Le virtù di Isacco
Nella Bibbia, la vita di Isacco si intreccia profondamente con la vita di suo padre, Abraamo, ma anche con quella di suo figlio Giacobbe. Abraamo e Giacobbe sono due figure molto importanti per la Bibbia e per il popolo ebraico. Isacco è la generazione di mezzo che porta la benedizione di Dio da una generazione all’altra.
Di Abraamo abbiamo già parlato ampiamente nelle ultime predicazioni e sappiamo che è una figura centrale della Bibbia. Giacobbe, il secondogenito di Isacco, è anch’esso una figura importante, soprattutto per il popolo ebraico, tanto è vero che Dio cambierà il nome a Giacobbe per chiamarlo Israele. La nazione ebraica prende quindi il nome da Giacobbe perché padre dei 12 capi delle tribù di Israele.
Per questa ragione, Isacco rimane un po’ in ombra e la maggior parte delle volte, il suo nome viene menzionato insieme a quello di Abraamo e Giacobbe nella tipica formula “il Dio di Abraamo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe.
Dio benedisse grandemente Isacco che divenne ancora più ricco di suo padre. Si stabilì a Beer-Sceva (nel sud di Canaan) dove costruì anche un altare per invocare il Signore. Dio gli apparve e gli disse: Io sono il Dio di Abraamo tuo padre; non temere, perché io sono con te e ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore del mio servo Abraamo. (Genesi 26:24).
La promessa che Dio fece ad Abraamo, passa a Isacco. Isacco è una figura chiave perché attraverso di lui la benedizione che Dio fece ad Abramo fu tramandata a Giacobbe per passare poi al popolo di Israele da cui proviene il nostro Signore Gesù.
Quando parleremo di Giacobbe entreremo nel dettaglio di come la benedizione sia passata da Isacco a Giacobbe. Oggi però vogliamo fare una breve carrellata sulla vita di Isacco per vedere come questo personaggio non è solamente un portatore di benedizione, ma anche un portatore di virtù, un esempio per ogni cristiano.
Le virtù di Isacco
Nella sua vita Isacco ha dato dimostrazione di possedere alcune virtù. Virtù a cui anche noi cristiani siamo chiamati ad aspirare perché sono delle virtù che anche Gesù ha mostrato al mondo intero quando è venuto su questa terra. E infatti, come abbiamo già visto, in certi avvenimenti biblici Isacco prefigura il Signore Gesù.
La mansuetudine. Isacco era una persona mansueta e lo vediamo in particolare quando non si ribella alla volontà di un padre che lo vuole sacrificare su un altare. Isacco aveva così tanta fiducia nel padre e nelle sue parole che riuscì a restare calmo accettando quella che poteva essere la sua morte. In questo Isacco ci insegna quella che dovrebbe essere la caratteristica di tutti i cristiani: la mansuetudine.
La mansuetudine è una virtù importante che purtroppo è molto rara, soprattutto di questi tempi. Sinceramente io faccio fatica ad essere mansueto. Anche se negli anni il Signore mi ha insegnato a essere mansueto, ho notato che con l’avanzare dell’età mi risulta sempre più faticoso restare calmo. Spesso sono impaziente anche se in realtà non avrei motivo di esserlo. Personalmente, ho sperimentato che l’impazienza si può contrastare con la preghiera. La preghiera placa l’anima perché ci ricorda che ogni cosa è nelle mani di Dio. Così come Isacco si fida del padre e delle sue parole, così anche noi possiamo fidarci del Padre celeste e confidare nelle sue parole quando dice che Lui sarà con noi fino alla fine dei tempi.
Isacco ci insegna quindi anche un’altra virtù: Avere a fiducia nel padre
Isacco aveva già quarant’anni, ma non aveva ancora una moglie. Abraamo dice allora al suo servo più fidato di cercare una moglie per Isacco. È interessante notare come Isacco non dice nulla al servo incaricato limitandosi ad aspettare la sposa. Evidentemente la sua fiducia nel padre è così grande che non sente nemmeno il bisogno di esprimere una qualsiasi preferenza riguardo alla donna che lo accompagnerà per tutto il resto della sua vita, ovvero per altri 140 anni.
