Gesù chiede: Che cercate?
Nelle nostre precedenti tappe attraverso il primo capitolo del Vangelo di Giovanni, abbiamo contemplato i stupendi versetti del prologo:
- Siamo partiti con “La prospettiva dell’aquila” (Gv 1:1-4), Il Logos che era nel principio, che era con Dio ed era Dio.
- Abbiamo capito cosa significa “Vivere nella Luce” (Gv 1:4-5) e farci illuminare dalla Parola fatta carne.
- Abbiamo ascoltato la voce di uno che grida nel deserto, un uomo divenuto molto popolare, con folle che lo seguivano ma che ha anche saputo tirarsi indietro al momento opportuno con umiltà per far spazio a Cristo. Un uomo che ha dato un nuovo significato al battesimo, chiamandolo di ravvedimento. Un “Testimone della Verità” che faceva una predicazione molto dura e diretta, un uomo che ha pagato con la vita la fedeltà la Verità.
Nell’ultimo incontro abbiamo riflettuto su quella rivelazione straordinaria:
Giovanni 1:29 Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!
Le parole di Giovanni si rivolgono a Giudei devoti, consapevoli della propria natura umana e che avevano compreso il significato dei sacrifici. Per loro, l’esclamazione «Ecco l’Agnello di Dio!» non era una semplice metafora, ma il compimento delle profezie di Isaia 53. Oggi, purtroppo, la profondità di questo significato sfugge a molti.
Abbiamo anche visto che Giovanni Battista rappresenta una cerniera nella storia della salvezza in fatti è considerato l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo predicatore del Nuovo.
Oggi facciamo un passo ulteriore. La teologia di Giovanni e le grandi dichiarazioni solenni si trasformano ora in vita vissuta, relazioni ed esperienze personali.
Giovanni 1:35-38 Il giorno seguente Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio!» I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì, dove abiti?» …
La cosa che mi sorprende è che sia oggi che allora non tutta la folla, ma solo due dei discepoli di Giovanni lo lasciano per seguire Gesù, mentre gli altri molto probabilmente continuarono a fare la vita di prima anche se avevano ascoltato la stessa predicazione.
V. 37: “I suoi due discepoli, avendolo sentito parlare, seguirono Gesù”. Questi due discepoli avevano capito che ascoltare Giovanni è importante, ma che ora è necessario andare alla fonte della Parola e ascoltare davvero Colui del quale hanno sentito parlare. Per fare questo dovevano lasciare Giovanni e seguire quest’Uomo.
Giovanni non era triste perché si girano e se ne vanno, sapeva che il suo compito era terminato, agisce esattamente come “l’amico dello sposo”, il testimone delle nozze.
Giovanni 3:29-31 Colui che ha la sposa è lo sposo, ma l’amico dello sposo, che è presente e lo ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa. Bisogna che egli cresca e che io diminuisca. Colui che viene dall’alto è sopra tutti; colui che viene dalla terra è della terra e parla come uno che è della terra; colui che viene dal cielo è sopra tutti.
Ciò che abbiamo davanti è l’inizio, la fondazione della chiesa di Gesù, la chiamata dei primi discepoli. Questo testo oggi è un esempio anche per noi; se vogliamo imparare a fare missione dobbiamo guardare a come ha fatto Lui.
Ma prima di tutto dobbiamo guardare a noi stessi, dobbiamo porci la domanda che fece Gesù: «Che cercate?» Dobbiamo porcela con serietà.
Quali sono i principi biblici che dobbiamo imparare da questo brano per adempiere al mandato del Signore Gesù?
Vorrei dare una risposta a questa domanda dividendo l’argomento in due punti.
Vista la profondità dei due punti saranno necessarie due predicazioni:
- La domanda di Gesù «Che cercate?»
- L’invito di Gesù: «Venite e vedrete»
1. La domanda fondamentale «Che cercate?»
Giovanni 1:37-38: I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?»
