La bioetica gradita a Dio
Il messaggio di oggi introduce alla “bioetica”, detta anche “etica della vita”, dove voglio parlarvi delle problematiche che la “vita” e la “morte” suscitano all’uomo di oggi, cercando di sottolinearne i principi cristiani. È giusto per il cristiano ricorrere all’inseminazione artificiale per avere un figlio desiderato? Oppure ricorrere all’aborto per rifiutarne uno indesiderato? È giusto per un cristiano richiedere l’eutanasia per anticipare la morte ed evitare sofferenze? Questi sono alcuni quesiti a cui cercherò di dare una risposta. Oggi mi soffermerò sui principi generali che dovrebbero guidare le nostre scelte partendo da ciò che ci insegna l’apostolo Paolo quando scrive agli Efesini, ovvero che è nostro compito esaminare ciò che è gradito al Signore (Efesini 5,10).
Il problema di fondo è che oggi la vita è minacciata dall’uomo. Ogni processo vitale può essere in qualche modo manipolato. Grazie alla possibilità di accedere ai segreti più intimi della vita, scritti nel patrimonio genetico, si possono debellare molti problemi che da sempre hanno afflitto l’umanità. Questo processo di manipolazione della vita porta però gli scienziati a fare delle cose che non avevano mai fatto prima, e questo può sfuggire al controllo umano e si sente la necessità di stabilire dei limiti. Il mondo scientifico ha cominciato a parlare di “etica della vita”, si è, cioè, chiesto se ci sono dei principi morali condivisibili che possano regolamentare quanto viene fatto.
A seconda dei principi di riferimento però, ci sono più modi di affrontare i problemi. Il dibattito sul tema coinvolge fondamentalmente due diverse visioni: quella dei credenti, e quella del mondo laico. Talvolta i problemi di cui la bioetica discute entrano anche nelle nostre chiese e vengono assimilati, col tempo, come cose ovvie a cui dobbiamo adattarci, in quanto frutti della nostra epoca. Non è però sempre scontato che quanto ci propone la nostra epoca, in termini di morale, o di possibilità diagnostiche o terapeutiche, sia sempre giusto e cristianamente accettabile, ed anche in queste cose dobbiamo abituarci a riflettere con la Parola di Dio, cercando nella Scrittura delle risposte. Certo non troveremo nel vangelo un versetto che ci parla della “clonazione” o della “eutanasia” e Gesù non ha mai detto nulla sulla “fecondazione assistita” tuttavia la Parola di Dio presenta dei principi che ci possono essere di aiuto in questo difficile campo.
La bioetica moderna si riferisce spesso a quattro principi fondamentali.
Essi sono la giustizia, la beneficenza, la non maleficenza e l’autonomia.
Secondo il principio di giustizia il nostro operato non deve creare ingiustizie o discriminazioni. La pratica, ad esempio, dell’utero in affitto è vista come una pratica ingiusta, perché chi affitta il suo utero lo fa perché è povero (spesso è nel terzo mondo) e lo fa per soddisfare il bisogno di una coppia ricca, che può permetterselo.
I principi di beneficenza e non maleficenza sottolineano che l’obiettivo delle nostre azioni deve sempre avere lo scopo del bene e mai del male. È noto come in passato sperimentazioni naziste usavano i prigionieri per esperimenti che portavano alla morte.
Infine, il principio di autonomia da ad ogni persona l’autorità di decidere di sé stessa. Anche questo principio è frutto delle scellerate sperimentazioni fatte dai nazisti sui loro prigionieri ignari.
Anche nella Parola di Dio troviamo dei principi simili e quindi facilmente condivisibili.
Leggiamo ad esempio dal libro di Isaia, capitolo 1, versetti 16 e 17:
“Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!”