Anche noi dovremmo essere fiduciosi nel percorrere la via che il nostro Signore ci indica, senza mormorare e senza dubitare del fatto che quella via è senza dubbio la migliore via per la nostra vita. Dio, infatti, vede ciò che noi non possiamo vedere.
La fedeltà matrimoniale è una delle più belle virtù di Isacco. Isacco avrà infatti una sola moglie a cui rimarrà legato per tutta la vita e dalla quale avrà i suoi due unici figli. Non che il suo sia stato un matrimonio perfetto, ma la monogamia e la fedeltà matrimoniale sono certamente una virtù. Credo che questa virtù di Isacco sia molto importante e dovrebbe esserlo anche per tutti i cristiani. Vedere la propria moglie o il proprio marito come un dono del Signore, è il segreto per una vita coniugale duratura e a volte anche felice.
La perseveranza Isacco dimostra una grande perseveranza. Nel capitolo 26 vediamo come Isacco scavò i pozzi che erano già stati di suo padre, ma i filistei, invidiosi e spaventati dalla sua ricchezza, li richiusero gettandoci dentro della terra. Ma Isacco non si scoraggiò e ne scavò degli altri fino a quando i filistei decisero di lasciarlo in pace. Alla fine scavò un pozzo da cui sgorgava acqua viva e i Filistei non glielo contestarono. Fu così che trovò finalmente pace in terra straniera.
Cercare la pace In questo racconto possiamo apprezzare anche l’indole pacifica di Isacco. Il vivere pacificamente è una virtù cristiana. Nonostante i filistei continuino a contrastarlo e a impedirgli di avere un bene essenziale come l’acqua, Isacco non intraprende alcuna azione di forza, limitandosi a cambiare di posto per scavare un nuovo pozzo. Gesù fu contrastato varie volte, ma non usò mai la Sua potenza divina o gli angeli del cielo per affermare le Sue ragioni o per farsi giustizia da solo.
Gesù rimetteva sempre tutto nelle mani del Padre. È per questo che l’apostolo Paolo ci esorta a vivere in pace con tutti: Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini (Romani 12:17-18).
Noi non siamo chiamati a combattere guerre terrene per ottenere i nostri diritti, ma dobbiamo cercare la giustizia di Dio lasciando a Lui la vendetta. Dovremmo essere persone perseveranti che non si lasciano demoralizzare di fronte alle prime difficoltà, ma che continuano a ricercare la comunione con Dio e con la Sua chiesa. Siamo chiamati ad essere persone pacifiche perché abbiamo capito che ogni cosa è nelle mani del Re dei Re e che possiamo confidare in Lui e nella Sua infallibile giustizia.
Qui vorrei fermarmi un attimo per fare una riflessione spirituale.
I pozzi d’acqua di cui leggiamo nel capitolo 26 possono essere visti, sotto l’aspetto simbolico, come fonte di acqua viva. Essi rappresentano la parola e lo Spirito di Dio che agiscono in noi e di cui ogni cristiano necessita per camminare su questa terra. Infatti, il credente è paragonabile ad un pellegrino che attraversa un deserto. Per riuscire a sopravvivere al sole e alla sete, deve cercare riparo e acqua nelle oasi. Cercare le oasi significa cercare riparo sotto le ali del Signore e nei luoghi dove possiamo incontrare il Signore, ovvero nei luoghi dove le persone si riuniscono nel nome di Gesù. Scavare i pozzi d’acqua significa cercare attivamente la parola e lo Spirito di Dio, ovvero leggere e ascoltare la Sua parola e parlargli in preghiera.
Per fare questo c’è bisogno di perseverare nella fede e non perdere la speranza che Dio ci ha donato. Spesso è necessario attendere con pazienza la volontà di Dio rispettando i Suoi tempi e senza prendere scorciatoie. In questa cosa, Isacco ha imparato da Abraamo e lo ha superato. Vi ricordate che cosa fecero Abraamo e Sara quando videro che non riuscivano ad avere un figlio? Presero la scorciatoia e Abraamo si unì ad Agar, la schiava di Sara. Nacque così Ismaele che però non avrebbe avuto alcun futuro nella famiglia benedetta da Dio. Prendere le scorciatoie invece che attendere che si compia la volontà di Dio non porta benedizione.
