Abraamo a Gherar

Durante l’ultima predicazione abbiamo parlato della tragica vita di Lot e delle gravi conseguenze per la sua famiglia e la sua discendenza. Abbiamo anche visto come Dio confermò ad Abraamo e a Sara che avrebbero avuto un figlio. E questo nonostante che ambedue non erano più in grado di procreare. Abraamo e Sara risero dentro di sé di quella promessa perché in cuor loro la ritenevano impossibile. Ma il Signore rispose loro: Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il SIGNORE? Al tempo fissato, l’anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio (Genesi 18:14).

Vorrei fermarmi subito un istante per chiedere a tutti noi: Crediamo veramente che il nostro Dio onnipotente possa fare ogni cosa? Lo crediamo anche quando preghiamo il Signore da tanto tempo senza vedere risolta una situazione difficile, che ci turba profondamente e che ci arreca dolore e tristezza? Se dopo anni di preghiera non vediamo esaudite le nostre richieste, potremmo anche essere tentati di pensare che il Signore non può intervenire. Ma questo è un pensiero sbagliato che ci porta lontano dalla fede che dovremmo sempre avere in Dio.

In caso di mancata risposta alle nostre preghiere dobbiamo riflettere sul perché di un tale comportamento da parte di Dio e dobbiamo porci alcune domande fondamentali. Per prima cosa dobbiamo chiederci se veramente crediamo nell’onnipotenza di Dio. Stiamo pregando con fede? Se la risposta è: Sì, allora possiamo porci la seconda domanda: Per quale motivo, nonostante la mia fede, Dio non interviene? Quasi sempre la risposta possiamo trovarla esaminando noi stessi.
L’apostolo Paolo è stato confrontato con un’esperienza del genere. Satana aveva piantato una spina nella carne di Paolo, ma Dio non gliela voleva togliere, nonostante le preghiere di Paolo. Paolo, riflettendo su questo arrivò a capire che questo era voluto da Dio per evitare che lui si insuperbisse. Così, grazie a questa preghiera non esaudita, Paolo capì che il problema nella sua vita era la sua superbia. Ecco, questo è un grande insegnamento per noi tutti.

Tornando ad Abraamo e Sara riassumiamo ora che cosa viene narrato nel capitolo 20 di Genesi e vedremo così anche le conseguenze di tale incredulità.

Abraamo decide di andare verso sud e arriva così a Gherar. Questa città si trovava vicino a Gaza (che tristemente oggi conosciamo tutti). A quei tempi Gherar era la capitale dei Filistei dove risiedeva il loro re: questo re si chiamava Abimelec.
A questo punto devo fare un altro breve inciso per dire che i filistei di cui parla la Bibbia sono considerati gli antenati degli attuali palestinesi. La Bibbia parla dei filistei come del popolo che maggiormente si è opposto (anche militarmente) al popolo ebraico. Lo ha fatto per centinaia di anni, sia ai tempi di Sansone che del re David. Ai tempi di Abraamo, però, i filistei vivevano in pace con gli altri popoli e il popolo ebraico non esisteva ancora. Quindi i filistei di Abimelec erano diversi da come ce li immaginiamo di solito e tra poco capiremo anche perché.
La Bibbia non ci dice perché Abraamo andò nella terra dei filistei, ma probabilmente ci andò senza consultare il Signore. Pertanto, Dio lo mise alla prova e la Bibbia ci racconta di una situazione alquanto imbarazzante per Lui e Sara.

Abraamo compie lo stesso errore che fece quando andò in Egitto quando raccontava a tutti che Sara era sua sorella. E siccome Sara era di bel aspetto, il re Abimelec la volle sposare. A quel punto Dio interviene e compie qualcosa che forse ci può risultare strano: Dio parla direttamente ad un re pagano. Infatti, entra nei sogni di Abimelec per avvertirlo che Sara era già sposata con Abraamo.

Abimelec conversa in sogno con Dio e gli dice che lui ha deciso in buona fede di sposare Sara perché Abraamo gli aveva detto che Sara era sua sorella. E anche Sara glielo aveva confermato. Dio conforta Abimelec dicendo di sapere della sua buona fede e che era intervenuto per evitare che lui peccasse. Gli ordina così di restituire Sara a suo marito, perché altrimenti sarebbe morto lui e tutta la sua casa.