Gesù sta camminando e all’improvviso due sconosciuti lo seguono; lui si gira e dice loro: «Che cercate?». Che strana domanda quella di Gesù, pensate se accogliessimo in una serata di evangelizzazione una persona in questo modo. A differenza di Gesù noi cerchiamo di andarle incontro, stringerle la mano presentandoci e poi la facciamo accomodare, magari davanti a un buon caffè e una fetta di dolce.
Notiamo anche che non inizia a fare loro una lezione, come in una scuola biblica, o a fare loro una predica ma pone prima di tutto una domanda.
Non si comporta nemmeno come i diversi Rabbini dell’epoca che esaminavano chi voleva seguirli valutandone la conoscenza delle Scritture, la capacità di argomentazione e la condotta morale. Il rabbino doveva capire se il giovane fosse in grado non solo di imparare ciò che sapeva, ma anche di diventare come lui e di interpretare la legge con la sua stessa autorità.
«Che cercate?» potrebbe a prima vista significare: “Di cosa avete bisogno? Come posso aiutarvi?”. Quando impariamo a conoscere Gesù sappiamo che le sue parole hanno sempre anche un significato più profondo. Penso che quando Gesù si volta e vede questi due discepoli che all’improvviso vogliono seguirlo, in verità voglia chiedere a loro: Cosa cercate? Sapete davvero chi sono? Sapete per cosa sono venuto? Sapete cosa significa “l’Agnello di Dio”, come ha detto Giovanni? Sapete cosa significa ‘Agnello di Dio’:
per me per voi per questo mondo
Gesù non cerca di riempire una chiesa, non vuole essere accogliente, non cerca nemmeno persone istruite ma vuole persone che sappiano cosa, o meglio, “chi” cercano e che sono disposte a pagare il prezzo del discepolato.
Luca 14:25-33 Or molta gente andava con lui; ed egli, rivolto verso di loro, disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo: “Quest’uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare”. Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un’ambasciata e chiede di trattare la pace. Così dunque ognuno di voi, che non rinuncia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo.
“Che cercate” è la domanda fondamentale. È la prima domanda che dovrebbe porsi chi viene messo di fronte alla decisione di diventare un discepolo di Gesù. Infatti notiamo che sono le prime parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di Giovanni. Una domanda fondamentale che dovrebbe farci riflettere per tutta la nostra vita:
Per cosa siamo in questa vita? Qual è il senso della vita? Che cosa cerchiamo davvero in questo mondo? Una domanda che riguarda, in fin dei conti, ogni singolo essere umano.
Gesù inizia la relazione umana con questa domanda, sappiamo che conosce i cuori e che non aveva bisogno che i discepoli gli spiegassero cosa pensavano. Gesù non pone la domanda perché non sa la risposta, ma perché vuole che questa domanda se la pongano i discepoli: Hanno veramente capito il messaggio di Giovanni il Battista?
Pone questa domanda affinché i discepoli facciano chiarezza dentro sé stessi e si chiedano: cosa stiamo cercando in realtà? Forse erano discepoli di Giovanni che non sono più contenti della sua predicazione? Cercavano un predicatore migliore?
Questo succede anche oggi; si frequenta una comunità perché si ascolta volentieri il predicatore, ma a un certo punto non va più bene e se ne cerca un altro in un’altra comunità e a volte se ne trova uno, magari migliore (ai nostri occhi).
Vorrei rivolgermi, ora, specialmente ai giovani, la giovinezza è proprio il momento per porsi questa domanda con serietà, perché è il momento di impostare la rotta della propria vita ed evitare di ritrovarsi un giorno a dire: “Ah, se solo avessi fatto tutto diversamente!”.
Cosa vorresti fare della tua vita? A cosa dovresti aspirare? Come dovresti vivere? Quali sono i principi guida per prendere decisioni: Chi sposare? Quale professione intraprendere? In quale paese vivere? Come impostare la propria vita? Sono domande fondamentali e per questo è così importante porsele il prima possibile.
