La scorciatoia di Abraamo

Cari fratelli e sorelle, cari amici e amiche, nel proseguire con la storia di Abraamo facciamo oggi un grande passo in avanti perché prenderemo in considerazione due capitoli e mezzo, ovvero i capitoli 16 e 17, nonché i primi 15 versetti del capitolo 18. In questo brano, gli argomenti principali sono la nascita di Ismaele e il patto della circoncisione. Noi ci limiteremo solo al primo argomento, perché il secondo lo affronteremo in un’altra occasione.

Facciamo prima una breve sintesi di ciò che accade in questo lungo brano.

Abramo e Sara vivevamo già da 10 anni in Canaan, ma, nonostante la promessa che Dio fece più volte ad Abramo riguardo alla sua discendenza, non avevano ancora avuto figli. Sarai prese allora l’iniziativa e propose ad Abramo di prendere in moglie una loro serva di nome Agar per aver da lei un figlio. Abramo accolse la proposta di Sarai e Agar rimase incinta. Però quando Agar si accorse di aspettare il primo figlio del suo signore, diventò arrogante e si mise a disprezzare Sarai.

Abramo allora concesse a Sarai di trattare la sua schiava con durezza e Agar fuggì di casa. Agar andò nel deserto e presso una sorgente le venne incontro l’Angelo del Signore. L’Angelo disse ad Agar di tornare a casa e di sottomettersi a Sarai. Le promise anche che suo figlio sarebbe stato il capostipite di una discendenza molto numerosa. Questo popolo sarebbe stato come un asino selvatico tra gli uomini e avrebbe avuto conflitti con tutti gli altri popoli. Agar ritornò a casa e partorì un figlio. Abramo divenne così padre all’età di ottantasei anni e chiamò suo figlio Ismaele.

Trascorsi 13 anni dalla nascita di Ismaele, Dio appare ad Abramo e gli promette nuovamente di farlo diventare padre di una moltitudine di nazioni. Per questo motivo Dio gli cambia il nome da Abramo ad Abraamo. Ovvero da “Padre eccelso” a “Padre di una moltitudine”. Dio gli promette anche che la sua discendenza avrà il possesso perenne del paese di Canaan.

Fatta questa promessa, Dio introduce il patto della circoncisione per tutti i discendenti maschi di Abraamo. Questo patto dovrà valere per tutte le generazioni future come segno di appartenenza a Dio. Dio stabilisce anche che chi non è circonciso deve essere tolto dal popolo.

Sempre in questa occasione Dio dice ad Abramo di non chiamare più sua moglie Sarai (mia principessa), ma bensì Sara, che vuol dire “principessa”. Dio spiega questo cambiamento di nome dicendo che da lei usciranno re di popoli. Non so bene come interpretare questo cambiamento di nome, ma è possibile che “mia principessa” fosse un modo di chiamare la propria moglie, mentre il solo nome “principessa” indica che Sara è la principessa di tutti e non solo di suo marito.

Quando Abramo sente questa profezia su Sara rimane incredulo e in cuor suo ride pensando che un uomo di cento anni non può più diventare padre e che una donna di novant’anni non è in grado di avere un bambino. Ma Dio conferma che in un anno Sara avrà un figlio e dice ad Abramo che dovrà chiamare suo figlio Isacco. Dio chiarisce inoltre che il Suo patto sarà rinnovato solo sulla linea di discendenza di Isacco e non su quella di Ismaele.

Un giorno, mentre Abramo sedeva all’ingresso della sua tenda gli apparvero tre uomini. Abramo li invita nella tenda e offre loro la sua migliore ospitalità. Si siede con loro sotto la quercia di Mamre e chiede a Sara di preparare da mangiare per gli ospiti. Questi uomini dissero allora ad Abramo che tra un anno Sara avrà un figlio. Sara sentì quello che dicevano gli uomini e rise dentro di sé dicendo: Vecchia come sono dovrei avere un tale piacere? Anche mio marito è troppo vecchio! Ma questi pensieri di Sara non sono rimasti nascosti al Signore che le dice: Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per Dio? Dio le conferma così che tra un anno avrà un figlio.