Abimelec chiama allora Abraamo per chiedergli ragione del suo comportamento e per sapere perché lo ha indotto a commettere un così grave peccato. Abimelec era arrabbiato con Abraamo, perché a causa della grave menzogna, aveva rischiato di peccare contro Dio e di morire. Abraamo cerca di trovare delle scuse, ma nessuna delle sue motivazioni sono convincenti (anche perché non era la prima volta).

Abimelec restituisce Sara a suo marito e la ristabilisce di fronte a tutto il popolo. Inoltra, dona ad Abraamo servi, buoi e mille pezzi di argento. Abraamo prega Dio, Abimelec viene guarito e sua moglie con tutte le sue serve tornano ad essere fertili.

I dialoghi di Abimelec con Dio e con Abraamo sono molto interessanti e ci rivelano alcune cose su come Dio parla ai pagani e ai credenti, ma ci dice anche che l’adulterio è un peccato che Dio considera molto grave.

Dio parla anche ai pagani
Dio è in grado di parlare con chiunque, credente o non credente che sia. Abimelec temeva Dio e il Suo giudizio e ciò ci insegna che ai tempi antichi il timore di Dio era molto diffuso tra i popoli. Non possiamo dire la stessa cosa riguardo ai nostri tempi.

Nei secoli, l’arroganza degli uomini è cresciuta molto e sempre più persone non credono che esista un Dio onnipotente. Questa cosa vale anche per il mondo occidentale, dove il cristianesimo si è diffuso grandemente fino alla fine del diciannovesimo secolo, ma in seguito, il timore di Dio ha perso molto terreno e oggi è molto facile incontrare persone che dicono apertamente che Dio non esiste.

Ma la domanda di oggi è: Dio parla ancora con i non credenti? Io credo di sì e credo che lo faccia con lo scopo principale di portarli alla fede. Non lo fa necessariamente entrando nei loro sogni, ma certamente lo fa attraverso la testimonianza dei Suoi figli. Tutti coloro che credono in Gesù sono portatori di un messaggio di salvezza.
Dio affida loro il messaggio giusto nel momento giusto.
Per quanto ci riguarda, possiamo dire che a noi rimane solo il compito di farci trovare pronti quando arriva il momento prefissato da Dio. Per questo motivo, dobbiamo sempre chiederci se siamo pronti a testimoniare in ogni circostanza.

Ma non dimentichiamo che Dio, così come ha messo alla prova Abraamo, può mettere alla prova anche noi. Non dobbiamo mai dimenticare che anche noi potremmo trovarci in imbarazzo di fronte a una persona non credente che ci richiama ad assumere un comportamento conforme all’insegnamento cristiano.

Dobbiamo sempre considerare che Dio può utilizzare delle persone per richiamarci e per evitare che facciamo degli errori di cui poi dobbiamo pentirci.
Nel caso di Abraamo e Sara, Dio è intervenuto attraverso un’altra persona perché stavano per fare un errore che avrebbe avuto conseguenze molto gravi e irreversibili.
Ma anche oggi Dio può intervenire nella nostra vita attraverso una persona e di solito lo fa attraverso un fratello o una sorella. Stiamo quindi sempre ben disposti nei riguardi di chi ci critica, soprattutto se condivide con noi la medesima fede e il medesimo Spirito, perché se Dio può usare anche degli infedeli per farci evitare il male, quanto più utilizzerà dei fratelli e delle sorelle per farci del bene.

La parola di Dio non fa sconti a nessuno e in questa storia ci parla di una dura lezione morale al padre della fede. Abraamo si ritrova infatti a dover subire una lezione morale da parte di un re pagano. La cosa è sorprendente, ma ricordiamoci che è stata scritta anche per insegnare a noi cristiani di questo secolo, che noi non siamo in nessun modo megliori dei pagani. Un fratello di Varna diceva:
Un cristiano non è meglio degli altri, è solo stato messo in una posizione migliore.

