Il Corpo di Cristo

Dietrich Bonhoeffer fu un cristiano, pastore di una chiesa protestante tedesca durante il nazismo. Egli prese posizione contro il nazismo e per questo motivo è stato due anni in prigione, fino alla sua esecuzione, ordinata direttamente da Hitler. Ci ha lasciato questo scritto molto toccante: “Sono solo. Non c’è nessuno con cui possa condividere quello che c’è sul mio cuore. Così lo faccio con me stesso e con Dio, a cui mi rivolgo gridando. È bello, nella solitudine, aprire il proprio animo e non trattenere dentro di sé le preoccupazioni. Talvolta, quando più sono solo, tanto più in me nasce il desiderio di comunità con altri cristiani, per partecipare insieme alla cena del Signore, cantare, lodare e celebrare insieme. Provo nuovamente nostalgia della Chiesa. La ricordo e l’amore per lei si accresce dentro me… Signore, Spirito Santo, donami fratelli con cui possa essere in comunione di fede e di preghiera, che mi aiutino a sopportare tutto quello che mi viene imposto. Conducimi ancora alla tua Chiesa, alla tua parola e alla tua tavola.”

È una testimonianza molto forte ma che ci fa riflettere sul nostro bisogno di chiesa. Oggi molti credenti vivono il loro cristianesimo, isolati nel proprio individualismo. Sembra che non amino la chiesa e non ne comprendano l’importanza. Eppure, Gesù ci insegna che Lui ama la chiesa e vuole esserne la guida. In Matteo 16 Gesù dice: “… io edificherò la mia chiesa”. Dio si occupa personalmente della Sua chiesa e la chiesa dipende da Lui. Lui ne è il capo, Lui dà la forza e l’energia. Lui dà vita alla chiesa. Per spiegare come la chiesa di Gesù vive sulla terrà, Paolo presenta una importante similitudine:

“Ora voi siete il Corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.” (1Cor 12,27)

La chiesa è un organismo vivente, che prende vita da Gesù. Ogni credente è un membro di questo corpo. E come ogni credente riceve nutrimento da questo corpo, così ogni credente partecipa e collabora al buon funzionamento del corpo. Come ogni organo umano riceve vita dal corpo e contemporaneamente contribuisce al buon funzionamento del corpo. Allo stesso modo un credente deve vivere nel corpo, per ricevere, ma anche per dare.

Leggiamo ora dalla prima lettera ai Corinzi, capitolo 12, i versetti 15 e 16
Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. Se l’orecchio dicesse: «Siccome io non sono occhio, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo.

Il corpo umano è molto complicato, ha molti organi, tutti diversi uno dall’altro ed ognuno è necessario al buon funzionamento di tutto. Anche la chiesa è un organismo molto complesso. Ognuno di noi è diverso, per carattere, cultura, situazioni particolari. Quando nel corpo un organo si ammala, tutto il corpo si ammala. Lo stesso succede della chiesa, che pertanto è un organismo fragile, ma che vive grazie alla presenza del Signore. Tuttavia nessun credente può pensare di essere passivo, perché la chiesa ne soffrirebbe ed anche l’immagine di Cristo nel mondo risulterebbe sbiadita I cristiani sono attivi nella chiesa, la amano e ne sentono la dipendenza vitale. Siamo consapevoli di essere importanti ed indispensabili alla crescita spirituale della comunità, alla riuscita del culto o viviamo la chiesa come un cinema, dove si va ad assistere ad uno spettacolo e poi si va via senza dare nulla.

Leggiamo ora il versetto 18 del capitolo 12, della prima lettera ai Corinzi
Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto.

Gesù ed i credenti collaborano. Gesù ci inserisce in questo corpo dandoci dei doni, e delle capacità con l’aiuto dello Spirito Santo. Lui ci colloca ognuno al proprio posto. Nonostante le nostre grandi differenze. Anche noi dobbiamo portare la nostra parte. L’amore e la verità sono i due ingredienti che ci permettono di tenere unito questo corpo, che altrimenti sarebbe destinato alla divisione. Come un organo del corpo non può odiare un altro organo, perché questo causerebbe la morte del corpo. Allo stesso modo nella chiesa i rapporti devono essere guidati da amore vero. Membri che non si amano non possono formare un corpo. La verità è rappresentata dalla Parola di Dio che deve essere sempre il nostro riferimento, ma anche lo stile dei nostri rapporti che devono essere veri e sinceri.

