Abraamo il Giusto

Cari fratelli, care sorelle, cari amici e amiche, continuando nel nostro cammino insieme ad Abraamo arriviamo ora al capitolo 15 del libro della Genesi.
Questo capitolo non è molto lungo e non ci racconta una storia, ma un evento, un evento molto particolare. Dio fa un patto con Abramo, un patto unico nel suo genere, un patto eterno. Questo patto è di fondamentale importanza per il popolo ebraico, ma è anche una pietra miliare della fede cristiana.

A questo punto della storia, Abramo aveva già vissuto del tempo nella terra promessa e aveva imparato alcune cose fondamentali. Abramo sapeva di poter contare su di un Dio fedele e amorevole che lo guidava e che lo educava mettendolo alla prova. Abramo aveva capito che ogni cosa dipendeva da Dio. Per questo motivo, lungo il suo cammino, Abramo costruiva altari per invocare il Dio altissimo e il Signore gli rispondeva con sogni e visioni.

Dio parla in visioni e sogni

Prima di passare al testo biblico vorrei parlare di come Dio parla all’umanità. La Bibbia dice che Dio ha parlato numerose volte agli uomini sia nei tempi antichi, che ai tempi del Nuovo testamento. Queste rivelazioni sono state affidate principalmente a profeti e apostoli, ma anche a centurioni romani e a semplici persone. Dio ha parlato loro sia attraverso delle visioni che attraverso dei sogni.

Anche ai giorni nostri Dio può parlare alle persone attraverso visioni e sogni. Tuttavia, dobbiamo tenere presente che i messaggi così ricevuti devono essere sempre vagliati con molta attenzione. Non tutti i sogni che facciamo sono rivelazioni divine, anzi, di norma, essi sono solo frutto dei nostri pensieri.
Come possiamo allora capire se si tratta di un sogno divino o di un sogno che proviene da noi stessi se non addirittura da uno spirito maligno?

Non è facile dare una risposta a tal riguardo, ma credo che valga la pena dire alcune cose fondamentali che possono essere di aiuto per tutti noi.
In primo luogo, un sogno che viene da Dio è da intendersi come un’eccezione alla regola. Al giorno d’oggi, Dio ci parla principalmente attraverso due canali.
Le sacre Scritture e i messaggi che Dio affida ad un nostro fratello o sorella. Sempre che quest’ultimi siano in sintonia con l’insegnamento biblico.

In secondo luogo, è di fondamentale importanza capire se ciò che ho ricevuto è qualcosa che mi invita a mettere al centro il Signore, la Sua parola, la Sua opera o se invece mi spinge a omaggiare altre persone o a lodare opere umane. Inoltre, se il sogno ci fa sentire più elevati, più bravi, più sapienti rispetto agli altri fratelli, se questo sogno ci spinge ad elevare noi stessi e non il Signore, è certo che non è Dio che ci sta parlando, ma la nostra carne o Satana.

Vi è poi una cosa fondamentale che dobbiamo sempre tenere presente. Se il sogno contiene una rivelazione straordinaria essa non può essere in contraddizione con ciò che la Bibbia insegna. Infatti, con il libro dell’Apocalisse, Dio ha completato la rivelazione delle verità fondamentali.
Per tanto, tutto ciò che l’uomo deve sapere è già stato rivelato e non vi è alcuna necessità di aggiungere altre verità a quelle che già troviamo nella Bibbia.

Chi aggiunge nuove verità alla Bibbia si pone automaticamente al di fuori di quello che è il vero Cristianesimo. Non parlo solo di guru e di sette, ma anche di movimenti religiosi e di certe religioni moderne che hanno aggiunto alla Bibbia le loro verità modificando la parola di Dio per renderla conforme alle loro visioni.

Pertanto, chi riceve oggi una rivelazione divina, che sia in sogno o in visione, è chiamato a chiedersi se quanto ricevuto sia conforme alla Bibbia oppure no. Non è sempre facile distinguere e potremmo trovarci in difficoltà. In tal caso è importante parlarne con fratelli o sorelle che ci possono aiutare a fare chiarezza.

