Isacco viene, Ismaele va

Finalmente è nato! Il tanto atteso figlio di Sara ed Abramo è venuto al mondo. La promessa di Dio si è compiuta dopo 25 anni, finalmente. La Bibbia specifica che alla nascita di Isacco, Abramo aveva 100 anni e da altri passaggi biblici sappiamo che Sara ne aveva 90! Ma non solo, la Bibbia ci dice anche che Sara allattò Isacco fino al tempo in cui fu divezzato. Che grande miracolo, che grande dimostrazione di potenza da parte di El-Shaddai, il Dio onnipotente, il Dio di Abramo, il Dio della Bibbia! Isacco è nato in modo miracoloso e pertanto è il figlio della promessa. Da Isacco discende il popolo ebraico, il popolo eletto di Dio e quindi Gesù. Con la nascita di Isacco, Dio aggiunge un tassello al Suo piano eterno per la salvezza degli uomini.

Abramo fece una festa per celebrare il momento in cui Isacco finì di essere allattato. Isacco aveva superato i primi anni di vita e poteva iniziare il suo percorso di crescita per diventare l’erede della casa del patriarca Abraamo. Questa era una eredità enorme, non tanto per le ricchezze materiali di Abraamo, quanto per la ricchezza delle promesse di Dio in merito alla discendenza di Abraamo e del popolo ebraico.

A questo punto però nasce un grande problema. Circa 10 anni prima Abraamo si era unito alla sua serva egiziana Agar dalla quale ebbe il suo primo figlio, Ismaele. Secondo le leggi pagane del tempo, questa era una pratica consentita alle coppie che non potevano avere figli a causa dell’infertilità della moglie. Era pertanto consentito al capofamiglia di unirsi con una schiava. Il figlio di questa unione sarebbe diventato a tutti gli effetti il figlio della padrona di casa e avrebbe ereditato dal padre.

Con la nascita di Isacco questa legge pagana viene però superata nei fatti, perché Sara non era più sterile e suo figlio era di fatto diventato l’erede legittimo di Abraamo. Non dobbiamo quindi stupirci se Sara, di fronte all’evidente conflitto tra Ismale e Isacco, chiede ad Abraamo di mandare via Agar e suo figlio Isamaele.

A questo punto vorrei però fermarmi un attimo per chiarire che allontanare un figlio da casa non è una cosa che al giorno d’oggi è tollerabile o condivisibile. 4.000 anni fa eravamo in un periodo della civiltà umana in cui determinate cose erano tollerabili e venivano anche pratiche, ma al giorno d’oggi questo esempio di Sara e Abraamo non può e non deve essere seguito, tantomeno da una famiglia cristiana. L’insegnamento che ci viene dal Nuovo Testamento parla chiaramente di amore per il prossimo e di responsabilità nelle relazioni familiari. Mandare via un figlio di casa quando non è ancora indipendente o comunque maggiorenne, non è assolutamente cosa da fare.

Per tornare alla nostra storia, leggiamo che Abraamo rimane molto addolorato. E chi non lo sarebbe? Gli veniva chiesto di separarsi da un figlio che lui amava e che non avrebbe mai più visto. Dobbiamo però considerare che questa sofferenza è il frutto di un errore commesso da Abraamo qualche anno prima quando si unì ad Agar per avere un figlio. Abraamo avrebbe invece dovuto confidare nel Signore e nella Sua promessa, ovvero che era da Sara che sarebbe nato il suo erede.

Io credo che chiunque tra di noi possa capire il dramma in cui si trovava Abraamo e che questa era una decisione estremamente difficile da prendere. Cosa doveva fare Abraamo? Ascoltare Sara e cacciare di casa Ismaele e Agar, o piuttosto ascoltare i suoi sentimenti e imporre a Sara di accettare Agar e suo figlio; considerato anche il fatto che era stata proprio Sara a dargli l’idea di avere un figlio con Agar.

Di fronte a un tale dilemma una persona credente si rivolge al Dio onnipotente per chiedere saggezza e credo che Abraamo abbia supplicato Dio riconoscendo la propria incapacità di risolvere un problema così grande. E Dio non ha fatto mancare la Sua risposta e la Sua misericordia. Dio parla con Abraamo e gli dice di fare ciò che chiede Sara, ovvero di mandare via Ismaele. Gli dice anche di non preoccuparsi per perché da lui nascerà una nazione. Dio conferma che il destino di Ismaele non è nelle mani di Abraamo, ma nelle mani di Colui che conosce ogni cosa, anche il futuro.

