Abraamo ubbidisce
Carissimi, oggi continuiamo con la storia di Abraamo e arriviamo al punto più alto di tutta la vita di Abraamo. Si tratta di uno dei racconti biblici più conosciuti in assoluto, ma anche di uno degli insegnamenti più importanti per tutti coloro che hanno deciso di seguire Gesù. Questo racconto ci parla di un Abraamo ormai giunto ad una fede matura e consapevole che gli permette di essere perfettamente ubbidiente a Dio.
La prova che Dio riserva ad Abraamo è talmente grande che possiamo tranquillamente definirla disumana. Tanto è vero che Dio chiede ad Abraamo di fare qualcosa che va oggettivamente contro ogni etica umana e cristiana. Dio chiede ad Abramo di sacrificare il proprio figlio prediletto, l’unico suo erede. Dio aveva ordinato ad Abraamo di mandare via il suo primo figlio, Ismaele e ora gli dice di uccidere l’unico figlio rimasto. Isacco era il figlio che Dio aveva donato ad Abraamo e a Sara con un atto miracoloso che esprimeva tutta la potenza e la volontà di Dio.
E ora, lo stesso Dio che aveva donato la vita e confermato la promessa di una discendenza numerosa come la polvera della terra, chiedeva ad Abraamo di sacrificarlo. Non so voi, ma se Dio avesse chiesto a me una cosa del genere, io sarei letteralmente impazzito e credo proprio che non avrei mai ubbidito. Ma prima di andare oltre con le nostre riflessioni, leggiamo insieme il testo biblico.
Leggiamo dal libro della Genesi, capitolo 22, dal versetto 1 al versetto 18:
Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abraamo e gli disse: «Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». 2 E Dio disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò».
3 Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l’olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato.
4 Il terzo giorno, Abraamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo. 5 Allora Abraamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi torneremo da voi». 6 Abraamo prese la legna per l’olocausto e la mise addosso a Isacco suo figlio, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme.
7 Isacco parlò ad Abraamo suo padre e disse: «Padre mio!» Abraamo rispose: «Eccomi qui, figlio mio». E Isacco: «Ecco il fuoco e la legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?» 8 Abraamo rispose: «Figlio mio, Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto». E proseguirono tutti e due insieme.
9 Giunsero al luogo che Dio gli aveva detto. Abraamo costruì l’altare e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figlio, e lo mise sull’altare, sopra la legna. 10 Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio. 11 Ma l’angelo del SIGNORE lo chiamò dal cielo e disse: «Abraamo, Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». 12 E l’angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo».
13 Abraamo alzò gli occhi, guardò, ed ecco dietro a sé un montone, impigliato per le corna in un cespuglio. Abraamo andò, prese il montone e l’offerse in olocausto invece di suo figlio. 14 Abraamo chiamò quel luogo «Iavè-Irè». Per questo si dice oggi: «Al monte del SIGNORE sarà provveduto».
15 L’angelo del SIGNORE chiamò dal cielo Abraamo una seconda volta, e disse: 16 «Io giuro per me stesso, dice il SIGNORE, che, siccome tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo, 17 io ti colmerò di benedizioni e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; e la tua discendenza s’impadronirà delle città dei suoi nemici. 18 Tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza, perché tu hai ubbidito alla mia voce».
Ho pensato di dividere la predicazione di oggi in due parti.
Parlerò così della prova della fede e dell’ubbidienza incondizionata
La prova della fede
Nella serata di preghiera di giovedì, Giorgio ci ha portato alcune riflessioni sulla lettera di Giacomo e la prima riflessione riguardava proprio la prova della fede. Siccome penso che queste cose non capitano per caso, vorrei leggere di nuovo un breve testo da questa lettera e in particolare i versetti da 2 a 4 del capitolo 1 della lettera di Giacomo: Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti.
Giacomo dice che la prova della fede produce costanza e che questa costanza produce in noi l’opera che porta alla perfezione. In altre parole, Giacomo ci sta dicendo che le prove che Dio ci chiama ad affrontare servono a creare in noi la capacità di perseverare nella fede, di resistere cioè alla tentazione di disubbidire alla Sua parola prendendo le nostre vie invece delle Sue.