La costanza nella preghiera è un’altra virtù che Isacco dimostra di avere e credo che ogni cristiano dovrebbe imparare da lui.
Isacco e Rebecca invece, una volta sposati, attendono pazientemente la bellezza di 20 anni prima di poter avere dei figli. E Dio regala loro due gemelli: Esau e Giacobbe. Per 20 anni Isacco e Rebecca hanno implorato il Signore che donasse loro un figlio per poter ereditare le benedizioni che Dio aveva dato ad Abraamo e che aveva confermato ad Isacco. 20 lunghissimi anni di preghiere non esaudite.
Ma a tal riguardo è anche necessario chiarire una cosa. Quando preghiamo il Signore dobbiamo essere consapevoli del fatto che si avvererà solo ciò che fa parte del Suo piano. Non serve a nulla chiedere a Dio che soddisfi un nostro desiderio, se questo desiderio non fa parte della volontà di Dio. Potrei fare degli esempi, ma non ne abbiamo il tempo. Ognuno di noi sa di che cosa parlo.
Per questo motivo, quando Gesù insegna ai suoi discepoli a pregare inizia la preghiera così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra. (Matteo 6:9-10)
Dovremo sempre pregare secondo la Sua volontà. Dio non è il genio della lampada!
Non solo virtù, ma anche difetti
Finora abbiamo visto alcune delle virtù di Isacco. Queste sono virtù che vengono confermate anche dagli insegnamenti del Nuovo Testamento e quindi sono virtù che ognuno di noi è chiamato a sviluppare mettendole in pratica.
Ora però vogliamo vedere anche un aspetto negativo della sua vita. La Bibbia, infatti, ci mostra gli aspetti positivi di una persona, ma al tempo stesso non ci risparmia gli aspetti negativi perché anche da questi abbiamo qualcosa da imparare. Anzi, a volte è proprio dagli errori e dalle sconfitte che si impara più.
Come abbiamo visto, Isacco e Rebecca ebbero due figli gemelli. Quello che uscì per primo dal grembo materno si chiamava Esau, mentre il secondo si chiamava Giacobbe. Di loro due ne parleremo un’altra volta, perché ora vogliamo considerare Isacco nel suo ruolo di padre.
Esau e Giacobbe avevano caratteri molto diversi tra loro. Al primo piaceva girare per il mondo e fare il cacciatore, mentre il secondo se ne stava volentieri tra le tende e aiutava la madre. La Bibbia ci spiega che Isacco aveva in simpatia Esau, mentre Rebecca preferiva Giacobbe. Insomma, nella famiglia di Isacco c’erano delle preferenze e questa cosa non va mai bene.
Un genitore può nutrire maggiore simpatia per un figlio piuttosto che per un altro, ma non deve mai fare delle preferenze o dimostrarsi interessato solo di quello che fa uno dei figli non considerando ciò che fa l’altro figlio. Se poi tra marito e moglie si formano degli schieramenti a favore di uno piuttosto che per l’altro, possiamo dimenticarci l’armonia famigliare e prepararci invece alla guerra familiare.
Da queste preferenze nasce così uno degli episodi più riprovevoli della Bibbia, perché a causa di un inganno un figlio verrà benedetto al posto di un altro.
Giacobbe, il secondogenito riceverà dal padre la benedizione che Isacco voleva concedere a Esau, il primogenito. Un inganno ispirato e pianificato da Rebecca, ma messo in pratica da Giacobbe approfittando della cecità del padre e della sua preferenza per Esau.
Certamente Rebecca e Giacobbe hanno una grande responsabilità in questo inganno e nemmeno Esau è privo di colpe, ma Isacco porta anche una grande responsabilità perché egli, come capo famiglia, ha fallito in quella che era la sua missione primaria.