L’umiltà è una delle più importanti virtù cristiane e Gesù ne è l’esempio più grande. Quando un credente perde la sua umiltà ha già messo il piede fuori dal sentiero del Signore. Abraamo pensava di farla franca con la storiella della moglie/sorella e forse ce l’avrebbe anche fatta con Abimelec, ma di certo non ce l’ha fatta con il Dio.
Dio vede ogni cosa ed è solo grazie a Lui che si è potuto evitare il peggio.
Il prezzo che ha dovuto pagare Abraamo, ovvero la sua umiliazione, è irrisorio confronto a ciò che poteva significare l’unione completa tra Sara e il re dei Filistei.

Dio aveva promesso che Isacco sarebbe nato entro un anno e loro cosa fanno?
Si mettono da soli nei pasticci rischiando fortemente che il primo figlio di Sara non sia quello di Abraamo, ma quello di un re pagano. Ma nessun uomo può sovvertire i piani di Dio e nemmeno Satana ci può riuscire. Dio sa come ottenere il suo scopo. Lo fa preferibilmente insieme a noi, ma lo fa anche contro di noi, se necessario.

Questa storia non solo ci conferma che siamo tutti peccatori, ma ci dice anche che anche i più fedeli tra di noi, possono essere dei peccatori seriali. Abraamo e Sara avevamo già recitato la commedia della fratellanza davanti al Faraone d’Egitto. Dio li aveva fermati e se ne erano tornati a casa coperti di regali, ma anche di vergogna. E adesso, dopo più di 10 anni, li ritroviamo a recitare la stessa commedia. Incredibile.

Ma non illudiamoci cari fratelli e care sorelle, noi non siamo di certo meglio di loro. Quante volte ci mettiamo da soli in situazioni a dir poco imbarazzanti e a volte anche pericolose ricadendo negli stessi errori e commettendo gli stessi peccati?
Per quanto mi riguarda non saprei dirvi quante volte mi è capitato. Ma quello che vi posso dire è che ogni volta sono costretto a rifletterci sopra e a umiliarmi, perché solo così posso ritrovare la sintonia con il Signore.
È importante non banalizzare i nostri errori, soprattutto se sono sempre gli stessi.

Detto questo, è anche molto importante credere in ciò che Paolo ci dice per incoraggiarci. Prima lettera ai Corinzi, capitolo 10, versetti 12 e 13: Perciò, chi pensa di stare in piedi guardi di non cadere. Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via di uscirne, affinché la possiate sopportare.

L’adulterio è un peccato grave
Questa storia ci permette anche di riflettere su un peccato molto grave: l’adulterio. Ai tempi di Abimelec esso significava morte e infertilità, ovvero la fine di una persona e della sua discendenza. Sul piano spirituale ciò significa giudizio divino e nessuna eredità nel regno di Dio. Sul piano materiale esso significa naufragio familiare e sofferenza. Non dobbiamo in alcun modo sottovalutare questo peccato, perché se è vero che grazie a Gesù ogni peccato può essere perdonato, è anche vero che i peccati possono avere conseguenze anche molto gravi e durature.

Ma perché la Scrittura ci dice che l’adulterio è un peccato grave?

Nel peccato dell’adulterio noi disonoriamo il nostro corpo che invece dovrebbe essere consacrato al servizio del Signore. Insudiciamo quello che la scrittura definisce “il tempio dello Spirito Santo”. Leggiamo cosa dice a proposito l’apostolo Paolo nella prima lettera ai Corinzi, capitolo 6, versetti da 18 a 20: Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l’uomo commetta è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo.

Inoltre, nel peccato dell’adulterio noi disconosciamo il valore simbolico che il matrimonio ha agli occhi di Dio e diamo una cattiva testimonianza al mondo. La Bibbia ci insegna che il matrimonio tra un uomo e una donna è immagine dell’unione tra Gesù e la Sua chiesa. Amare la propria moglie o il proprio marito come Gesù ama la propria chiesa è un comandamento importante. È un comandamento difficile da realizzare e spesso porta poche gioie e di tanti dolori, ma è ricco di benedizioni.

Nel peccato dell’adulterio, illudendoci di trovare una nuova fonte di felicità, generiamo invece sofferenza. La felicità è effimera e tende a svanire in fretta, ma la sofferenza è profonda e tende a restare a lungo. Essa lascia spesso tracce durature, e volte indelebili e indimenticabili. Questo vale non solo per i diretti interessati, ma anche per i figli e per chi altro subisce questa situazione senza averne alcuna colpa.

