VIVERE NELLA LUCE

Proseguiamo la lettura del prologo del Vangelo di Giovanni, l’ultima volta abbiamo riflettuto sul significato del Logos, abbiamo visto che:

–              che non è qualcosa ma qualcuno.

–              che è Dio

–              che crea

–              che è vita

Abbiamo un Dio che Parla, che usa la Parola per creare ogni cosa, donare la vita, per rivelarsi alla sua creazione e per avere una relazione di amore con gli uomini.

Oggi parleremo di qualcosa che tutti conosciamo: la Luce.

Giovanni 1, 4-5: In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Scopriamo come la Bibbia inizia con la Luce e finisce con la Luce, vedremo come la Luce di Dio è diversa dalla luce del sole. Vedremo che la luce ha un nome: Gesù.

Il primo giorno

“Nel principio” Abbiamo già visto che Giovanni inizia il suo Vangelo tornando alle origini dell’universo.

Andiamo anche noi all’inizio della Bibbia.

Genesi 1:1-4 Nel principio Dio creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Dio disse: «Sia luce!» E luce fu.  Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre.

Notate una cosa strana? Dio crea la Luce il primo giorno, ma quando crea il sole e la luna? (Il quarto giorno.)

Cosa significa?

Il Vangelo di Giovanni (1,4-5) ci offre la chiave di lettura spirituale di questo fenomeno: – la Bibbia non ci sta parlando della luce fisica (dei fotoni). La luce del primo giorno è la presenza di Dio. Si tratta di una luce che emana un’illuminazione spirituale che dà inizio al tempo e all’ordine (Kosmos). È l’ordine che vince il disordine (Chaos).

Quando Dio finisce di creare, la Bibbia dice che tutto l’universo è un Kosmos: non c’è più confusione, ma tutto è al suo posto è tutto bello.

Quando il peccato entra nel mondo, il Kosmos rischia di tornare Chaos. Gesù viene proprio per ripristinare il Kosmos. (KOSMOS -> Cosmetica)

La luce è la prima creazione di cui Dio dice che è “buona”, ma anche che è “bella”. Dio gode nel vedere la bellezza di ciò che ha fatto. La bellezza della luce risiede nella sua capacità di rivelare la realtà così com’è. Senza luce, non c’è distinzione tra le cose; con la luce, ogni cosa riceve la sua dignità e il suo posto nel mondo.

La Città della Luce

Apocalisse 21:23 La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illuminino, perché la gloria di Dio la illumina, e l’Agnello è la sua lampada. 

Apocalisse 22:5 Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce del sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli.

La Bibbia si chiude con una visione stupenda. Nella Gerusalemme Celeste non serviranno più lampadine o il sole.

Dio stesso sarà la nostra Luce e noi risplenderemo insieme a Lui.

Giovanni descrive la città fatta d’oro e cristallo per dirci che in cielo tutto sarà limpido e trasparente: non ci saranno più bugie, segreti o ipocrisie.

La Bibbia inizia con Dio che crea la luce e finisce con l’umanità che vive per sempre immersa in essa.

Se questo è il piano di Dio, portarci dal buio della Genesi alla luce totale dell’Apocalisse, perché oggi facciamo così tanta fatica a vivere nella Luce?

Oggi vedremo che l’unico modo per godere di questa Luce meravigliosa è smettere di nasconderci e iniziare a essere onesti con Dio.

Giovanni 1, 4-5,9: In lei (Logos) era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.….9 La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. 

La Luce spende nelle nostre tenebre

Quale è la funzione della Luce?

Oggi si usa dire “Portare alla luce” che significa principalmente scoprire, rivelare o portare a conoscenza qualcosa che era nascosto, segreto o dimenticato. L’espressione si usa spesso in senso figurato per indicare la scoperta di verità, documenti o reperti, equivalente a “disseppellire” o “portare in evidenza” [Fonte Treccani]

La che non si spegne – “le tenebre non l’hanno sopraffatta”

Come reagisce l’uomo a questa Luce?

Si nasconde, si copre, “Questa Luce non mi deve illuminare”. L’uomo odia questa Luce, cerca di spegnerla, sopraffarla. Gesù deve morire o almeno deve illuminare altri, non me, non voglio vedere come sono!

Ci sono diversi modi per spegnere la Luce:

– ci sono cristiani che non riescono a frequentare una comunità, che evitano di avere relazioni con altri fratelli perché si sentono “controllati” o “giudicati”.

– altri non leggono la Bibbia e non pregano per evitare il confronto con la Verità

Il peccato cerca continuamente di “soffocare” la Luce.

Hanno provato a buttare Gesù giù da un precipizio, hanno provato a farlo tacere e a ridicolizzarlo di fronte alle folle, a crocifiggerlo. Ma la Luce di Dio non può essere “afferrata” o spenta dal male.