Nella chiesa poi non può esserci qualcuno che fa tutto me c’è una molteplicità di funzioni. Per questo tutti, nessuno escluso, devono sentirsi partecipi, ciascuno con il compito che gli viene assegnato. Abbiamo tutti delle responsabilità, ma abbiamo anche dei limiti. I limiti ci rendono dipendenti dagli altri. Così dove non posso arrivare io, ci sarà qualcun altro che compensa le mie debolezze. Abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri. È questa una bella “dipendenza” che ci aiuta ad essere umili, ognuno al suo posto, per servire il Signore ed i fratelli. Nessuno è più importante di un altro. I pezzi di un puzzle sono tutti importanti per formare l’immagine finale. Ma quale è il pezzo più importante? I pezzi più importanti sono proprio quelli che mancano a completare l’opera.

Sempre dalla prima lettera ai Corinzi leggiamo i versetti da 21 a 25 del capitolo 12
l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro, mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava

Quante volte questo testo parla dell’onore da dare ad ogni organo del corpo.
Se io non onoro il fratello e non lo rispetto per il contributo che dà, la superbia diventa sovrana. Chi ragiona dicendo: io sono più importante, più bravo, più capace di te, quello creerà divisione. Invece dobbiamo sempre incoraggiare ogni fratello a fare quello che può fare, con onore.
Nella chiesa ci sono persone con compiti più importanti ed altri con compiti meno importanti, ma tutti insieme contribuiscono a formare il corpo di Cristo, la Chiesa, amata da Gesù per farla comparire davanti a sé…gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri difetti simili, ma santa ed irreprensibile. (Lettera agli Efesini 5,27)

Non dimentichiamo che ognuno deve prendersi cura di ogni parte del corpo, anche di quella che svolge un compito minore. Pregare per tutti i fratelli, non solo per chi ci è simpatico. Soffrire e gioire con loro, ma anche condividere le nostre gioie e le nostre sofferenze. Talvolta una telefonata è terapeutica. Tutti noi abbiamo qualcosa da dare al Corpo di Cristo. Ma ognuno deve chiedersi quale è la sua parte nel corpo. Cosa stiamo dando e cosa potremmo dare di più.

Quando un dentista toglie un dente può farlo con l’anestesia (normalmente è così), ma può farlo anche senza l’anestesia. Tante volte andiamo con le migliori intenzioni da un fratello per aiutarlo a vincere un peccato, o a superare un vizio o un problema spirituale, e ci dimentichiamo di fare l’anestesia. Non è semplice. Per questo ognuno deve mettere nelle mani del Signore ogni cosa che fa, chiedendo l’aiuto dello Spirito Santo per avere relazioni positive e mature.

Leggiamo infine anche il versetto 26 del medesimo capitolo
Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.

Quando una parte del corpo soffre, il dolore sarà per tutto il corpo. La chiesa non può essere indifferente al dolore del minimo organo. Talvolta siamo così impegnati nella nostra spiritualità che non vediamo la sofferenza di chi ci è vicino. Ma è proprio una caratteristica della chiesa un pronto intervento ogni volta che un fratello ha bisogno delle cure di tutti.

Voglio concludere ripensando al testo di Bonhoeffer. Riflettiamo sull’importanza di vivere nel corpo di Cristo, sull’importanza di avere dei fratelli vicini e di condividere le nostre debolezze. Lui ha vissuto da vicino la solitudine dovuta alla mancanza di queste cose. Noi, che possiamo avere queste cose in abbondanza, talvolta non ne comprendiamo il valore e l’importanza per vivere la nostra vita spirituale e per crescere nella fede.

Amen

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