Stai fuggendo da Dio?

Leggi Giona 1,1-2

Il testo che leggiamo oggi racconta di una missione che Dio ha dato a Giona. Dio invia Giona nella città di Ninive per annunciare il giudizio di Dio. Prima di entrare nel racconto biblico vediamo chi era Giona, e che città era Ninive.

Giona era un ebreo. Ce lo dice lui stesso al versetto 9. Conosceva bene la Scrittura e credeva in Dio, riconoscendolo come Signore e creatore. Nel libro di 2Re 14,25 Giona viene citato come un “profeta”. Era quindi un credente impegnato al servizio di Dio. Anche noi oggi siamo credenti, conosciamo le Scritture e vogliamo servirlo nella chiesa. E quindi la storia di Giona ci coinvolge, per analogia. Giona non si comportò in modo esemplare. E’ abbastanza evidente che anche noi,  “uomini o donne di Dio” gli assomigliamo molto. Il testo quindi parla anche a noi.

Ninive era la capitale dell’Assiria, una regione nemica del popolo ebraico. Pagana. Una nazione che deportava i popoli, ma che aveva raggiunto una sua grandezza. E grande era anche la sua malvagità. Tuttavia era l’oggetto di una “volontà salvifica” di Dio. Dio cerca i malvagi, come un medico cerca i malati, non i sani. Per l’ebreo Giona era strano volere la salvezza per un popolo pagano e nemico. Lui pensava sia lecito salvare Israele, tuttalpiù la Samaria, ma Ninive proprio no! Forse anche noi scegliamo le persone da evangelizzare?

Leggi Giona 1,3

Giona non si comporta come dovrebbe comportarsi un servitore di Dio.  Decide di fare di testa sua. Certo andare a Ninive era molto rischioso, anche per la vita stessa. Quindi sceglie di fuggire da Dio, lontano dalla presenza del Signore. Decide lui cosa è meglio. Il testo sottolinea due volte che lui fuggiva dal Signore. E per tre volte ci dice che se ne va a Tarsis.

Tarsis era in direzione completamente opposta rispetto a Ninive. Ninive era ad est, mentre Tarsis si trovava ad ovest, sulla costa sud-occidentale della Spagna. Di questa città la Scrittura ci parla:

Ez 27,12 “commercia con te (Tiro), a causa di tutte le ricchezze che possiedi in abbondanza; fornisce i tuoi mercanti d’argento, di ferro, di stagno, di piombo”

Ez 27,25 “Le navi di Tarsis sono la tua flotta per il commercio”

Ger 10,9 “L’argento metallaro di Tarsis è assai richiesto”

Si tratta di un posto dove c’è commercio e dove gli affari e i soldi sono tutto. Una città frenetica, dove ricchezza e successo sono assicurati. Ma era anche una città dove non si sentiva parlare di Dio, come ci dice Isaia:

Is 66,19 “…che non hanno (Tarsis ed alti) mai udito la mia fama e non hanno mai visto la mia gloria”

Insomma è un luogo che assomiglia molto alla nostra società, alle nostre città. Dove la parola d’ordine è arricchirsi ed avere successo, tenendo Dio completamente lontano dalla nostra vita.

Il cuore di Giona si ribella all’ordine di Dio. Lui che dovrebbe essere un esempio fugge da Dio.

Quante volte anche noi, uomini e donne di Dio, fuggiamo dal nostro Signore. Il nostro cuore si ribella. Vogliamo decidere noi se e come obbedire. Mettiamo dei “paletti “a Dio: fin qui ti seguo, ma non chiedermi di andare oltre. Come è il nostro cuore di fronte ad un comandamento di Dio, o di fronte ad una missione che Lui ci dà.

Pensiamo ad esempio quando dentro di noi sentiamo la voce di Dio che ci dice: “vai da quel fratello; riconciliati con lui” oppure: “ti sei comportato male, devi chiedere perdono” oppure: “Quel fratello ha bisogno di te, puoi aiutarlo”. E anche noi siamo davanti ad una scelta: obbedire al Signore (Ninive), o scegliere la via che mi è più comoda (Tarsis). Nel Salmo 1 si parla di due vie, davanti alle quali ognuno di noi deve scegliere. Vengono chiamate “La via di giusti” e “La via degli empi”. Che tristezza quando un credente sceglie ripetutamente la seconda via. Chiediamoci sempre come è veramente il nostro cuore di fronte al Signore?