L’uomo non ha capito cosa portava di buono questa Luce e che ne aveva assolutamente bisogno.

Quando Dio entra nella nostra vita, la Sua Luce serve a rimettere ogni cosa al suo posto, a dare bellezza e dignità alla nostra esistenza. KOSMOS -> Cosmetica

Giovanni 3:19-21 Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie. Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio».

Chi vive delle proprie opere e della propria giustizia non vuole che queste vengano illuminate perché sa perfettamente che non reggerebbero alla Luce. Per questo le tiene nascoste. Invece se le opere sono da Dio non serve nasconderle.

Quale è il significato di tenebre e Luce in questo contesto?

Il tema è complesso e ci sono varie interpretazioni, la parola Luce viene usata tantissimo nella bibbia in contesti diversi e quale simbolo per diverse verità bibliche. Quanto dirò vorrei servisse per stimolare una riflessione personale in ciascuno di noi, anche ad un confronto, un dibattito tra di noi, non pretendo che venga accolta come una verità.

Oggi vorrei soffermarmi solo sull’aspetto evidenziato da Giovanni nei versetti che abbiamo letto, appoggiandomi alle parole della prima lettera di Giovanni. Lettera scritta per incoraggiare i primi cristiani, ancora giovani nella fede (usa spesso chiamarli “Figli miei”). Queste parole offrono spunti preziosi anche a noi: ci aiutano a riflettere su cosa significhi concretamente “vivere nella Luce” e a capire se stiamo camminando sulla strada giusta.

1 Giovanni 1:5-6 Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. 

Dio è Luce:

•             è verità,

•             è Santo,

•             è puro,

•             è senza peccato,

•             non c’è nulla di nascosto e nulla di segreto in lui.

camminiamo nelle tenebre:

Cosa sono le tenebre? È assenza di Luce. È la vita senza Dio, una vita dominata da Satana che ci tenta e ci porta a vivere nel peccato. (il Chaos della Genesi)

Sappiamo anche che tutti hanno peccato, non c’è nessun giusto, neppure uno, allora siamo tutti nelle tenebre?

Forse Giovanni non ci sta dicendo questo; ricordiamoci che abbiamo appena detto che sta scrivendo a persone che si dicono “cristiane” che quindi conoscono la Parola e sanno cosa è il peccato.

Pensiamo alla parabola del fariseo e il pubblicano nel vangelo di Luca,

Fariseo: religioso, timoroso di Dio, rispetta i comandamenti e dice di avere comunità con Dio.

–              Prega; ringraziando di non essere come gli altri peccatori

Pubblicano: sa’ di essere un peccatore e si sente talmente in colpa che non vuole nemmeno alzare gli occhi a Dio.

–              Prega: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!”

Sono nelle tenebre entrambi?

Entrambi dicono “Io so chi sono”:

–              Fariseo:                Io sono un giusto                ->     non ho bisogno di essere giustificato

–              Pubblicano: Io non sono un giusto -> ho bisogno di essere giustificato

Luca 18:14 Io vi dico che questo [il Pubblicano],  tornò a casa sua giustificato piuttosto che quello; perché chiunque s’innalza sarà abbassato, ma chi si abbassa sarà innalzato»

Molti cristiani hanno una motivazione sbagliata per non peccare, non peccano “perché c’è scritto così”, “perché non possono”, “perché è vietato”, “perché la chiesa o il pastore dicono di non farlo”.

Se però gli si chiede ma ti piacerebbe farlo? Risponde timidamente “SI”

Lo vorresti fare? “SI”

Perché non lo fai? “Perché non posso!”

Questa non è una vita nella Luce, è religione, è vivere di facciata.

Poi ci sono persone che:

•             hanno una comprensione sbagliata del peccato, non riconoscono il peccato

•             non vedono (o non vogliono vedere) il proprio peccato

•             giustificano il peccato

C’è una grande differenza tra il “sapere” che è male e “vedere” che è male.

Efesini 4:17-18 non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, 18 con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell’ignoranza che è in loro, a motivo dell’indurimento del loro cuore. 

•             Lo fanno senza rendersi conto, senza percepire il peccato. Non sentono che si stanno comportando in modo sbagliato e amorale. Il buio impedisce loro di riconoscere, di “vedere” il peccato. 

•             Dicono “sono a posto”, “non sono così male”, “rispetto tutti i comandamenti”, “tutti mi devono amare. Anche Dio mi deve amare. È tutto in ordine, meraviglioso”.

•             Vivono come il mondo. Dicono così è il mondo oggi, così si vive nel mondo. È normale!