In generale però non dimentichiamo mai, che visioni e sogni possono provenire da uno spirito che non è quello Dio e che ciò può essere anche molto pericoloso per noi e per gli altri. Meglio usare grande prudenza e considerare che, se Dio ha veramente bisogno di dirci qualcosa di speciale, troverà certamente il modo di farlo in un modo tale che siamo certi che il messaggio proviene da Lui.

Dio rassicura Abramo

Veniamo al testo di oggi e leggiamo i versetti da 1 a 3 del capitolo 15 di Genesi:
Dopo questi fatti, la parola del SIGNORE fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: «Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima». Abramo disse: «Signore, DIO, che mi darai? Poiché io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco». E Abramo soggiunse: «Tu non mi hai dato discendenza; ecco, uno schiavo nato in casa mia sarà mio erede».

Dio rassicura Abramo e gli dice che non deve temere nulla perché Lui sarà come uno scudo per Abramo. Ora, uno scudo è qualcosa che si porta in battaglia e che serve a ripararsi dalle frecce e dalle spade del nemico. Oggi, almeno qui in Europa, non abbiamo nemici che ci fanno la guerra con frecce e spade; tuttavia, abbiamo un nemico spirituale che ci lancia frecce infuocate. L’apostolo Paolo ci dice infatti che il maligno lancia frecce infuocate e che abbiamo uno scudo che ci protegge dal male. Paolo lo chiama lo scudo della fede.

La nostra fede in Dio e nella Sua onnipotenza ci preserva dal maligno. Perché? Quando vacilliamo nella fede e ci allontaniamo da Dio, quando non ci rifugiamo dietro allo scudo divino della fede, il nemico può colpirci e farci del male. Restiamo quindi sempre aggrappati con fede a Dio, anche quando tutto va bene, perché il maligno è sempre pronto a scoccare una freccia infuocata.

Dio rassicura Abramo anche sul fatto che la sua ricompensa sarà grandissima. Per Abramo questo significava concretamente che la sua discendenza sarebbe stata numerosa come la polvere della terra.

Ma per noi? Quale grande ricompensa ci aspetta se restiamo fedeli al Signore?
Leggiamo i versetti 23 e24a del capitolo 3 della lettera ai Colossesi:
Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l’eredità.

La grandissima ricompensa è l’eredità del Regno di Dio, ovvero una vita eterna insieme al nostro Signore Gesù con il quale regneremo su tutto il mondo.

A tal riguardo è importante dire che la frase che Dio rivolge ad Abramo può essere tradotta anche in questo modo: “«Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo e la tua grandissima ricompensa». Così dicono molte traduzioni tedesche e inglesi.
E questo ha senso soprattutto per noi che viviamo nel tempo della grazia.
Abramo pensava ad una ricompensa materiale, da godere durante la sua vita terrena e così pensano ancora oggi i giudei, ma i cristiani sanno che la vera ricompensa non è materiale, non è terrena, ma celeste, spirituale.

Certo Dio, non farà mai mancare al Suo discepolo tutto ciò di cui hai bisogno su questa terra affinché possa compiere le opere che Dio ha preparato per lui. Ma se facciamo opere buone al fine di ricevere delle ricompense materiali da Dio, non è detto che Dio ci ricompenserà. Perché Dio non riconosce tutte le nostre opere, ma solo quelle che abbiamo fatto per fede e solo grazie alla Sua forza. Perciò non dobbiamo mai vantarci delle nostre opere buone perché esse sono opere di Dio.

I dubbi di Abramo

Dopo queste promesse, Abramo manifesta a Dio i suoi dubbi. Sono dubbi più che mai fondati. Abramo chiede a Dio di quale discendenza stia mai parlando, visto che lui e sua moglie non possono avere figli. Obiezione legittima, visto che lui e Sarai erano ormai molto avanti negli anni e fuori dal periodo riproduttivo.