Il fatto che Isacco fosse cieco è un indizio per capire in che cosa ha sbagliato Isacco. Isacco era accecato dalla figura del suo primogenito. Esau però si dimostrava poco degno di ricevere la benedizione. Sia perché aveva rinunciato alla primogenitura per un piatto di lenticchie, sia perché aveva sposato delle donne di Canaan invece che delle donne mesopotamiche (come invece erano Sara e Rebecca). Ma nonostante questo, Isacco continuò a preferire Esaù a Giacobbe. Ecco che allora questa cecità è anche simbolica perché ci dice che Isacco non vedeva più le cose Dio e si lasciava guidare dai propri pregiudizi piuttosto che da Dio. Io penso che sia per questo che Dio lascia che Rebecca e Giacobbe ingannino Isacco.
Il pregiudizio Questo è il difetto di Isacco da vecchio.
Si potrebbe parlare molto a lungo del pregiudizio, ma vorrei soffermarmi solo su un aspetto di questo comportamento peccaminoso. Vi ricordate tutti la parabola del buon Samaritano. In questa storia esemplare Gesù ci mette in guardia non solo dalla mancanza di misericordia verso i bisognosi, ma anche dalla necessità di superare i pregiudizi. Gli ebrei avevano forti pregiudizi nei riguardi dei Samaritani e li evitavano per quanto possibile. Il loro pregiudizio era etnico, ma anche spirituale. Essi ritenevano i Samaritani persone di seconda serie sia perché non erano veri ebrei sia perché non condividevano le loro stesse regole religiose.
Con questa parabola, Gesù ci ricorda che l’amore per il prossimo può giungere anche da persone che noi riteniamo non essere dei “veri credenti”. Nessuno di noi può giudicare la fede di un’altra persona. Se basiamo il nostro giudizio solo in base a ciò che vediamo o a ciò che sentiamo da latri, rischiamo di cadere nel pregiudizio e di giudicare una persona senza nemmeno conoscerla. E questo è un peccato, perché il pregiudizio oscura la nostra vista e non ci permette di amare il prossimo. Inoltre, coltivare un pregiudizio nei confronti di una persona potrebbe in realtà essere solo una scusa per non dover amare il prossimo.
Infatti, anche se una persona ha un comportamento che a noi non sembra essere in sintonia con gli insegnamenti della Bibbia, il nostro compito non è quello di giudicarla, ma quello di parlargli con amore.
Quando Gesù venne ingiustamente giudicato dai Giudei per aver guarito nel giorno del sabato, Gesù rispose loro: Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate secondo giustizia (Giovanni 7:24). Il comandamento di rispetto del sabato aveva offuscato la vista ai giudei al punto tale da annullare il comandamento dell’amore per il prossimo.
Ma per giudicare secondo giustizia, dobbiamo sapere cosa è la giustizia e quindi dobbiamo conoscere la parola di Dio. Ma non solo, dobbiamo anche rinnovare continuamente la nostra conoscenza biblica perché non sempre ciò che a noi pare essere giusto è anche veramente conforme alla scrittura.
Se poi ci rendiamo conto che c’è una evidente divergenza tra il comportamento di questa persona e l’insegnamento biblico, il nostro compito non è di giudicare ma di portare questa persona al ravvedimento parlandogli con la parola di Dio. Questo è il vero atto di amore verso un fratello o una sorella.
Per tale ragione, se sentiamo il dovere di richiamare un fratello o una sorella rispetto al loro comportamento è sempre necessario mettere in discussione prima noi stessi e capire bene quali sono i nostri sentimenti nei confronti di questa persona per poter riuscire parlare loro con amore. Amare costa fatica, soprattutto quando ci costringe a mettere in discussione noi stessi, le nostre convinzioni, i nostri sentimenti.
Perché il pericolo che c’è nel giudicare e nell’alimentare il pregiudizio è quello di cadere nell’ipocrisia. Conosciamo tutti ciò che ci insegna Gesù: “Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello”. (Matteo 7:5).
Amen


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