•             Mettono l’IO al primo posto. Dicono, io sono così, io voglio questo, io ne ho diritto!

Ma per Dio è un abominio, sono nelle tenebre e le tenebre non possono avere comunità con Dio.

Non ci si rende conto di quanto Dio sia Santo e di quanto l’essere umano sia imperfetto. Di conseguenza, si vive solo per soddisfare i propri desideri egoistici, nell’avidità e nei piaceri.

Se diciamo di non aver peccato e Dio dice che siamo tutti peccatori uno dei due è un bugiardo!

1 Giovanni 1:10 Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo…

Mentiamo e inganniamo noi stessi

1 Giovanni 1:6 Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. 

1 Giovanni 1:8 Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. 

Se diciamo “io credo” , “sono cristiano”, se viviamo da “Salvati”, ma non abbiamo la consapevolezza del peccato e non lo riconosciamo siamo nelle tenebre e inganniamo noi stessi.

A chi diciamo questa bugia?

Questo inganno, non è solo una “bugia” raccontata agli altri, ma prima di tutto a noi stessi, ci inganniamo da soli! E’ un auto-inganno che ci impedisce di avere la vera libertà e gioia, ma che rovina anche l’immagine che diamo al mondo.

C’è una l’incoerenza tra parole e vita praticata

Se dichiariamo un’identità (cristiani) che non trova riscontro nelle nostre azioni, stiamo costruendo una falsa realtà.

Crediamo di essere a posto e di non aver più bisogno di perdono, ci giustifichiamo da soli. Abbiamo visto (Fariseo) che proprio chi dice di non avere peccato è “nelle tenebre” perché non riesce a vedere le proprie macchie e l’orgoglio rende la guarigione impossibile.

Diciamo non sono poi così male e troviamo mille giustificazioni, siamo campioni nel trovare scuse. Al posto di supplicare la giustificazione di Dio ci autogiustifichiamo.

Troviamo spiegazioni per dire che non è così grave o spostiamo la colpa su altri, oppure ci confrontiamo con gli altri e diciamo quanto sono più peccatori di noi:

  • “Guarda come si comporta, cosa ha fatto, io non sono poi così male”
  • “Guarda cosa ha rubato, io ho solo preso una penna dall’ufficio”

In verità sappiamo di essere colpevoli, la nostra coscienza ci parla ma non vogliamo riconoscerlo.

Preferiamo nascondere i nostri errori sotto il tappeto delle scuse!

Vi viene in mente qualche esempio?

  • Cosa posso farci se ho questi colleghi, questi fratelli, questa moglie.
  • Facciamo le vittime
  • Tendiamo a descrivere i nostri errori come eventi passivi
    • “ci sono cascato”,
    • “è capitato”

per non ammettere la pianificazione e la scelta attiva di peccare.

L’introduzione di domenica scorsa di nostro caro fratello mi ha fatto riflettere su questo inganno e sulle giustificazioni che siamo capaci di trovare, la Bibbia ci dà degli esempi molto pratici che vale la pena guardare perché siamo esattamente come loro.

Aronne: Quando Mosè gli chiede del vitello d’oro, lui risponde quasi che sia stato un incidente magico: “Ho buttato l’oro nel fuoco ed è uscito questo vitello” (mentre l’aveva modellato lui!). Aronne cerca di far sembrare il peccato come un incidente fatale, qualcosa che “è successo” indipendentemente dalla sua volontà.

Mi sono venuti in mente altri esempi di questo tipo, il più famoso è certamente quello di  Adamo ed Eva che fanno lo “scaricabarile”. Quando Dio chiede conto del peccato, nessuno dice: “Ho sbagliato”:

  • Adamo incolpa la donna (e indirettamente Dio),
  • Eva incolpa il serpente.

Qui vediamo come spesso giustifichiamo il nostro peccato presentandoci come vittime delle circostanze o delle persone che Dio stesso ha messo sulla nostra strada.

Il Re Saul è un esempio di come si può usare la “buona intenzione” per coprire la disubbidienza. Dio aveva ordinato di distruggere tutto ciò che apparteneva agli Amalechiti, ma Saul risparmiò il bestiame migliore. Quando il profeta Samuele lo interroga, Saul risponde che il popolo ha tenuto il meglio “per offrirlo in sacrificio al Signore” . In realtà Saul voleva il bottino e temeva il giudizio del popolo più di quello di Dio.

Possiamo cercare di “santificare” un peccato dando una motivazione spirituale a una scelta che è solo puro egoismo o mancanza di fede.

Ancora Saul, quando a Gilgal prima di affrontare l’esercito dei Filistei fu colto dall’impazienza e decise di offrire lui stesso il sacrificio scaricando la responsabilità su Samuele stesso e sul popolo.

