LA PREGHIERA, un dialogo con Dio

Romani 8,26 Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili;

Anche noi, che siamo deboli, non sappiamo pregare bene!

Vi è mai capitato di sentirvi deboli nella preghiera, di non riuscire a mettere in ordine i pensieri, a trovare le parole giuste, la frustrazione di non vedere le preghiere esaudite? Stare accanto a fratelli che pregano belle preghiere edificanti e non riuscire ad aprire bocca?
Ho ascoltato prediche e ho letto e cercato consigli dai fratelli, ma nulla sembra cambiare, personalmente sento una grande distanza tra teoria e pratica.

Qualche giorno fa, ho preso dallo scaffale un libro che giaceva lì da anni: “La preghiera” di Ole Hallesby, un teologo luterano. Questo testo mi sta aprendo gli occhi, mi sta dando speranza, offrendomi una prospettiva completamente nuova sulla preghiera.

“La preghiera è il respiro dell’anima mediante il quale noi riceviamo Cristo nei nostri cuori aridi e disseccati”.
Con questa frase, l’autore ci svela l’intento del suo libro: ci aiuta comprendere il vero significato della preghiera per renderci capaci di pregare e di far diventare la preghiera una parte viva e reale della nostra vita.

Io (debole) – > Gesù (forza)
Piuttosto di concentrarci su noi stessi e sulla nostra debolezza, dobbiamo spostare l’attenzione su Gesù.  

Ho pensato di condividere con voi alcuni concetti chiave e alcune delle sue riflessioni più significative che mi hanno particolarmente colpito. Spero che possano essere d’ispirazione anche per voi.

Oggi riusciremo ad affrontare solo una piccola parte dell’argomento ma se vi è interesse questa di oggi potrebbe essere la prima di una serie di predicazioni, fatemi poi sapere. Faccio ancora una breve premessa di carattere generale sulla preghiera prima di passare al tema vero, per molti non dirò nulla di nuovo, ma è giusto fare chiarezza su alcune profonde verità.

La preghiera: un dialogo con Dio
L’uomo ama parlare. Ma il dialogo più importante non è tra le persone. Il dialogo più importante è quello con Dio.
Gesù stesso, nel Suo insegnamento, ci ha concesso il privilegio di rivolgerci a Dio chiamandolo “Padre”, in modo naturale e onesto, chiedendo ciò che ci serve ma con umiltà e la tranquillità di sapere che ci ascolta, ci ama e si prenderà cura di noi.

La preghiera non è:

  • una “lista di richieste” a Dio, Dio “sa le cose di cui abbiamo bisogno, prima che gliele chiediamo”.
    Quindi certamente lo scopo della preghiera non è quello di informarlo.
  • un modo per spiegare a Dio come risolvere i nostri problemi e a fargli fare quello che vogliamo.

La preghiera invece è:

  • un dono fatto da Dio all’uomo.
  • una “necessità vitale”, come il cibo o l’acqua.
  • è la manifestazione del desiderio di vedere adempiute le opere di Dio
  • serve a ricordarci che non possiamo farcela da soli

Quali tipi di preghiere esistono?

  1. Adorazione: Esaltare Dio per ciò che Egli È.
    L’adorazione è il primo e più fondamentale passo. Si tratta di lodare Dio, riconoscendo le Sue qualità e il Suo carattere, non le Sue azioni.
  • Confessione: Chiedere perdono
    Ammettere i nostri peccati a Dio, pentirsi riconoscendo la nostra incapacità di vivere secondo la Sua volontà e della necessità del perdono continuo
  • Ringraziamento: perciò che ha fatto o per quello che farà.
    “rendere grazie in ogni cosa” “radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede… abbondando nel ringraziamento”.
  • Supplica e Intercessione: La richiesta per i nostri bisogni e per quelli di altri
    “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”.

Le grandi preghiere nella Bibbia seguono normalmente questo ordine logico, che è bene tenere presente anche nelle nostre.
Oggi esamineremo l’ultima, la supplica.

Il libro inizia con il versetto:
Apocalisse 3:20 Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. 

Mi sono subito chiesto: questo versetto famoso e citato spesso in altri contesti in che modo parla della preghiera?
Ole sostiene che:
Pregare è far entrare Gesù
Non siamo noi, con la nostra preghiera, a far agire Gesù.
Piuttosto è Gesù che ci spinge a pregare. Egli bussa. Noi dobbiamo solo aprirgli la porta.

L’efficacia della preghiera non dipende da quanto siamo bravi, da quanto desideriamo una cosa o da quanto forte sia la nostra emozione. Non dipende nemmeno da quello che facciamo o diciamo. (Grazie a Dio no!)