Troviamo qui espresso un invito a perseguire la giustizia, facendo il bene, ed evitando il male. Si tratta di tre dei principi sopra esposti. Non troviamo invece il quarto principio, e cioè l’autonomia, tanto amata oggi da chi si interessa di questi argomenti. Anzi, fra tutti i principi, oggi, è forse il più valutato dal pensiero laico: l’uomo può decidere di sé stesso, può decidere se vivere o se morire; la donna può decidere se vuole un figlio o se lo rifiuta, il malato se vuole curarsi o meno.
Leggiamo ancora dalla lettera agli Efesini capitolo 5, versetti 6-10:
“…l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni, perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, esaminando che cosa sia gradito al Signore.”
Anche Paolo fa riferimento a dei principi fondamentali. Per Paolo però l’unica autonomia per l’uomo è quella di scegliere tra le tenebre e la luce, tra il rifiuto di Dio e la fede in Gesù Cristo. Quando liberamente ed in modo autonomo abbiamo fatto la nostra scelta per Gesù, allora la nostra autonomia lascia il posto al nuovo principio cristiano della “Signoria di Cristo”. Come dice Paolo, il cristiano in quanto figlio della luce, nella sua vita “esamina cosa sia gradito al Signore”. Di fronte a pratiche che contrastano i comandamenti di Dio, egli non deciderà privilegiando il proprio tornaconto, ma si appellerà alla volontà del suo Signore, coinvolgendolo in ogni decisione, considerandolo una guida sicura, invocandolo nella preghiera e ascoltandolo attraverso la sua Parola. Paolo definisce questo principio: “verità”.
Tornando al testo di Isaia ed ai principi fondamentali per il credente, vediamo cosa dicono i versetti che seguono, ovvero i versetti 18 e 20 del capitolo 1:
“Poi venite, e discutiamo”, dice il Signore…perché la bocca del Signore ha parlato”.
Anche questo testo fa riferimento ad un rapporto personale con Dio che avviene attraverso una “discussione” con Lui che è la fonte della verità. La preghiera e l’ascolto della Sua Parola sono per il credente i due momenti fondamentali di questo dialogo.
Di fronte ai molti problemi etici che la nascita e la morte pongono all’uomo, l’autonomia dell’uomo è limitata e dunque sempre sottoposta all’autorità di Dio.
E Dio rivendica attraverso la Scrittura questa autorità, perché lui è il creatore e noi le creature.
“Dov’eri tu quando io fondavo la terra? Dillo se hai tanta intelligenza.” (Giobbe 38,4)
“Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.” (Matteo 10,30)
L’uomo di fede, quindi, giudica un’azione buona perché è giusta, e questa è giusta perché è conforme alla volontà di Dio, contenuta nella Sua Parola. Dio è visto come la fonte della morale. L’etica del cristiano tende a mettere in primo piano Dio e la Sua volontà.
Oggi però il pensiero dominante tende a rovesciare completamente tale ragionamento. Poiché in Dio non si crede, oppure si vuole metterlo da una parte, il ruolo centrale è preso dall’uomo (o dalla donna) e dalla sua volontà. Il criterio guida nelle decisioni è il tornaconto.
Quindi una azione è buona e giusta se in qualche modo è utile.
Questo modo di vedere le cose viene chiamato “Utilitarismo”.
Per fare un esempio, il dibattito sull’aborto evidenzia molto bene queste differenti impostazioni. Da una parte c’è chi lo contrasta, in quanto è contrario alla volontà di Dio che ci comanda di non uccidere e di accettare incondizionatamente la Sua opera creatrice, dall’altra c’è chi ad esempio non riconosce l’utilità di far nascere un bambino handicappato e quindi lo ritiene utile alla soluzione del problema. Lo slogan “l’utero è mio e lo gestisco io” fa capire bene chi è al centro delle decisioni; Dio è lasciato completamente. Un altro esempio lo vediamo nei confronti delle malattie che non guariscono. Da un lato c’è chi, non ritenendo utile la sofferenza, propone l’eutanasia come soluzione utile, dall’altro il credente che accetta che sia Dio a stabilire i tempi della vita.