In pratica, sostiene di essere stato costretto dalle circostanze e dalle colpe di altri.

Pilato: Si lava le mani per dire “non è colpa mia”, anche se avrebbe avuto il potere di fermare l’ingiustizia.

Il dire “non è colpa mia, non potevo fare altrimenti” sono forme sottili di giustificazione per non prenderci la responsabilità morale delle nostre mancanze.

Come si esce da questo inganno?

1 Giovanni 1:9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 

Per Giovanni, l’antidoto all’inganno non è lo sforzo di essere perfetti, ma la trasparenza.

Esporci alla Luce per “vedere”!

Questo versetto introduce la confessione: ammettere la realtà dei propri errori rompe l’illusione e permette alla “Luce” di entrare. In pratica, smettere di fingere è il primo passo per camminare nella verità. Giovanni non sta chiedendo la perfezione assoluta (infatti parla del perdono dei peccati), ma chiede di praticare la verità, essere onesti riguardo ai propri errori e portarli davanti a Dio.

Spesso nelle preghiere collettive diciamo “Signore perdona i nostri peccati”, in generale, perché è meno doloroso. Lo facciamo con sincerità, ma quali peccati stiamo pensando? La guarigione inizia quando diciamo: “Signore, perdona il mio peccato, io ho sbagliato”.

Preferiamo tacere e evitare che si sappia, nascondendo i nostri peccati per evitare di essere giudicati dai nostri fratelli, … “cosa penserebbero se sapessero?”, “come mi tratterebbero i fratelli?”. Non vogliamo ammettere che abbiamo peccato, che abbiamo fallito! In questo modo facciamo vincere le tenebre (Satana!) e non possiamo avere la gioia di vivere in libertà all’interno della nostra comunità.

Come potrebbero cambiare le nostre serate di preghiera se facessimo tutti un atto di umiltà confessando e pregando per i nostri peccati personali, certo non si può fare così dall’oggi al domani, deve nascere prima un grande rapporto di complicità, di amore fraterno e di fiducia. Condividere un “peso” chiedendo “ho fatto questo peccato pregate per me”.

Ma prima di arrivare a questo dobbiamo fare un passo in noi stessi ed essere disposti a riconoscere:

Romani 7:18 Difatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.

  • “Io sono un peccatore e non ho motivi per giustificarmi”
  • “Ho sbagliato”

Il coraggio dell’umiltà: Ammettere il fallimento ci rende liberi.

E’ una apparente contraddizione, come facciamo a dire di essere nella “Luce” se continuiamo a peccare e sappiamo che continueremo a farlo? Se abbiamo capito che Dio è Santo, puro e odia il peccato come facciamo ad avere comunità con Lui?

Lo scopo della Luce è proprio quello di farci rendere conto del nostro stato e portarci a capire che abbiamo bisogno del sacrificio di Gesù per della sua giustizia per poter avere comunione con Dio. Questo può avvenire solo se ci facciamo “illuminare”

Se cerchiamo di spegnere la Luce per non vedere lo sporco, lo sporco resta lì. Se lasciamo che la Luce entri, Dio può pulire.

Non aver paura di mostrare i tuoi sbagli a Dio. Non cercare di “autogiustificarti” cercando scuse. La Giustificazione è un regalo (Grazia) che Dio fa solo a chi smette di fingere.

Cristiani che vivono nella Luce non sono quelli che non sbagliano mai ma quelli che e dicono:

  • io vedo il mio peccato,
  • riconosco che non sono puro e santo.
  • mi rendo conto di non poter avere comunione con Dio in questo stato
  • non voglio più peccare perché “vedo” che è male
  • comprendo di avere bisogno dell’opera di salvezza di Gesù
  • ringrazio e lodo Gesù per questo dono
  • scelgo  di non peccare più per amore di Gesù
  • se sbaglio (e continuerò a sbagliare) sono triste e mi dispiace

1 Giovanni 2:1 Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. 2 Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati,

Scegliamo oggi di vivere nella Luce: non è la strada di chi non sbaglia mai, ma la strada di chi è abbastanza onesto da farsi rialzare dal Padre.

Attenzione però a non cadere nell’inganno di chi pecca sapendo di peccare, di chi lo fa coscientemente confidando sul fatto che Gesù ha già pagato anche per i peccati passati, presenti e futuri!

Gesù e venuto sulla terra per due scopi principali, per illuminare e salvare:

  • La Luce è venuta nel mondo per illuminare ogni uomo
  • L’uomo per natura si nasconde dalla Luce
  • Ma chi non si nasconde ha la possibilità di vedere il proprio stato
    • rendersi conto del proprio stato
    • chiedere perdono
    • accettare il dono della salvezza

Amen

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