La Coscienza

Quando i marinai andarono da Giona sul fondo della nave, a chiedergli se era per colpa sua che era scoppiata la tempesta, Giona riconosce di esserne lui la causa. Poteva negare o addirittura restare stupito da questa richiesta. Ma lui sapeva bene che aveva disubbidito al comando di Dio e senza esitazione confermò i sospetti dei marinai. Giona aveva una coscienza!

Oggi voglio riflettere con voi sulla “Coscienza”.

La coscienza è una vocina che viene dal nostro cuore, che ci avvisa ogni volta che sbagliamo: ”Ti sei comportato male” oppure “Hai detto qualcosa di sbagliato”, oppure “La colpa è tua”. È una specie di tribunale interiore, che è presente in ogni uomo, sia “credente” che “non credente” che ci richiama a agire secondo i principi del bene e a fuggire il male. Un grande dono che Dio ha fatto agli uomini, mettendo dentro di loro una traccia della Sua legge.

Ricordo di aver visto un film, dove due uomini depravati, ladri, assassini, membri di una ciurma di pirati, uomini completamente senza la legge di Dio, discutevano animatamente fra loro: “Tu non mi dovevi mentire; e soprattutto non mi dovevi rubare il bottino” e l’altro “Si, ma anche tu non mi dovevi offendere”. Insomma entrambi facevano riferimento a dei “doveri” ben noti a loro. Loro che erano ladri, si rimproveravano di aver rubato; erano bugiardi e si rimproveravano di dire bugie.

Questo dimostra la presenza in ogni uomo e donna di quella che viene chiamata “Legge morale naturale”. Questo tribunale è nel nostro profondo e giudica il “valore” delle nostre azioni, confrontandole con la “Verità”. Anche Paolo parla nella lettera ai Romani della Coscienza. Ci insegna che un uomo che non conosce la legge di Dio, sarà giudicato in base al giudizio della sua coscienza.

Rom 2,14-15 “Infatti quando degli stranieri, che non hanno la legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a sé stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda”

La coscienza però può essere messa a tacere. Il testo di Paolo ci dice che il nostro “Tribunale interno” ci accusa. Ma ci dice anche che ci scusa. Noi sappiamo molto bene che quando la nostra coscienza ci avvisa ad esempio di esserci comportanti male con una persona, siamo pronti a giustificarci, aggiungendo subito: “Si, è vero… ma se lo era proprio meritato!! Io ho la coscienza a posto”. 

Questo atteggiamento è entrato nel mondo con il peccato. La nostra coscienza si è anch’essa corrotta, addormentata, deteriorata. E oggi dire “Ho la coscienza a posto” non vuole più dire niente.

Quindi oggi, quando la coscienza parla, siamo pronti a zittirla, non solo individualmente, ma anche collettivamente, in base alla nostra convenienza. Siamo tutti pronti a giudicare negativamente un furto, ma chiudiamo gli occhi davanti a corruzione, bustarelle, imbrogli e bugie. Paolo dice:

1Tim 4,2 “Nei tempi futuri alcuni si allontaneranno dalla fede…..sviati dall’ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza.”

Il marchio di cui parla Paolo è il peccato, che ci rende insensibili e ci indurisce. In noi si instaura un circolo vizioso: Se pecchiamo, la coscienza si affievolisce, e non è più udita, e allora continuiamo a peccare, e la coscienza si affievolisce ancora di più. Oggi viviamo in un mondo dove tutto è ammesso ed anche il male è trasformato in bene. Oggi la Coscienza ci indica solo un vago senso del bene e del male ed anche in modo confuso.

1Tim 1,19 “…conservando la fede e una buona coscienza, alla quale alcuni hanno rinunciato, e così, hanno fatto naufragio quanto alla fede.”

Paolo ci insegna che rinunciare alla coscienza porta a una fede fragile, mai vittoriosa. Da qui l’importanza della predicazione della Parola di Dio, che può riattivare la coscienza di ogni uomo.

Un proverbio dice: “Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”. Questo vale certamente per la Coscienza di un “non credente”, di chi non è nato di nuovo. Ma cosa possiamo dire della Coscienza dei credenti. Purtroppo anch’essa, pur purificata dalla fede in Gesù, non è una guida infallibile. Paolo lo sa molto bene e scrive:

1Cor 4,4 “Infatti non ho coscienza di alcuna colpa; non per questo però son giustificato; colui che mi giudica è il Signore.”