Dio conferma così che da Abraamo discenderanno due popoli e che tutto questo fa parte del Suo piano eterno. Abraamo diventerà padre sia del popolo ebraico, che del popolo arabo. Sappiamo però che Dio aveva già chiarito che la discendenza del Suo popolo eletto, sarebbe venuta da Isacco e non da Ismaele. Sappiamo anche che tra questi due popoli ci sarà un conflitto millenario che perdura anche ai giorni nostri. Tuttavia, Isacco e Ismaele vissero in pace tra loro e la Bibbia ci racconta anche che dopo qualche anno si ritroveranno per dare l’ultimo saluto al loro padre.

Abraamo allontana Agar e suo figlio e lei lo prende sulle spalle e comincia a vagare nel deserto. Quando le provviste e l’acqua che ha ricevuto da Abraamo finiscono, Agar capisce che la morte sta per arrivare. Lascia così suo figlio sotto un albero e si mette a piangere dalla disperazione. Ma Dio non li ha persi di vista e non ha mai cessato di ascoltare la voce di Ismaele. Dio interviene personalmente parlando con Agar e le dice di aprire gli occhi perché giusto di fronte a lei c’era un pozzo d’acqua. Dio salva così Agar e Ismaele dalla morte. La Bibbia ci dice anche che Dio era con il ragazzo e che gli consentì di crescere e di diventare un tiratore d’arco e di stabilirsi nel deserto di Paran (che si trova nella parte settentrionale dell’Arabia Saudita).

A tal riguardo vorrei fare un breve riflessione su questa operazione di salvataggio che Dio opera nei confronti di Agar e Ismaele. Nei momenti di grande sofferenza, quando ci sembra che il mondo ci crolli addosso, è facile perdere ogni speranza e lasciarsi andare alla disperazione. Ma è proprio in questi momenti che Dio si rivela in tutta la Sua grande misericordia. E così come ad Agar è stato sufficiente alzare gli occhi per vedere il pozzo con l’acqua, così anche noi siamo chiamati ad alzare gli occhi al cielo per vedere la via di salvezza che Dio offre a chiunque si rivolge a Lui con un cuore affranto. Molti cristiani in situazioni analoghe hanno alzato gli occhi, hanno visto la croce di Gesù, hanno accettato il Suo dono e sono rinati.

Il capitolo 21 di Genesi prosegue parlandoci dell’alleanza tra Abraamo e il re dei filistei, Abimelec. Ci parla del pozzo scavato da Abraamo a Beer Sheba, una città all’estremo sud di Israele, capitale del deserto del Negev. Abraamo si stabilisce così in modo permanente nella terra di Canann e il capitolo 21 termina con queste parole: Abraamo abitò molto tempo come straniero nel paese dei Filistei.

Il Vecchio Testamento alla luce del Nuovo

Come sempre, dopo aver letto la storia biblica, dobbiamo chiederci anche quali siano gli insegnamenti che possiamo applicare ai giorni nostri tenendo però presente che non tutto ciò che hanno fatto Abraamo e Sara sono esempi di imitare.

Pensiamo ad esempio all’unione tra Abraamo e Agar suggerita e voluta anche da Sara. Una cosa non voluta da Dio e che al giorno d’oggi è anche totalmente contraria alle leggi di questo nostro mondo. Ma pensiamo anche ad Abraamo che caccia di casa la sua seconda moglie e il suo bambino e li manda a vagare nel deserto. Anche questa è una cosa che ai giorni nostri è impensabile e anche punibile legalmente.

Eppure, se è vero che l’unione tra Abraamo e Agar non è mai stata voluta e accettata da Dio, la cacciata di casa di Agar e Ismaele è stata esplicitamente approvata dal Dio di Abraamo, dal nostro Dio. Che insegnamento possiamo allora ricavare da questa storia avvenuta 4.000 anni fa? Come dobbiamo leggere questa storia del Vecchio Testamento in modo tale da ricavarne un’indicazione praticabile per la nostra vita?

Leggere il Vecchio Testamento con gli occhiali spirituali del Nuovo Testamento

Il Vecchio Testamento va sempre letto e capito alla luce di quello che ci insegna il Nuovo Testamento. Quando leggiamo il Vecchio Testamento, non dobbiamo dimenticarci degli insegnamenti di Gesù e degli apostoli. Dobbiamo metterci gli occhiali spirituali del Nuovo Testamento sapendo che tutto quello che è scritto è stato scritto per istruirci. Stamattina cercherò di darvi un paio di esempi a riguardo.