Vedete, anche qui possiamo imparare qualcosa di molto importante nel nostro rapporto con Dio. Se le cose non vanno nel verso giusto, soprattutto quando le promesse che Dio ci ha fatto sembrano del tutto irrealistiche, per non dire illusorie, abbiamo tutto il diritto, se non il dovere, di manifestare questi nostri dubbi a Dio. Dobbiamo parlargli chiaramente, dobbiamo lasciare uscire dal nostro cuore tutta la delusione, la tristezza, la paura, la rabbia e aspettare la Sua risposta. Dio troverà il modo di risponderci come e quando vorrà. Dobbiamo liberarci di questi pensieri negativi e ricercare di nuovo la gioia che proviene dalla certezza di essere nelle mani del Dio onnipotente.
Abramo pensava che il suo erede sarebbe stato uno schiavo ed era triste e forse anche arrabbiato. Ma il Signore non fece tardare la Sua risposta.

La fede di Abramo

Leggiamo sempre dal capitolo 15, i versetti da 4 a 6: Allora la parola del SIGNORE gli fu rivolta, dicendo: «Questi non sarà tuo erede; ma colui che nascerà da te sarà tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda il cielo e conta le stelle, se le puoi contare». E soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al SIGNORE, che gli contò questo come giustizia.

Questo passaggio è uno dei più belli che troviamo nell’Antico Testamento. Nonostante che la ragione umana dicesse il contrario, Dio ribadisce ad Abramo che lui avrà un figlio. Per farglielo capire, Dio fa vedere ad Abramo il cielo stellato e gli dice una cosa semplice, ma piena di significato: “Conta le stelle, se le puoi contare”.

Ho chiesto all’intelligenza artificiale di dirmi quante sono le stelle. Mi ha risposto che è impossibile dirlo. Si stima che esse siano un milione di miliardi di miliardi. Ai tempi di Abramo non c’erano certo i telescopi in orbita intorno alla terra e non si sapeva moltissimo sulle stelle. Oggi sappiamo molto di più a riguardo, ma una cosa è certa, nessuno è mai riuscito a contarle tutte.

Che cosa ci dice questo? L’uomo è microscopico rispetto all’universo e la sua scienza, la sua conoscenza non arriverà mai a conoscere ogni cosa. Capire chi siamo e accettare chi è veramente Dio è il primo passo verso la fede.

Sapete che cosa ci insegna la Bibbia a tal riguardo? Leggiamo dalla lettera agli Ebrei, capitolo 11, il versetto 3: Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti. Questa verità è immutabile. Lo era ai tempi di Abramo, lo era nel primo secolo dopo Cristo, ma lo è anche oggi, nonostante gli enormi progressi tecnici e scientifici dell’umanità. E quello che è ancora più interessante è che la scienza moderna non contraddice questa verità eterna, ma anzi la conferma.

Dio mette Abramo di fronte alla Sua grandezza, alla Sua sapienza, alla Sua potenza e Abramo conferma la Sua fede di fronte a Dio. L’apostolo Paolo ci spiega che l’uomo può riconoscere le qualità invisibili di Dio attraverso la creazione osservando e indagando le meraviglie del creato.
Questo è quello che è avvenuto in Abramo, ma è anche quello che può avvenire in ogni essere umano quando contempla il cielo e capisce che il suo sguardo non arriverà mai a vedere e a capire ogni cosa. Per farlo, deve avere fede in Dio e un giorno saprà.

La giustizia di Abramo

Il versetto 6 recita: Egli credette al SIGNORE, che gli contò questo come giustizia.
Si tratta di un versetto di fondamentale importanza per la vita di ognuno di noi. Questo è il versetto che portò Martin Lutero a capire che la giustificazione davanti a Dio (e quindi la salvezza eterna che ne deriva) è un dono che Dio fa a chiunque crede in Lui. Nella lettera ai Romani, e anche nella lettera ai Galati, l’apostolo Paolo ce lo spiega in modo dettagliato. Senza citare qui tutti i brani di queste lettere, posso semplicemente dire che Paolo capì che la salvezza eterna non può venire dal rispetto dei cosiddetti 10 comandamenti, ma bensì solo dalla fede. La medesima fede che Abramo dimostrò a Dio in molte occasioni.

