoscere il valore dato da Dio alla nostra vita ed essere consapevoli di aver ricevuto da Lui uno strumento che ci permette di incontrarlo in spirito.
Amen


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