L’efficacia sta nel permettere a Dio di agire in noi. È un semplice atto di aprirsi a lui e lasciarlo lavorare sui nostri problemi.

Pensa all’aria che ci circonda: cerca di entrare nel nostro corpo per darci vita. Allo stesso modo, Gesù ci circonda e, se non lo fermiamo, entra. Solo così gli diamo la possibilità di aiutarci. La preghiera non deve essere un lavoro che facciamo per ottenere qualcosa da Dio. È come il “respiro dell’anima”. È un’azione naturale che ci permette di ricevere la forza da Gesù.

Anche la preghiera più debole verrà ascoltata se vogliamo aprirgli la porta.

A questo punto, vi starete domandando, cosa dobbiamo fare per far entrare Gesù nella nostra anima?

Ci vogliono due cose:

  • Arrendersi ammettendo la propria impotenza
  • Avere Fede

L’impotenza

La vera preghiera non si fa con parole difficili o con frasi complicate e riferimenti biblici.
La vera preghiera nasce da un “sospiro” e un “grido” interiore, di quando ci sentiamo disperati e impotenti. Non è la forza della nostra richiesta, ma la sincerità e l’umiltà della nostra anima che aprono la porta a Gesù.
Pensa a un neonato: dipende completamente dalla madre. Esprime il suo bisogno con il pianto, questo pianto smuove il cuore della mamma. Lei si prenderà cura di lui, anche se il bambino non ha detto una parola.

Allo stesso modo, Gesù ascolta e il nostro grido di disperazione.
Alle serate di preghiera, dopo le preghiere di quelli più abituati, vi sarà capitato forse di sentire la voce tremante di un fratello, con pensieri un po’ sconnessi che nella confusione delle sue parole si dimentica pure di dire “Amen”. Questa persona, alla fine, si sente male per la preghiera che non è riuscita a fare bene e non riesce nemmeno a guardare gli altri negli occhi.

Ebbene, questa è la vera preghiera per Dio. Smuove il suo cuore e lo rende felice di sentire una persona che, nella sua debolezza, si rivolge a Lui. Dio risponde a questa preghiera, possiamo starne certi. Nello stesso momento in cui è stata detta, Dio è entrato nella sua anima e ha iniziato ad agire per il suo bene.

Certo, spesso non ce ne accorgiamo e ci sembra che Dio non abbia risposto. Questo succede perché siamo impazienti e abbiamo la nostra idea su come Dio deve intervenire e in quanto tempo. Forse non abbiamo capito la sua risposta e spesso la capiamo molto tempo dopo, rendendoci conto che è stata la migliore per noi.

Ricordiamo le parole di Gesù dette a Pietro durante l’ultima cena quando lavò i piedi ai suoi discepoli:
Giovanni 13:7 «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo»

Il vangelo di Giovanni 15:5 ci riferisce questa affermazione di Gesù:
 “senza di me non potete fare nulla”

Alla fine, è solo questo che dobbiamo capire per poter pregare. Sentirsi impotenti è fondamentale per la preghiera e per la nostra relazione con Dio.

La Fede

Ebrei 11:6 Ora senza fede è impossibile piacergli, poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano. 
Matteo 21:22 Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete
Giacomo 1:6 Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita è simile a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là.
Matteo 14:31 Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»

Leggendo questi versetti è facile cadere nello sconforto.
Se vuoi che Dio ti esaudisca, devi credere e non dubitare! Si capisce che rivolgersi a Lui senza credere in una risposta è praticamente una presa in giro per Dio e anche per noi stessi.
Siamo sinceri, quante volte dubitiamo? Prima, durante e dopo la preghiera? Il dubbio si insinua nei nostri pensieri: “Dio mi ascolterà questa volta?”.
Dopo la preghiera, aspettiamo con ansia una risposta. Se non arriva, pensiamo di aver pregato male. Ci scoraggiamo e non riusciamo più a pregare, abbiamo paura di sbagliare.

Chi di voi non è entrato in crisi leggendo questi versetti?
Spesso facciamo lo sbaglio di leggere estrapolare i singoli versetti dal contesto.
La nostra situazione non è grave per nulla!
Se stiamo pregando, abbiamo già la fede necessaria per essere ascoltati.
Non giudichiamoci troppo duramente, cerchiamo invece di capire che cosa significa avere fede e quanta fede serve davvero per una preghiera.

La cosa più importante della fede è arrivare a Cristo.

Giovanni 6,37b “colui che viene a me, non lo caccerò fuori”
Se siamo arrivati a Cristo, vuol dire che la nostra fede è sufficiente.
Se ci inginocchiamo davanti a Gesù con i nostri peccati e i nostri problemi, vuol dire che abbiamo fede.
Se una persona, nella sua sofferenza, ammette di essere impotente e va da Gesù, parlandogli di quanto sta male e mette la sua sofferenza nelle sue mani, ha fede!