Quella di oggi è una bella storia del Vecchio testamento perché ci parla di una nascita e dell’adempimento di una promessa di Dio. Ma è anche una storia crudele, terribile e dolorosissima. Una storia in cui Dio deve interviene per sistemare il danno fatto in precedenza a causa della fede vacillante di Abraamo e Sara. Una storia che ci parla delle tragiche conseguenze che anche noi possiamo generare e subire se seguiamo la nostra carne, ovvero i nostri istinti, le nostre passioni, le nostre idee; ivi comprese quelle che a noi sembrano idee geniali e molto ragionevoli.

Però questa storia fa anche risaltare la misericordia di Dio verso le vittime innocenti dei nostri errori. Così come Dio è andato in soccorso di Ismaele e Agar, così Dio può ancora oggi dimostrare bontà e compassione verso coloro che subiscono delle ingiustizie causate in buona fede da dei figli di Dio. E noi dobbiamo fare altrettanto.

Vi ricordate di Malco? Malco era il servo del sommo sacerdote a cui Pietro ha tagliato un orecchio con la spada nel goffo tentativo di difendere Gesù dalle guardie che erano venute ad arrestarlo. Che cosa ha fatto Gesù? Ha riattaccato l’orecchio a Malco. Ha compiuto un miracolo di misericordia nei confronti di una vittima innocente che aveva subito un danno per l’eccesivo zelo di un discepolo di Gesù che pensava di aiutarlo usando una spada.

Vi siete mai chiesti per quale motivo la Bibbia, il libro eterno, cita esplicitamente il nome di Malco? Per quale motivo il nome di Malco deve essere ricordato per l’eternità? In fin dei conti si tratta di una persona non credente che voleva arrestare Gesù per condannarlo a morte e in nessuna parte ci viene detto che lui si sia mai pentito di questo. Pensate che il suo nome sia citato nel libro eterno per denigrarlo per l’eternità o dobbiamo forse capire qualcosa d’altro?

Io dico che il suo nome viene citato per ricordare a tutti noi che il fanatismo cristiano può generare vittime innocenti; esseri umani che meritano invece la misericordia di Dio e quindi anche la nostra. Noi non sappiamo che cosa c‘era nel cuore di Malco, ma evidentemente Gesù sapeva che quest’uomo meritava misericordia. Gesù ha cancellato l’atto violento di un suo discepolo perché ha fatto qualcosa che Gesù non gli aveva mai chiesto. Infatti, sapete cosa dice Gesù a Pietro? Leggiamolo insieme dal Vangelo di Matteo, capitolo 26, versetti 52 e 53:
52
Allora Gesù gli disse: «Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada. 53 Credi forse che io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni d’angeli?

L’altro esempio che vi voglio portare è molto più autorevole del mio, perché è l’apostolo Paolo a illustrarlo. È un esempio importante perché ci fa capire come Paolo sia stato ispirato dallo Spirito Santo per annunciare un’importante verità biblica che è valida ancora oggi. Apriamo la lettera che Paolo scrive alle chiese dalla Galizia. È un testo abbastanza lungo e vi prego di leggerlo insieme a me.
Lettera ai Galati, capitolo 4, i versetti da 22 a 31:
22 Infatti sta scritto che Abraamo ebbe due figli: uno dalla schiava e uno dalla donna libera; 23 ma quello della schiava nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virtù della promessa. 24 Queste cose hanno un senso allegorico; poiché queste donne sono due patti; uno, del monte Sinai, genera per la schiavitù, ed è Agar. 25 Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, che è schiava con i suoi figli. 26 Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre.
25 Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, che è schiava con i suoi figli. 26 Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre. 28 Ora, fratelli, come Isacco, voi siete figli della promessa. 29 E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello che era nato secondo lo Spirito, così succede anche ora. 30 Ma che dice la Scrittura? «Caccia via la schiava e suo figlio; perché il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della donna libera». 31 Perciò, fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della donna libera.

Paolo legge la stessa storia che abbiamo letto noi e ne ricava un insegnamento di fondamentale importanza per i cristiani della Galizia che erano in pericolo di perdere la fede nella salvezza per grazia e che stavano per ritornare a compiere le opere della legge mosaica.