Anche la Bibbia ci presenta qualche riflessione “utilitaristica”, cercando di darci alcune indicazioni su ciò che è “utile” per Dio.
Nella prima lettera ai Corinzi possiamo trovare 5 principi importanti:
“Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita ma non ogni cosa edifica. Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri…. fate tutto alla gloria di Dio… così come anch’io compiaccio a tutti in ogni cosa, cercando non l’utile mio, ma quello dei molti, perché siano salvati”. (capitolo 10, versetti 23, 24, 31 e 33)
“Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla”. (1 Corinzi capitolo 6, versetto 12)
Oggi molte cose sono possibili e per la legge sono anche lecite. Ma Paolo ci mette in guardia a non accettare solo ciò che è possibile e lecito, ma a riflettere sulla sua utilità, nella prospettiva di Dio. È una esortazione che ripete due volte nella stessa lettera, dove delinea le caratteristiche di ciò che un cristiano ritiene “utile”. Esaminiamo i 5 principi:
È utile ciò che edifica. Non è certo utile ciò che distrugge o uccide. Aborto, eutanasia, suicidio assistito, sono tutte pratiche che trasmettono un messaggio di morte, e che evocano sensi di colpa. Il cristiano davanti al suo Dio vuole camminare a testa alta, sapendo che la sua felicità non deve derivare dall’infelicità altrui.
È utile ciò che procura vantaggio agli altri, non a noi stessi. Il cristiano deve essere per definizione altruista, uno che ritiene gli altri più importanti di sé stesso e che vive la sua vita per fare del bene. La parabola del buon samaritano ci fornisce un modello da seguire nei nostri rapporti con gli altri. Paolo spiega ai Galati che tale altruismo è frutto di: “fede, operante, per mezzo dell’amore”. (5,6)
È utile ciò che glorifica Dio. Il cristiano vive costantemente alla presenza del suo Dio e sente la responsabilità di glorificarlo in tutto quello che dice e che fa. Nelle decisioni importanti si rivolge a Dio per essere illuminato in ogni sua scelta. Gesù nel Getsemani si rivolge al Padre chiedendo di essere alleviato dalla sofferenza che doveva patire, ma tuttavia si sottomette alla Sua volontà (Vangelo di Luca capitolo 22, versetto 42) e sceglie di morire sulla croce.
È utile ciò che porta molti alla salvezza. Il cristiano ha a cuore l’anima delle persone e desidera che tutti siano un giorno con lui nei cieli. Nei momenti delle scelte il credente è osservato e giudicato e la sua testimonianza risente della coerenza delle sue scelte. La migliore testimonianza viene data quando di fronte ad una difficoltà si preferisce la scelta più impegnativa, se questa piace a Dio. Come possiamo dire agli altri “Confida nel Signore”, se, ad esempio, di fronte ad un figlio non perfetto, pratichiamo l’aborto, rifiutando un dono di Dio? (Salmo 127,3)
È utile ciò che non ti rende schiavo, dominandoti. A volte, ad esempio, l’idea di avere un figlio ad ogni costo può diventare una vera ossessione, che condiziona la vita e le scelte di una coppia, cambiandone in modo importante le priorità. Anche la possibile malattia di un figlio può diventare un’ossessione, per cui si ricorre a pratiche discutibili come la diagnostica genetica o all’amniocentesi. Il timore della sofferenza e della morte può opprimere a tal punto da indurre a chiedere che la vita venga volontariamente soppressa.
Si delinea così una griglia di domande che devono filtrare ogni nostra decisione, specialmente quando siamo in situazioni nelle quali la Parola di Dio non si esprime chiaramente:
La mia azione edifica?
Essa è utile per me stesso o per gli altri?
Glorifica Dio?
È di aiuto per la salvezza di altri?
È una azione libera o piuttosto il frutto di un dominio che subisco?
Perché non tutto ciò che è utile secondo gli uomini, è utile anche secondo Dio.
Amen


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