La Bibbia parla spesso di questo problema. Per avere un’idea di quanto Dio abborrisca l’infedeltà coniugale, consideriamo il fatto che, a causa delle sue azioni malvagie, Gerusalemme viene descritta da Isaia come una prostituta. Gli idolatri e i capi corrotti del popolo vengono definiti come discendenti di una prostituta. Ma l’esempio forse più importante e famoso ci viene dal libro della Apocalisse in cui Babilonia la grande viene definita la madre delle prostitute e delle abominazioni della terra. Non esattamente un complimento, direi. Se pensiamo anche a quale sarà la fine di Babilonia la grande, abbiamo un’idea di come Dio considera l’adulterio.

Non mi dilungo oltre su questo importante e vastissimo tema perché voglio arrivare al termine della storia che ci parla degli errori di Abraamo e Sara.

Le conseguenze degli errori
Questi avvenimenti e questa propensione di Abraamo e Sara a disconoscere il grande valore della fedeltà coniugale ha segnato anche la vita di Isacco, ovvero di quel figlio così tanto desiderato e a lungo atteso. Il comportamento dei genitori produce riflessi anche sui figli, anche se questi non sono fisicamente presenti quando si compiono delle azioni moralmente detestabili e peccaminose.

Vi voglio così riferire di una storia che la Bibbia ci racconta qualche capitolo più avanti, ovvero al capitolo 26 di Genesi. Questa storia riguarda Isacco e Abimelec e ci fa vedere come Isacco compia quasi istintivamente lo stesso errore dei genitori.

Isacco era già un uomo adulto ed era padre due figli quando il Signore fece venire una carestia nel paese dove abitava. Andò allora a Gherar, dal re Abimelc. E per paura di essere ucciso diceva a tutti che Rebecca era sua sorella e non sua moglie. Questa volta però non ci fu bisogno dell’intervento diretto del Signore, perché Abimelec si accorse da solo che tra Isacco e Rebecca c’era qualcosa di più di una semplice fratellanza. Chiamò così Isacco e lo sgridò perché aveva messo in pericolo il re e tutto il suo popolo. Evidentemente, Abimelec si ricordava bene di ciò che era accaduto anni prima con Abraamo e Sara, mentre Isacco seguiva il suo istinto.

Vedete, anche se Dio fermò per tempo Abimelec, evitando che lui si unisse nella carne con Sara, rimane il fatto che nel cuore di Abraamo e Sara questo adulterio di fatto era già stato commesso. Leggiamo dal Vangelo di Matteo, capitolo 5, versetto 28, che cosa dice Gesù in merito all’adulterio: Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

Gesù non usa mezze misure e ci dice chiaramente che il peccato viene commesso prima di tutto nel nostro cuore. Ciò che Abraamo e Sara avevano nel cuore lo ritroviamo anche nel cuore di Isacco. Questo peccato avrebbe potuto avuto avere conseguenze importanti e irreversibili, perché se Abimelec si fosse unito con Sara, Isacco non sarebbe nemmeno nato. Fu solo grazie a Dio che ciò non avenne.

Da ciò possiamo imparare che il peccato commesso nel cuore può produrre delle conseguenze concrete, che queste conseguenze possono manifestarsi anche a distanza di anni e che possono avere effetti anche su persone innocenti.

Per concludere possiamo quindi dire che la storia di oggi ci insegna due cose:

Tutti noi dobbiamo badare di non cadere in errore. Dobbiamo restare sempre umili e considerare che Dio può usare ogni persona per avvisarci, per richiamarci e per evitare che cadiamo. Non rifiutiamo quindi l’ammonimento di fratelli e sorelle.

Tuti noi abbiamo una responsabilità verso il prossimo (coniuge, figli, fratelli, amici, ecc.). Essa comincia dal sentirsi responsabili davanti a Dio, non solo per ciò che facciamo o non facciamo, ma anche per quello che abbiamo nel nostro cuore.

Amen

CATEGORIES:

I patriarchi

Tags:

Comments are closed