La risposta di Dio a Giona non si farà attendere. Egli potrebbe punire Giona, oppure dare ad un altro quella missione, dimenticandosi di Lui, abbandonandolo al suo destino, addirittura ucciderlo. Tuttavia Dio agirà in modo diverso.

Leggi Giona 1,4

Dio insegue Giona e provoca una grande tempesta. Quando nella nostra vita c’è una grande tempesta siamo portati a pensare che essa sia un giudizio di Dio su di noi. Tuttavia la tempesta è anche una dimostrazione della fedeltà di Dio. Egli insegue Giona perché lo ama. Dio è un padre amorevole che riprende i suoi figli, per amore.

Il testo di Giovanni 9 ci insegna che non tutte le tempeste della vita sono conseguenza del peccato. Ma spesso il peccato nella nostra vita è causa di grandi tempeste. Lo leggiamo ad esempio in 1Corinzi 11 28-30: “Ora ciascuno esamini sé stesso…Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono.”

Inoltre il peccato di uno può coinvolgere anche molte persone. La tempesta causata dalla disubbidienza di Giona ha conseguenze per tutti i marinai, che rischiano la vita. Talvolta la presenza di un peccato può distruggere una famiglia. Oppure può rovinare una comunità cristiana.

Ti sei mai chiesto se la tempesta che è scatenata sulla tua famiglia, o la freddezza spirituale della tua comunità sia causata da qualche peccato nella tua vita?

Dio ci chiede di confessare a Lui i nostri peccati con pentimento sincero, senza fuggire Lui, per incamminarci nella giusta via che Lui ci indica.

Leggi Giona 1,5-6

Quando disubbidiamo a Dio, la prima conseguenza è il sonno. Diventiamo apatici ed inattivi, proprio come Giona. Quando viviamo nel peccato siamo meno pronti a servire Dio; a parlare di Dio alle persone. Talvolta evitiamo di andare in chiesa; la verità ci dà fastidio e non stiamo volentieri con i fratelli o il nostro rapporto diventa distaccato, superficiale e freddo. E lo Spirito in noi si spegne.

Senza il pentimento, resteremo schiacciati e pagheremo di persona la “libertà” che ci siamo presi di fuggire dal Signore. I marinai pagani non vivono questo sonno, ma sono svegli, attivi, anche spiritualmente. Operano, invocano il Signore. Quante volte un “non credente” si comporta meglio di un “figlio di Dio”! C’è da vergognarsi!

Leggi Giona 1,8-9

Giona pensa che sia sufficiente definirsi “ebreo” e questo significhi automaticamente “temere Dio”. Anche noi talvolta ci illudiamo che “essere cristiani” significa automaticamente avere Dio dalla nostra parte. Ricordo la recente predicazione del fratello Angelo che diceva: “Non voglio una chiesa piena di “cristiani”, ma di “discepoli”. “Essere cristiani” sono solo due parole, che possono avere nessun significato. Ogni volta che noi diciamo:” Io credo in Dio e….a qualcos’altro”, Dio non è il nostro “tutto”. E quando questo “qualcos’altro” diventa per noi più grande di Dio, diventa il nostro idolo. Ci sono tante cose che noi mettiamo vicino a Dio, anche cose buone e necessarie, ma che possono diventare il nostro idolo e…. convincerci che è meglio andare a Tarsis.

Io amo Dio e… la mia famiglia, il mio lavoro, il mio hobby, il divertimento, il mio studio, ecc. ecc.

Leggi Giona 1,12

La risposta di Giona sembra corretta, quasi eroica. Decide di immolarsi per la salvezza di tutti. Ma non è questa la risposta che Dio vuole da noi. Egli vuole il nostro pentimento. Morirà Lui sulla croce per noi. Ma Giona non si pente.

Leggi Giona1,15-16

Il profeta si ribella! I pagani si avvicinano a Dio! Dio continua a operare in noi, a salvare anime perdute e a rincorrerci nelle nostre mancanze! Vogliamo veramente fuggire da questo Dio?

Impariamo da Pietro: “Signore, da chi andremo noi? Tu hai parole di vita eterna.”

Amen

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