La nostra fede non deve essere tanto forte per aiutare Gesù ad agire!
Gesù non ha bisogno di aiuto, ha bisogno di una “porta” aperta, la porta dell’anima.

Matteo 17:20bse avete fede quanto un granello di senape, potrete dire a questo monte: “Passa da qui a là”, e passerà; e niente vi sarà impossibile.
Gesù ci dice che basta avere una fede grande come un granello di senape per spostare le montagne.

Perché Gesù può dire questo? Non è la nostra fede a spostare il monte ma la Sua forza!
La nostra fede può anche essere piccola come granello di senape, ma deve esserci.

La nostra fede non serve nemmeno per far venire a Gesù la voglia di aiutarci. I suoi occhi sono già su di noi, e da tempo vorrebbe entrare per agire, ma non può farlo finché non gli apriamo la porta con la preghiera.

I versetti letti ci dicono che dobbiamo avere fede, e abbiamo visto che non importa quanto grande sia, è come un piccolo interruttore che accende le luci di tutto un palazzo, deve solo far passare la corrente, il resto lo fa la corrente!

L’incredulità è una scelta: l’interruttore è spento! Significa che una persona non vuole credere, non vuole accettare di avere bisogno e di essere impotente, non vuole andare da Gesù e non vuole parlargli onestamente dei suoi peccati e della sua sofferenza.

Ora che abbiamo chiarito cosa è la fede e quanta fede serve possiamo rileggere con più serenità i primi due versetti appena citati:
Ebrei 11:6 Ora senza fede è impossibile piacergli, poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano. 
Matteo 21:22 Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete

Il Dubbio

Veniamo agli altri due versetti, perché aggiungono “senza dubitare” ed è fondamentale chiarire bene di cosa stanno parlando, per non farci intimorire.
Giacomo 1:6 Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita è simile a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là.
Matteo 14:31 Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»

Dobbiamo distinguere tra l’atto di fede (la scelta fondamentale di credere) e il cammino di fede (il processo, non sempre lineare, in cui si vive questa scelta). Il cammino può essere pieno di dubbi e incertezze, di alti e bassi nella relazione con Dio, ma questo non nega la validità dell’atto di fede iniziale.

Esistono due tipi di dubbi, in lingua originale vengono anche usate due parole differenti.

Dubbio 1     Dubbio in Dio (nella Sua capacità/volontà)Interruttore spento!
Il dubbio citato nella lettera di Giacomo che tradotto letteralmente significa “avere due anime” o “due menti”, un’indecisione spirituale. È il dubbio di chi dice “Voglio che Dio mi aiuti, ma non sono sicuro che Lui lo voglia fare o che sia in grado di farlo, quindi mi affido anche ad altre cose”. È un cuore diviso tra la fiducia in Dio e la fiducia in sé stessi o in altre sicurezze che dà il mondo.
Quindi si tratta di una persona che non ha ancora fatto un atto di fede autentico. La sua preghiera non sarà ascoltata. Interruttore spento!

Dubbio 2     Dubbio in se stessi (nella propria fede) – Interruttore acceso!
Il dubbio del secondo versetto è quello che coglie un credente; quindi, uno che ha fatto la scelta per Dio, è segno di una sofferenza, una debolezza che ogni tanto pesa sulla fede. La si può chiamare la malattia della fede. Questa malattia può essere più o meno dolorosa, come ogni altra malattia. Quando però riconosciamo il dubbio e capiamo che si tratta di una sofferenza, siamo sulla strada giusta.

Tutte le sofferenze che ci capitano devono servirci a qualcosa di buono, anche questa sofferenza della fede. Non è così pericolosa come pensiamo, anzi, ci spinge a sentirci bisognosi e umili. E, come abbiamo visto, è proprio l’impotenza la prima chiave per la preghiera. Niente aiuta la nostra vita di preghiera più di questa esperienza della nostra debolezza.