Le nostre vie e quelle del Signore

Cari fratelli e sorelle, il Salmo 119 ci ricorda che la parola di Dio è come una lampada al nostro piede. Una lampada che fa luce sul sentiero della nostra vita. L’apostolo Paolo ci ricorda che: “… tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché, mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza. (Romani 15:4). Ovviamente quando Paolo parlava delle Scritture intendeva l’Antico testamento, ma la stessa cosa vale a maggior ragione anche per noi che abbiamo sia l’Antico che il Nuovo testamento.
Paolo ci dice che le Scritture ci istruiscono affinché possiamo avere la pazienza e la consolazione necessarie a conservare la speranza. E sappiamo che un cristiano senza speranza è come una candela senza fiamma. Per tenere viva la nostra fiamma dobbiamo allora attingere dalle Scritture e lasciare che sia la Spirito di Dio a ravvivare la fiamma del nostro spirito.

Il brano di oggi è un esempio di ciò che ci insegna la parola di Dio in merito alla pazienza e alla perseveranza: l’arte del saper aspettare che si compia la volontà di Dio e non la nostra. Quella cosa che Sarai e Abramo non ebbero 4.000 anni fa perché desideravano ardentemente avere un figlio. Il loro desiderio ha vinto sulla loro fede e anche noi dobbiamo stare molto attenti a non farci guidare dall’impazienza valutando con molta attenzione i consigli che ci vengono dati.

Alla predica di oggi ho dato il titolo “La scorciatoia di Abramo” (El atajo de Abram” – le raccourci de Abram) proprio perché questa storia biblica è stata scritta per ricordarci che nel piano di Dio non esistono le scorciatoie. Nel regno di Dio non si può essere più furbi o più veloci di Dio, ma solo pazientemente fiduciosi che le promesse di Dio si avverino. Non solo ogni cosa buona accade secondo la volontà di Dio, ma anche nei tempi che Egli ritiene più opportuni.

La scorciatoia mi pare una buona immagine per parlare di questo tema. Quando si va in montagna è quasi sempre possibile prendere una scorciatoia. Lo si fa per evitare dei tornanti e per raggiunge la cima più rapidamente. Tuttavia, il sentiero diventa più ripido e spesso più pericoloso. Può così succedere che invece di arrivare prima si arriva dopo e, in alcuni casi, può anche succedere che non si arriva mai alla meta. Lasciare la via maestra, quella che ci viene indicata dai segnali di montagna è una cosa pericolosa, soprattutto quando non si conosce il luogo dove si è e dove si va. Le Scritture sono come i segni dei sentieri di montagna, ci indicano la giusta via. Non è sempre la via più breve e nemmeno la più larga, ma è certamente quella che ci porta alla meta.

Ma c’è anche un altro motivo importante per il quale è saggio evitare le scorciatoie. Chi ha esperienza di montagna e ha già condotto altre persone lungo i sentieri di alta quota sa che non tutte le persone sono in grado di prendere delle scorciatoie. Per alcuni possono essere troppo faticose oppure può essere che le loro scarpe non sono quelle adatte ad un terreno impervio. Portare queste persone lungo una scorciatoia significa esporle al pericolo. Se siamo in cammino insieme ad altri, dobbiamo sempre considerare le persone che camminano insieme a noi. Questo vale in particolare per chi ha la responsabilità su un gruppo di persone o sulla propria famiglia. Seguire le indicazioni della Bibbia non serve soltanto a noi, ma è anche una forma di amore nei confronti delle persone che vivono con noi o che in qualche modo dipendono da noi.

Abramo ha deciso di prendere la scorciatoia che gli ha suggerito Sarai e le cose sono andate male. Prendendo quella scorciatoia ha fatto del male a sé stesso e ad altre persone che sono state portate su un cammino impervio e doloroso. Un cammino non illuminato dalla luce di Dio.

Forse avrete notato che tra l’ultimo versetto del capitolo 16 e il primo versetto del capitolo 17 sono trascorsi ben 13 anni. Ciò significa che in quei 13 anni nella vita di Abramo e di Sarai non è successo nulla di cui vale la pena parlare. Abramo ha vissuto per più di tredici anni senza parlare con Dio, privato della Sua guida, del Suo conforto e del Suo aiuto. Dalla nascita di Ismaele, ma in realtà dal momento che Abramo si unì con la sua schiava Agar, Abramo non ha più parlato con Dio.