Se perseveriamo nella fede in Lui, nei suoi comandamenti, nelle Sue promesse, la nostra vita spirituale ne uscirà rafforzata e assomiglieremo sempre di più al nostro Signore Gesù. Anche se su questa terra non raggiungeremo mai la perfezione che ebbe Gesù quando camminò in questo mondo, potremmo comunque assomigliargli sempre di più. Questo percorso di fede e di prove della fede si chiama santificazione e la santificazione è un’opera che Dio vuole compiere in ogni Suo figlio.
A tal riguardo dovrei citarvi una serie di versetti biblici, ma preferisco semplicemente dirvi che esistono tre stadi della santificazione. Vi è una santificazione iniziale, che avviene nel momento della nostra conversione, ovvero quando mettiamo la nostra vita nelle mani del Signore. Vi è poi una santificazione progressiva che è un processo che dura per tutta la nostra vita da credenti e in cui sperimentiamo la presenza di Dio nella nostra vita terrena. E infine vi è una santificazione finale che avviene nel momento in cui resusciteremo per vivere in eterno al cospetto del nostro Dio.
La santificazione di cui sto parlando è quella progressiva, ovvero quel processo di apprendimento in cui Dio ci educa secondo la Sua sapienza. In questo processo vi saranno delle prove di fede che Dio vuole che impariamo a superare perché desidera che in ogni aspetto della nostra vita noi riponiamo in Lui e solo in Lui la nostra fede.
La santificazione è quindi un processo educativo dove l’educatore è Dio stesso. Per questa ragione, Giacomo ci dice di considerare con gioia quando ci troviamo nelle prove, perché questo significa che Dio ci sta educando.
Perché questa educazione è la manifestazione del Suo amore per noi. E questa è una grande verità che troviamo già nel Vecchio Testamento e che il re Salomone scrisse nel libro dei Proverbi e che viene ripresa anche nel Nuovo Testamento nella lettera agli Ebrei. Qui troviamo infatti scritto: «Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d’animo quando sei da lui ripreso; perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli» (Ebrei 12:5-6). La lettera prosegue ricordandoci che la correzione di Dio è una conferma che Dio ci ama. Ma non solo, ci dice anche che le Sue correzioni possono in un primo momento produrre dolore, ma che poi portano un frutto di pace e di giustizia.
Tornando ora ad Abraamo e alla richiesta di Dio, vediamo come Dio chiede ad Abraamo di compiere una cosa praticamente impossibile. Ma Abraamo, nonostante tutto, dimostra di fidarsi pienamente del Signore e fa ciò che Dio gli chiede. Solo nel momento più estremo, quando stava per tagliare la gola a Isacco, Dio interviene e lo ferma. Nel momento in cui era del tutto evidente che Abraamo sarebbe stato disposto a rinunciare alla cosa che gli era più cara, Dio dà ad Abraamo una soluzione. Gli offre una via d’uscita che Abraamo non aveva neanche considerato. Dio gli fa trovare un agnello pronto per essere sacrificato al posto di Isacco. E così, grazie al sangue dell’Agnello, la vita di Isacco è stata risparmiata e Abraamo ha potuto capire il vero significato della prova che Dio gli ha aveva dato.
E questo è forse il significato più profondo e profetico che questo brano ci dona.
Solo nel momento in cui siamo disposti a rinunciare ad ogni nostra cosa, solo quando sappiamo donare al Signore ciò che per noi è più caro ed importante, solo in quel momento, capiamo il vero significato del sacrificio di Gesù sulla croce.
È evidente, cari fratelli, che questo racconto ci parla del sacrificio dell’unigenito Figlio di Dio, Gesù Cristo, l’Agnello che toglie il peccato del mondo. Dio ha sacrificato ciò che aveva di più caro, ovvero il suo unico Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Questo è il messaggio che l’apostolo Giovanni manda al mondo e questo è il messaggio che anche noi possiamo portare a questo mondo.