Sin dal principio del suo viaggio verso Canaan, Dio aveva promesso ad Abraamo una discendenza così numerosa come la polvere della terra. Ma Abraamo e Sara, stanchi di aspettare, hanno preso la scorciatoia della legge umana per giungere all’obiettivo promesso da Dio. L’unione tra Abraamo e Agar era un tentativo di adempiere con mezzi umani alla promessa di Dio. E questo è stato un errore.  Questo insegnamento di Paolo è attuale anche ai giorni nostri.

Ogni scorciatoia umana che prendiamo nella nostra vita spirituale non ci porta all’obiettivo, ma bensì alla schiavitù della legge e quindi alla perdita della speranza nella salvezza. Nessuna opera che compiamo secondo i dettami di una religione è un’opera gradita a Dio e non ci avvicina in alcun modo alla salvezza e alla pace interiore che solo la fede nell’opera redentrice di Gesù può dare. Nessun uomo può aiutare Dio a compiere la Sua opera, nessuna opera umana potrà mai aggiungere nulla all’opera perfetta che Gesù ha compiuto sulla croce.

Il piano di Dio era di avere un popolo che discendesse da un figlio nato in forza di un evidente intervento divino, una cosa umanamente impossibile. E questo ci fa capire ancora una volta di più che solo Dio è l’artefice di ogni opera salvifica. Solo lui è il futuro a cui noi possiamo aspirare per poter entrare nella Gerusalemme celeste.

Questa è la salvezza che Dio offre a tutti gli uomini che accettano di incamminarsi verso la Gerusalemme celeste. Proprio come Abraamo si è incamminato verso la terra promessa fidandosi della promessa di Dio, così Dio ci chiede di avere fiducia in Gesù e nelle Sue promesse. Abraamo si è fidato di Dio, noi dobbiamo fidarci di Gesù.

Dio non vuole un popolo per costruire una Gerusalemme terrena, ma una celeste.
Il regno di Dio in questo mondo non avrà mai l’aspetto di un regno fatto di leggi terrene e di luoghi sacri dove svolgere riti religiosi. Il regno di Dio su questa terra lo si può trovare solo nel cuore dei figli di Dio e diventa in qualche modo visibile quando questi figli si riuniscono nel nome di Gesù. Il tempio di Dio è fatto di pietre viventi e queste pietre siamo noi tutti, ognuno secondo le proprie possibilità e i propri tempi.

Per concludere vorrei darvi un’indicazione generale per la lettura della Bibbia. Il Vecchio Testamento ci riferisce spesso di combattimenti feroci e di stragi spietate subite, ma anche commesse dal popolo ebraico nel periodo in cui vigeva la legge mosaica. Ma Gesù è venuto per adempiere alla legge mosaica e oggi sappiamo che non dobbiamo più seguire questa legge alla lettera, ma bensì capirne lo Spirito.
Non dobbiamo eseguire i Suoi comandamenti come se fossimo dei soldati, ma come amministratori di ciò che Dio ci ha donato per grazia: La nostra vita, il nostro corpo, la nostra mente, la nostra anima, le nostre forze, le nostre ricchezze, il nostro cuore. In realtà a noi non appartiene nulla, perché tutto appartiene a Colui che ha creato ogni cosa. Chi non capisce questa verità, non ha capito chi è Dio.

Se leggiamo il Vecchio Testamento utilizzando gli occhiali spirituali di Gesù e dei suoi apostoli, possiamo ricavarne degli insegnamenti preziosi. Io vi ho portato un paio di esempi, ma ogni persona che ha ricevuto lo Spirito Santo può farlo. È infatti lo Spirito di Dio che ci guida nella lettura delle Sacre scritture, che ci permette di ricavare insegnamenti importanti anche da storie che sono oggettivamente tragiche e crudeli. Servono pertanto ambedue le cose: Bisogna conoscere le Scritture e dobbiamo farci guidare dallo Spirito Santo affinché Dio illumini la nostra mente.

Anche noi come Agar potremmo trovarci nel deserto, senza acqua e senza speranza, ma sappiamo che Dio ascolta le nostre suppliche e che desidera che alziamo la testa verso il cielo da dove è venuto il nostro Salvatore, Gesù Cristo. E allora facciamolo, lasciamoci istruire dalle Sacre scritture e chiediamo la luce dello Spirito Santo.

Amen

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I patriarchi

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