Questa è la prima conseguenza di aver preso la scorciatoia. Una scorciatoia che non era nel piano di Dio, ma che era uso e costume nel mondo in cui vivevano Abramo e Sarai. La Bibbia ci dice che fu Sarai a proporre ad Abramo di prendere in moglie Agar, la schiava venuta dall’Egitto. In questo modo Abramo poteva avere finalmente un figlio, un erede che fosse sangue del suo sangue.

Ma la poligamia, ovvero avere più di una moglie, non è mai stato nel piano di Dio. Tanto è vero che Dio, dopo aver creato un uomo e una donna, ha detto loro di diventare una sola carne. Evidentemente Sarai, sapendo ciò che le leggi del tempo prevedevano, avrà pensato che in fondo non c’era nulla di male se Abramo avesse avuto un figlio in quel modo particolare. In fin dei conti, erano già passati 10 anni dalla prima promessa che Dio fece ad Abramo. Dopo tutti questi anni non solo Sarai era ancora sterile, ma aveva già raggiunto l’età di 75 anni. Come poteva quindi avverarsi la promessa di Dio, come poteva Abramo diventare il padre di una moltitudine di genti? Abramo e Sarai scelsero così di prendere la scorciatoia che il mondo offriva loro.

Ma Dio non benedisse questa scelta e vediamo anche come Agar, prende sì la scorciatoia insieme a Sarai e Abramo, ma non la usa come pensavano loro, bensì come una scala sociale per innalzarsi al di sopra della sua padrona. Questa situazione ha generato molta sofferenza perché il ruolo di Agar era quello di una schiava e quando Sarai glielo ricorda con le maniere forti, lei fugge disperata.

Solo la misericordia del Dio onnipotente ha dato conforto ad Agar e ha parzialmente rimediato al danno generato da Abramo e Sarai. Tutto questo è successo perché Abramo e Sara hanno pensato di arrangiarsi a modo loro. Quasi che volessero aiutare Dio a mantenere la Sua promessa. Ma l’errore più grave è forse stato quello di non aver consultato Dio prima di prendere una decisione.

Ma questa scorciatoia, questa loro impazienza, questa mancanza di fede nel Dio onnipotente è stata causa non solo di sofferenza per loro stessi, per Agar e per Ismaele, ma ha portato con sé conseguenze per loro incalcolabili. Alcune di queste conseguenze le possiamo vedere ancora oggi se pensiamo all’eterno conflitto tra il popolo ebraico e le nazioni del mondo arabo.

Questa storia, accaduta 4.000 anni fa, è stata scritta anche per nostra istruzione. Possiamo quindi chiederci quali lezioni fondamentali possiamo imparare da questa triste vicenda.

La poligamia non è nel piano di Dio. Ai tempi di Abramo, forse questo aspetto non era così chiaro perché non esistevano ancora le scritture. Nemmeno la legge mosaica, che fu data a Israele 400 anni dopo, vieta esplicitamente la poligamia e quindi nella Bibbia troviamo molti casi di poligamia. Ma, già dai tempi di Abramo, Dio ha sempre condannato i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, tanto è vero che la legge mosaica condanna l’adulterio con la pena di morte.

Tuttavia, questa cosa non ha impedito al re Davide di commettere adulterio con Batseba. Ed è proprio dall’infedeltà del più grande re di Israele che possiamo imparare quali disgrazie può causare l’adulterio. Per arrivare a Batseba Davide fece uccidere un valoroso soldato solo perché era il marito della donna dei suoi desideri. Quando poi nacque il figlio di quella unione, Dio gli diede pochi giorni di vita perché era il frutto di un grave peccato. Davide si pentì amaramente di tutto il male fatto e scrisse il salmo 51, che è il più famoso salmo di penitenza di tutta la Bibbia.

Ma a noi che viviamo oggi, il Nuovo testamento insegna chiaramente la monogamia e continua a condannare fermamente l’adulterio. Per due persone credenti unite in matrimonio non c’è alcuna possibilità di avere rapporti extraconiugali o addirittura una seconda moglie. Non possiamo quindi prendere questa storia di Abramo e Sarai come un esempio da seguire e non possiamo nemmeno pensare di comportarci come il re Davide. Ciò che però possiamo fare, è imparare che in tutti questi due casi le persone hanno generato grande sofferenza a sé stessi e agli altri; anche molto di più di quello che essi potevano immaginare. E questo dovrebbe bastarci come monito.