Voglio aiutarvi a trovare la risposta. Se chiedi a qualcuno là fuori “Che cosa cerchi?”, ti risponderà con le cose più svariate perché le persone non ci hanno riflettuto davvero. Ma la Bibbia ci dice chiaramente ciò che ogni essere umano cerca:
Salmo 42:2 “L’anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente; quando verrò e comparirò in presenza di Dio?”
- Amore di Dio.
- Pace con Dio.
- Riposo per l’anima.
- Felicità.
- Verità.
- Eternità.
Queste sono le cose senza le quali non possiamo stare.
Puoi trovare tutto ciò in una sola Persona: in Gesù Cristo.
Sono le cose per cui non esiste alcun sostituto. Qualsiasi cosa tu possa raggiungere in questa vita, soldi o potere è del tutto priva di valore se non hai questo. Finché questa non sarà la convinzione più profonda del tuo cuore, farai e dirai sempre le cose sbagliate, prenderai decisioni errate, sarai sempre nel posto sbagliato. Sprecherai una vita breve e preziosa.
Quando Gesù pone una domanda come «Che cercate?» essa contiene già la promessa. Non è mai andato da un cieco o da un malato a chiedere “Cosa vuoi che io ti faccia? Vuoi guarire?” senza aver già deciso in cuore suo che lo avrebbe guarito. Non si è mai avvicinato a qualcuno con una domanda vuota o accademica; la sua domanda era sempre anche una promessa. “Cosa vuoi che io ti faccia?” — “Signore, che io ricuperi la vista”, risponde il cieco. Oppure “che io possa camminare”, risponde lo zoppo. E Gesù dona la vista al cieco e fa camminare lo zoppo.
Quando chiede «Che cercate?» sa esattamente di cosa hai bisogno: ed è felice di donartela. Desidera solo questo, ma prima ti pone la domanda: che cosa cerchi? Lo vuoi davvero? È una cosa seria per te?
Qui c’è Colui che non solo ha la risposta, ma che è la risposta stessa.
Che cosa cerchi? Amore, pace, perdono dei peccati, speranza, verità, sapienza? Qualsiasi cosa il tuo cuore desideri, qui c’è Gesù Cristo che la offre.
Gesù è Amore, Pace, Verità e fonte di ogni sapienza!
Ma cosa rispondono i discepoli? “Rabbi dove dimori?”. Gesù voleva sapere esattamente: «Che cercate?», ed essi rispondono: “Dove dimori?”.
Ma se approfondiamo il significato di “Dove dimori?” scopriamo che esprime di più che il solo interesse per un luogo, interesse di conoscere personalmente Gesù, di vivere l’esperienza con lui e ascoltare i suoi insegnamenti. Chiedendo “dove abiti”, mostrando il desiderio di stabilire un legame più stretto.
E noi cosa cerchiamo? Un luogo? Una religione? Se ci guardiamo intorno in questo mondo, noteremo che le persone spesso cercano un luogo, più che una Persona.
Nel Vecchio Testamento c’era quel luogo, era il Tempio che oggi non c’è più, è stato abbattuto completamente negli anni 70 in modo tale che nessuno si potesse più recare lì. Oggi quel luogo che cerchiamo si chiama Gesù Cristo.
Se oggi ci sono persone interessate a partecipare al nostro culto, fareste loro questa domanda «Che cercate?» per scoprire se per caso non stiano cercando solo un sostituto del Tempio dove andare la domenica?
Se non ti sei mai fatto questa domanda o se questa domanda non ha mai ricevuto da parte tua una risposta personale, sincera e profonda, vuoi provare a dare una risposta oggi stesso?
Cosa cerchi questa mattina qui in sala?
Cosa ti aspetti?
Quale è la motivazione che ti ha spinto a venire fino a qui?
Amen.


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