Vorrei ora farvi vedere questi due aspetti del dubbio, riflettendo sulla guarigione dell’indemoniato.
Marco 9:14-24 14 Giunti presso i discepoli, videro intorno a loro una gran folla e degli scribi che discutevano con loro. 15 Subito tutta la gente, come vide Gesù, fu sorpresa e accorse a salutarlo. 16 Egli domandò: «Di che cosa discutete con loro?» 17 Uno della folla gli rispose: «Maestro, ho condotto da te mio figlio che ha uno spirito muto; 18 e, quando si impadronisce di lui, dovunque sia, lo fa cadere a terra; egli schiuma, stride i denti e rimane rigido. Ho detto ai tuoi discepoli che lo scacciassero, ma non hanno potuto». 19 Gesù disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? Portatelo qui da me». 20 Glielo condussero; e come vide Gesù, subito lo spirito cominciò a contorcere il ragazzo con le convulsioni; e, caduto a terra, si rotolava schiumando. 21 Gesù domandò al padre: «Da quanto tempo gli avviene questo?» Egli disse: «Dalla sua infanzia; 22 e spesse volte lo ha gettato anche nel fuoco e nell’acqua per farlo perire; ma tu, se puoi fare qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». 23 E Gesù gli disse: «Dici: “Se puoi!” Ogni cosa è possibile per chi crede». 24 Subito il padre del bambino esclamò: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità».

Mentre Gesù e tre dei suoi discepoli vivevano la trasfigurazione sul monte, un padre aveva portato il suo figlio terribilmente malato agli altri discepoli, ma questi non erano riusciti a guarirlo. Quando Gesù tornò, il padre del ragazzo si rivolse a lui. E nella sua grande disperazione aggiunse: «Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci!». A quel punto Gesù rispose: «Se io posso qualcosa? Tutto è possibile a colui che crede». L’uomo capì la serietà di Gesù e gridò nella sua grande necessità: «Io credo, Signore; aiuta la mia incredulità!».

Qui abbiamo un esempio di fede non perfetta.
Il dubbio, in questo caso è doppio, abbiamo entrami i casi è diretto sia alle capacità di Dio e che alla propria fede.

 Dubbio 1    L’uomo dice: “Se puoi fare qualcosa”. Non è del tutto sicuro che Gesù possa aiutarlo, aveva anche appena vissuto la sconfitta dei discepoli.
Gesù risponde con parole forti: “Tutto è possibile a chi crede”, l’uomo riconosce la Verità in Gesù, (risolvendo il dubbio 1).

Dubbio 2     Ora però è ancora più disperato perché ora la salvezza di suo figlio dipende da lui e possiamo solo immaginare il suo stato d’animo perché non è sicuro di avere abbastanza fede. In questo momento tutto è in gioco, la vita di suo figlio ma anche la sua.
Ma guardiamo cosa dice a Gesù: «Io credo, Signore; aiuta la mia incredulità!». Espone chiaramente che nel suo cuore ci sono sia fede che dubbio.

E come si spiega che una persona con una fede così debole, insicura e dubbiosa abbia trovato ascolto e aiuto?

  1. Ha trovato la strada giusta. È andato da Gesù.
  2. Gli ha raccontato la sua sofferenza.
  3. Ha creduto alle parole di Gesù.
  4. Gli ha raccontato anche la sua esitazione nel credere e quanto fosse pieno di dubbi.

La sua fede imperfetta, malata era comunque sufficiente perché Gesù potesse compiere una delle sue meravigliose guarigioni.

È interessante notare come l’uomo stesso abbia usato la parola “incredulità” per descrivere il suo dubbio. Spesso giudichiamo la nostra fede in modo troppo duro, senza pietà. Ma Gesù ha visto questa fede che dubita, che non è sicura, in un modo diverso. Per Gesù, questa è fede. Lo si capisce dal fatto che Gesù ha guarito il ragazzo. Se quel dubbio fosse stato veramente “non credere”, la guarigione non sarebbe avvenuta.

Marco 6:5 « E non vi poté fare alcuna opera potente, …6 E si meravigliava della loro incredulità.»
Anche se ci sentiamo insicuri o pieni di dubbi, Dio può comunque rispondere alle nostre preghiere.
L’esempio del padre incredulo lo dimostra: si sentiva scoraggiato e incerto, ma ha comunque chiesto aiuto a Gesù, ammettendo la sua mancanza di fede.
Gesù non lo ha respinto, ma ha esaudito la sua richiesta. Lo stesso vale per noi: non dobbiamo aspettare di avere una fede perfetta per pregare.
Quando preghiamo, non dobbiamo preoccuparci se la nostra fede è forte o debole. Spesso, anche noi ci sentiamo come quell’uomo, pieni di dubbi e incertezze. Non siamo sicuri di chiedere la cosa giusta o se Dio ci ascolterà.
Non dobbiamo scacciare o nascondere i nostri dubbi o cercare di forzare la nostra fede. Questo sarebbe inutile.

L’unica cosa che possiamo fare è andare da Gesù e aprirgli il nostro cuore, parlandogli con sincerità dei nostri dubbi e delle nostre debolezze, sapendo che ci accetta e ci ama così come siamo.

Amen

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