L’attesa dell’intervento divino è una grande prova di fede. Si tratta di una prova molto difficile e sappiamo che molto spesso non riusciamo a superarla. Dobbiamo essere realistici nel valutare le nostre forze e credo che nessuno di noi abbia la forza di superare certe prove.
Dire che Dio è onnipotente è relativamente facile, credere che Dio lo è veramente è già più difficile, accettare che Dio faccia ciò che Lui ritiene più opportuno è una grande questione di fede, ma accettare i tempi e i modi in cui Dio interviene è forse la cosa più difficile in assoluto. Con questo non voglio scoraggiare nessuno, anzi, spero al contrario di poter dare maggior coraggio a tutti nel dire che in realtà è solo Dio che può superare questa prova. Solo Lui sa quello che fa, il perché lo fa e sa anche quando è giusto farlo. Ma una cosa sappiamo, se siamo con Lui, ce la faremo.

“Signore ho sempre cercato di fare ciò che è giusto ai tuoi occhi e non ho mai smesso di pregare per avere benedizione nel mio matrimonio in crisi. Ma dopo 10 anni di sofferenza non vedo ancora nessun miglioramento e la fiamma della speranza si sta spegnendo. Perché non intervieni? Tu che sei onnipotente, Tu che puoi ogni cosa, perché non cambi tu quelle cose che né io né mia moglie siamo in grado di cambiare? Perché ci fai soffrire così tanto? Per quanto tempo ancora? “

I nostri matrimoni sono il terreno in cui Dio ci mette più profondamente alla prova. La promessa che Dio fa ai credenti che si uniscono in matrimonio non è solo quella di poter avere dei figli, ma anche quella di avere un compagno o una compagna per tutta la vita, un aiuto fedele sempre pronto in ogni difficoltà. Quando questa promessa tarda ad avversarsi il matrimonio si trasforma in un eterno conflitto o in un vivere insieme senza mai incontrarsi. In questi casi vi sono molte persone che perdono ogni speranza e che scelgono di prendere le scorciatoie che questo mondo offre. Non voglio giudicare nessuno, sia ben chiaro. Il dolore che prova un credente nel vivere in un matrimonio in crisi è una delle peggiori sofferenze che esistono.

A queste persone voglio però ricordare ciò che ci insegna la storia di Abramo e Sarai. Se prendete la scorciatoia del divorzio o dell’infedeltà coniugale, Dio non vi benedirà e non parlerà più con voi fintanto che non avrete capito di aver sbagliato. Fintanto che non avrete tolto il peccato che vi separa da Dio non potete aspettarvi che Dio risponda alle vostre suppliche. E quando dico di togliere il peccato intendo esattamente ciò che la Bibbia ci insegna attraverso la storia del re Davide. Davide aveva commesso un errore gravissimo, ma si pentì amaramente per tutto il male che aveva fatto. Lo fece davanti a Dio e Dio lo perdonò perché il suo cuore era sincero.

Ma alcune delle cose fatte da Davide non potevano più essere riparate, come ad esempio la morte di uomo e di un neonato. Ma vi furono anche delle conseguenze a lungo termine che difficilmente poteva prevedere. Davide sposò Batseba e da lei ebbe un figlio che ereditò il regno di Israele. Questo figlio si chiamava Salomone. Dio volle benedire comunque questa unione, ma le conseguenze di quello che fecero prima portarono Salomone ad essere il re di Israele che ebbe più di 1.000 donne. Quasi come se la debolezza del padre si fosse riversata e amplificata nel figlio.

Vedete, Dio ci perdona e può tornare a parlarci, ma alcune conseguenze dei nostri errori restano per sempre e stanno lì proprio per ricordarci di che pasta siamo fatti. Le conseguenze dei nostri errori stanno lì a ricordarci per tutta la vita quanto è debole in realtà la nostra fede.

Dio dice: Io, io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati. (Isaia 43.25). Ma noi non dobbiamo dimenticare i nostri errori, noi siamo chiamati a pentirci del male fatto e a imparare da essi per evitare di compierli di nuovo.