Un brano, però, vorrei leggerlo con voi, perché è di grande incoraggiamento per noi tutti. Leggiamo i versetti da 18 a 22 del capitolo 4 della lettera ai Romani:
Egli [Abramo], sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». Senza venir meno nella fede, egli vide che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent’anni) e che Sara non era più in grado di essere madre; però, davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli ha promesso, è anche in grado di compierlo. Perciò gli fu messo in conto come giustizia.

Sapete, carissimi, questa verità biblica non è facile da accettare per chi ha fede in una religione e purtroppo, di queste persone ce ne sono tante. Nel Giudaismo, nell’Islam, ma anche nel Cattolicesimo e nell’Ortodossia il credente deve sempre aggiungere qualcosa all’opera di salvezza che ha compiuto Gesù sulla croce. Per guadagnarsi la vita eterna, l’uomo religioso deve compiere delle opere umane come ad es. pellegrinaggi, elemosine, preghiere, riti, ecc.

Ma la grande riforma protestante del sedicesimo secolo in Europa, di cui Martin Lutero è la figura più conosciuta, ha riportato le persone a questa grande verità biblica: la giustificazione per fede e alla salvezza per sola grazia.
Ci sarebbe ancora molto da dire a riguardo, ma mi fermo qui, perché avremo modo di riparlarne in altre occasioni, se Dio vorrà.

Il patto

Vorrei ora dedicare questa ultima parte della predicazione a quello che è il patto che Dio fece con Abramo. Non abbiamo il tempo di leggere il testo biblico e quindi ve lo riassumo molto brevemente.

Abramo chiede a Dio di confermare con un segno la promessa ricevuta. Dio gli dice di uccidere degli animali e di disporli secondo quello che a quei tempi era un rito che si faceva tra le persone che volevano stringere un accordo solenne. Quando tutto era pronto, Dio fa cadere Abramo in un sonno molto profondo e nel sogno gli rivela il destino del popolo che discenderà da suo figlio Isacco. Facendo così, Dio stringe un patto solenne ed eterno con Abramo e con la sua discendenza carnale, ovvero il popolo ebraico.

Ciò che mi pare importante farvi notare non è il patto in sé, ma il modo in cui questo patto viene siglato. Questo tipo di patto antico prevedeva di mettere delle mezze carcasse di animali una di fronte all’altra formando così una strada nel mezzo. Le due persone che stringevano il patto dovevano passare insieme in mezzo alle carcasse di animali. Il camminare in mezzo agli animali simboleggia-va il fatto che, se una delle parti non avesse rispettato il patto, la sua fine sarebbe stata la stessa degli animali. Il nostro biblico però ci dice che in mezzo agli animali è passata solo una persona: Dio. Abramo non è passato tra gli animali perché dormiva ed era stato Dio a farlo dormire.

È quindi del tutto evidente che il patto viene concretamente siglato solo da Dio. Perché? Solo Dio era in grado di garantire il patto. Abramo non poteva garantire il patto, perché era un uomo e quindi era imperfetto e inaffidabile.
Questo tipo di patto tra Dio e gli uomini è diverso dal patto che Dio ha fatto con il popolo ebraico sulla base della legge mosaica. Nella legge di Mosè è scritto che chi la osserva vivrà. Ma ai tempi di Abramo non c’era la legge mosaica e quindi Abramo ha potuto accedere alla vita eterna, solo grazie alla fede.

Il patto che Dio ha stretto con l’umanità sulla croce del Golgota è dello stesso tipo di quello che Dio ha fatto con Abramo. Quando è stato crocifisso, Gesù è stato abbandonato da tutti. Nessuno uomo ha contribuito all’espiazione dei peccati di fronte a Dio, solo il Figlio di Dio. È Lui che ha garantito e che garantisce di fronte a Dio per ogni persona che crede in Lui.

Per questa ragione, anche noi oggi possiamo essere giustificati davanti a Dio per sola fede ed essere salvati per sola grazia. E infatti possiamo cantare:
Son salvato per grazia e a Dio do la gloria, son salvato per grazia da Cristo Gesù!

Amen

CATEGORIES:

I patriarchi

Tags:

Comments are closed