L’amore riflesso
Siamo abituati a pensare la relazione d’amore come un rapporto tra due persone: c’è chi ama e chi viene amato. L’amore di Dio invece è spesso presentato nella Bibbia come una relazione di cui beneficiano più persone: c’è chi ama, chi viene amato e c’è chi beneficia di questo amore. Questo aspetto dell’amore di Dio porta a fare alcune considerazioni. Leggiamo alcuni testi.
Nel libro della Genesi al capitolo 18 si racconta che Dio voleva distruggere Sodoma, città piena di peccato. Abramo però si presenta davanti a Dio ed intercede per la città: “Forse ci sono cinquanta giusti nella città…non perdonerai a quel luogo per amore dei cinquanta giusti?” E Dio risponde:” Se trovo nella città cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amore di loro” (v.24)
La risposta di Dio è la stessa quando Abramo intercede per 45 giusti, e poi per 40, fino a ipotizzare solo 10 giusti. Vediamo quindi che la relazione di amore di Dio rivolta ai giusti rimbalza su tutta la città di Sodoma che beneficia del perdono. Sodoma poi fu distrutta perché nessun giusto fu trovato, ma comunque il testo deve farci riflettere. Ogni credente ha un ruolo benedetto nella città in cui si trova, perché può attirare su di essa la misericordia di Dio. La presenza di una o più comunità di credenti può portare delle benedizioni nella città, ma anche nella regione o nella nazione in cui si trova.
Il credente, così come la comunità cristiana, deve però intercedere ripetutamente davanti al Signore, con continue preghiere, come ha fatto Abramo. Certo la misericordia di Dio verso la nostra città si ferma se non c’è ravvedimento e conversione. Ma un credente o una comunità che non prega per la sua città, è di scarso aiuto per lei. Nel libro di Geremia 29,27 è scritto: “Cercate il bene della città dove vi ho fatti deportare, e pregate per essa; poiché il bene di questa dipende dal vostro bene”
Anche i nostri figli sono benedetti da Dio, quando i genitori pregano per loro e servono il Signore. In questo senso è istruttivo il testo di Genesi 26,24, dove Dio parla ad Isacco, figlio di Abramo: “Io sono il Dio di Abramo, tuo padre; non temere, perché io sono con te e ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore del mio servo Abramo.” Dio ama Abramo e questo amore si riflette su Isacco.
Servire il Signore nella chiesa, oltre alla preghiera costante, fa riversare sui nostri figli l’amore di Dio. Anche quando camminano male, hanno l’occhio di Dio su di loro. Ma è importante vivere fedelmente la nostra fede, servendo Dio nella chiesa; questo sarà per i nostri figli un esempio e una eredità spirituale, ma anche la porta per un “amore riflesso”. La bella promessa riportata nel libro dei Proverbi 22,6 da buone speranze: “Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà.”
Anche il nostro datore di lavoro o l’azienda per cui lavoriamo può essere benedetta da Dio grazie alla nostra presenza ed al nostro lavoro onesto e serio.
In Genesi 30,25-27 viene raccontato che Labano aveva dato lavoro a Giacobbe, ma non era stato ai patti, ingannando Giacobbe. Tuttavia, Dio lo benedice, non per i suoi meriti, ma per amore di Giacobbe. Dio fa progredire Labano. Ognuno di noi può avere una influenza positiva sul suo posto di lavoro.
Nella lettera agli Efesini 6,5-6 c’è un bel insegnamento su quale deve essere il nostro atteggiamento sul posto di lavoro: “…ubbidite ai vostri padroni secondo la carne, con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di buon animo, servendo con benevolenza, come se serviste il Signore…”
Nel nostro lavoro dobbiamo mettere la nostra professionalità, ma anche una parola buona, spirituale perché portiamo in quel luogo l’amore di Cristo.
Così anche il nostro datore di lavoro potrà dire, come ha detto Labano:
“…credo di indovinare che il Signore mi ha benedetto per amore tuo.”
Il Nuovo testamento però ci parla dell’opera di Dio attraverso Gesù, la sua croce e resurrezione. Nella lettera ai Romani 5,19 è scritto. “…per l’obbedienza di uno i molti saranno costituiti giusti”. Cioè per amore di Gesù, Dio salva il mondo se crede e si ravvede. Il messaggio del Vangelo parla di un amore di Dio che si riflette su chiunque crede in Gesù. Questo evento cambia anche il nostro modo di amare.
Esaminiamo due episodi nella vita di Paolo riportati nella 2. lettera ai Corinzi.
Nel cap.2, 5-11 parla di un fratello che aveva rattristato la chiesa e Paolo stesso. Questo fratello era stato ripreso. In seguito a ciò Paolo però esorta i fratelli a perdonarlo e ad amarlo e così motiva la sua richiesta: “… perché anch’io quello che ho perdonato, se ho perdonato qualcosa, l’ho fatto per amor vostro, davanti a Cristo..” Paolo perdona chi lo ha offeso e lo fa per amore della chiesa e per amore di Cristo. La pace e la serenità della chiesa per lui sono importanti.
Nel capitolo 4,5 dichiara che è disposto ad amare la chiesa di Corinto, chiesa notoriamente problematica, così argomentando: “Poiché noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servitori per amore di Gesù…”
Che bella verità: se amiamo Gesù, allora siamo capaci ad amare tutti i fratelli, anche quelli problematici, e li serviamo volentieri, mettendo Lui davanti a tutti i problemi e le difficoltà. “Dio vi ha perdonati in Cristo” e come Dio ci ha amati per amore di Cristo, anche noi ci amiamo per amore di Cristo.
Nella sua prima lettera, Giovanni ci dà un insegnamento fondamentale: “Se uno dice “Io amo Dio” e odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto non può amare Dio che non ha visto. E questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da Lui: chi ama Dio ami anche suo fratello” (1 Giovanni 4,20-21).
Cari fratelli, impariamo a guardarci attraverso Cristo. Se io guardo voi, o voi guardate me, entrambi vedremmo i nostri errori, i nostri difetti e resteremo delusi. Ma se impariamo a gurdarci l’un l’altro attraverso Cristo, per amore di lui, riusciamo ad amare il fratello, anche quello che forse mi è antipatico, o che mi contraddice sempre.
Per questo motivo nella chiesa non dovrebbero esistere liti, conflitti o discordie. Se queste cose ci sono, allora abbiamo un problema spirituale, perché forse non amiamo veramente Dio e non riusciamo a riflettere noi sugli altri l’amore che Dio ha dato a noi per mezzo di Gesù.
L’amore di Dio non è fine a sé stesso ma deve rimbalzare, riflettersi e triangolarsi nell’amore verso il prossimo e verso i fratelli, che dobbiamo imparare ad amare “per amore del Signore”.


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