Dio aveva già previsto la nascita di Isacco e Abramo e Sarai avrebbero dovuto aspettare il momento che Dio aveva già stabilito per ottenere ciò che desideravano. Anche il re Davide avrebbe dovuto aspettare il momento giusto per sposare Betseba perché Dio aveva già previsto la nascita di Salomone. Ma sia Abramo che Davide non seppero resistere e presero la scorciatoia.

Consultare il nostro Dio prima di intraprendere una nuova via. Il brano di oggi ci dice anche che Abramo e Sarai non consultarono il Signore prima di prendere la scorciatoia. La Bibbia non ci dice se erano consapevoli di fare una cosa non gradita a Dio, ma di certo sappiamo che lo fecero solo di testa loro. Abramo aveva un rapporto privilegiato con Dio, ma nonostante questo, non chiese consiglio a Dio. Ascoltò invece il consiglio di sua moglie e approvò la sua idea.

Vedete, molto spesso le nostre mogli o sorelle possono darci dei consigli saggi e regalarci delle idee fantastiche, ma non dobbiamo prendere questi suggerimenti in modo acritico. Potrebbe essere molto pericoloso. Voi tutti sapete che cosa è successo nel giardino dell’Eden quando Adamo ha accettato di mangiare il frutto che le ha proposto Eva. Ne Adamo, ne Abramo sono andati a parlare con Dio prima di acconsentire all’idea proposta loro dalle rispettive mogli. Vorrei però anche chiarire che questo concetto vale anche al contrario, ovvero tra donna e uomo. Anche la donna non deve prendere in modo acritico le proposte del marito, anche lei è chiamata a consultare Dio.

Quante volte prendiamo decisioni anche delicate senza prima consultare il nostro Dio? Al giorno d’oggi non dobbiamo necessariamente avere il medesimo rapporto che Abramo aveva con Dio per poter consultare la nostra Guida infallibile. Di fronte a certe scelte, quando ci sono decisioni importanti da prendere, è bene chiedersi se Dio acconsentirebbe o meno. Per farlo è prima di tutto necessario confrontare ciò che abbiamo pensato di fare con ciò che la Bibbia ci insegna. Stiamo facendo ciò che la Bibbia condanna o sconsiglia? Stiamo facendo qualcosa che può piacere a Dio?

Le tante scorciatoie che ci propone questo mondo. Ma a volte non è facile trovare risposte chiare e definitive nella Bibbia. Questo anche perché la nostra società ci offre una serie di scorciatoie che un tempo non erano nemmeno pensabili. La gravidanza assistita o la maternità surrogata, tanto per citare alcune cose di cui la Bibbia non parla esplicitamente. Come dobbiamo comportarci in questi casi? Non è facile dare una risposta chiara e definitiva a riguardo e non voglio farlo adesso. Ma quello che mi pare importante dire è che dobbiamo mettere queste cose in preghiera e attendere che Dio ci dia una risposta. A volte la risposta potrebbe arrivare subito, a volte può durare anni. A volte potrebbe non arrivare mai. In questo ultimo caso, però, credo che sia proprio questa la risposta che aspettavamo. Ciò di cui possiamo stare certi è che Dio ascolta ogni preghiera sincera e che non farà mai mancare la Sua risposta.

Io non credo che un cristiano possa dire che Dio non ascolta le sue preghiere solo perché non vede alcuna risposta alle sue richieste. Credo piuttosto che Dio ascolti ogni preghiera e che faccia giungere la Sua risposta solo quando serve. Se non ci risponde è perché non desidera che prendiamo una decisione in merito. E senza una Sua risposta è meglio che non facciamo nulla.

Non sempre dobbiamo decidere qualcosa e talvolta possiamo anche ammettere che non siamo in grado di prendere una decisione. Forse qualcun altro deciderà per noi, forse sarà direttamente Dio a sistemare tutto, forse potrebbe anche essere che il problema non era in realtà un problema. Quante volte mi è capito di vedere che un problema che mi sembrava complicatissimo, si è invece sciolto da solo rivelandosi in realtà un falso problema. E non credo di essere l’unico.

Vorrei concludere con un appello alla perseveranza e per farlo vorrei citare un versetto dalla Bibbia:

1 Timoteo 4:16 Bada a te stesso e all’insegnamento; persevera in queste cose perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.

Amen

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I patriarchi

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