Tuttavia Paolo vuole impegnarsi in questa lotta tra la sua coscienza e il peccato, perché vuole essere trovato a posto, sia nella sua relazione con gli uomini, sia con Dio. Lui dice:

At 24,16 “Per questo anch’io mi esercito ad avere sempre una coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini”

Per un credente è molto importante vivere in armonia con la propria Coscienza, così da non dovere mai passare notti insonni con i rimorsi per quello che ha detto o fatto. Paolo “esercitava” la sua coscienza. Probabilmente interrogandola incessantemente e non accontentandosi di risposte frettolose e superficiali. Ma come possiamo noi, oggi, esercitare la nostra coscienza? L’autore della lettera agli Ebrei ci dà un primo consiglio:

Ebrei 13,18: “Pregate per noi; infatti siamo convinti di avere una buona coscienza, e siamo decisi a condurci onestamente in ogni cosa”

La preghiera. Noi dobbiamo pregare l’uno per l’altro, per riuscire ad avere una coscienza pura; e anche la nostra preghiera personale deve insistere su questo aspetto della nostra vita spirituale. Ecco un esempio tratto dai salmi su come deve essere la nostra preghiera:

Salmo 139,23: “Investigami, o Dio, e conosci i miei pensieri. E vedi se vi è in me qualche via iniqua, e guidami sulla via eterna.”

Il secondo consiglio è di confrontare ed educare la nostra Coscienza con La Parola di Dio. Nella lettera di Giacomo (1,24-25) la Parola di Dio è paragonata ad uno specchio. Lo specchio normalmente ti permette di vedere le impurità del viso, i capelli spettinati e ti incoraggia a lavarti e a pettinarti. Nella lettera agli Ebrei è invece paragonata ad una spada:

Ebrei 4,12-13: “Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto.”

Ora voglio parlarvi di mio nipote Luca di 9 anni. Quando c’è un piatto rotto è quasi sempre stato lui. Allora io lo chiamo e gli chiedo di guardarmi negli occhi. Dopo alcuni tentennamenti mi fissa negli occhi. Il suo viso cambia espressione, e quando gli chiedo: ”Sei stato tu?” , lui mi risponde sempre con sincerità: “Si nonno, sono stato io”. Allora ci abbracciamo e lo perdono. Gli chiedo di scusarsi e lui impara che la verità può essere perdonata, ma la bugia no. Succede solo con lui; non con gli altri nipoti.

Mi viene in mente quando Gesù durante la sua passione incontra lo sguardo di Pietro Luca 22,61-62 “E il Signore voltatosi guardò Pietro; e Pietro si ricordò della Parola che il Signore gli aveva detta: “Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte.” E andato fuori, pianse amaramente.”

Abituiamoci, quando leggiamo la Parola di Dio a guardare Gesù negli occhi, come il piccolo Luca, per poter piangere dei nostri errori e capire cosa ha fatto Lui per noi, per perdonarci.

Concludo raccontandovi una storia del Re Davide. Un giorno si innamorò della moglie di un suo ufficiale e la mise in cinta. Per allontanare il marito decise di mandarlo a morire in battaglia. E così fu. Il problema però non era risolto. La sua Coscienza lo tormentava. Leggiamo come lui lo racconta:

Salmo 32,3-4: “Finché ho taciuto, le mie ossa si consumavano tra i lamenti che facevo tutto il giorno. Poiché giorno e notte la tua mano si appesantiva su di me…”

Quando la coscienza ci parla dobbiamo rivolgerci in preghiera al nostro Signore, pentirci e chiedere il Suo perdono:

Salmo 32,5-6: “Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: “Confesserò le mie trasgressioni al Signore” e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato”

Per vivere bene con la nostra coscienza, dobbiamo tenerla pulita. E quando la troviamo “sporca” dobbiamo purificarla con il perdono di Dio e con l’impegno a riparare, quando è possibile, le nostre malefatte.

Salmo 32,1: Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto!”

Tags:

Comments are closed