Mettiamoci nei panni di Abraamo, cerchiamo di immaginare il dolore che Abraamo provava quando suo figlio Isacco gli chiedeva: «Padre, ecco il fuoco e la legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?» e pensiamo alla risposta di Abraamo: «Figlio mio, Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto». Cari fratelli e sorelle, questo è ciò che Dio dice a chiunque accetta Gesù come suo salvatore. A chi ha capito di essere un peccatore e di meritare la condanna eterna, Dio dice: Caro Fernando, caro Alessandro, cara Jessica, cara Soledad, io ho già provveduto. Il mio unico Figlio, l’Agnello senza macchia ha già pagato al tuo posto, credi in Gesù e sei salvo.
Questa è la prova fondamentale della fede. Una prova che possiamo superare solo per fede e che ci apre la porta alle prossime prove che servono ad educarci secondo la volontà e la saggezza del nostro Dio. Proprio per questo, Dio ci ha dato un esempio di perfezione in Gesù Cristo, che pur essendo come Dio ha vissuto come un uomo. Fissiamo quindi il nostro sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta.
Ubbidienza incondizionata
Il testo di oggi ci racconta di come Abraamo, una volta ricevuto il comandamento del Signore, evita di discutere con Lui e passa subito all’azione. Leggiamo infatti che Abraamo partì presto al mattino e che organizzò tutto per dare seguito alla volontà di Dio. Abraamo non cerca di prendere del tempo e non aspetta che Dio cambi idea. Abraamo non contraddice Dio e non tratta con Lui come fece quando cercò di salvare Lot dalla distruzione di Sodoma. Abraamo, fa ciò che Dio gli chiede.
Ma non dobbiamo pensare che nel cuore di Abraamo non ci fosse una tempesta di sentimenti o che Abraamo non stesse combattendo contro i propri sentimenti. Abraamo amava tantissimo Isacco e avrebbe fatto ogni cosa per salvarlo.
Abraamo però si fidava più di Dio che di sé stesso. Abraamo si fidava di più della saggezza e dell’amore di Dio che della propria intelligenza e dei sentimenti che c’erano nel suo cuore. Abraamo non poteva capire la richiesta di sacrificare Isacco, ma nonostante questo si fidò di Dio e si diede pure una sua spiegazione. Abraamo era infatti convinto che se il Signore gli aveva ordinato una tal cosa, era solo per il suo bene e per il bene di Isacco. Infatti, la scrittura ci dice che Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti, e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione (Ebrei 11:19). Che bel pensiero, che bella prospettiva!
E anche noi, cari fratelli e care sorelle, di fronte alla possibilità di rubare qualche cosa che ci farebbe molto comodo, magari del cibo o dei vestiti per i nostri figli, come ci comportiamo di fronte al chiaro comandamento “non rubare”? Questo è uno dei versetti più corti della Bibbia e lo cito proprio perché non lascia spazio a nessun tipo di interpretazione. Non rubare significa non rubare, punto e basta. Non ci sono giustificazioni per il furto; rubare è sempre un peccato. Chiedere è lecito e talvolta anche doveroso, ma rubare non è mai una cosa gradita a Dio.
Sapete, si potrebbe pensare che rubare una mela o un pezzo di pane non è poi così grave e che Dio, sapendo della nostra condizione, ci perdonerà certamente. Tuttavia, se non siamo fedeli nelle piccole cose, come potremmo essere fedeli nelle grandi cose? Vi ricordate della parabola dei talenti che Gesù racconta ai suoi discepoli? Ai servi che sono fedeli al comandamento del Signore di far fruttare i doni che Dio gli aveva dato dice: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21 e 23).
Entra nella gioia del Tuo Signore, dice Gesù. Quanto ubbidiamo di cuore al nostro Signore avremo sempre da gioire e Lui gioirà con noi. Ma se lo facciamo anche quando non capiamo fino in fondo perché Dio ci chiede una determinata cosa, allora la gioia sarà ancora più grande, perché non solo sperimentiamo l’educazione del Signore, non solo possiamo toccare con mano la Sua misericordia, ma capiamo anche che per noi le vie del Signore non sono sempre conoscibili e capiamo che Dio è molto più grande e molto più saggio di ogni essere umano e di ogni altro spirito.
Il profeta Isaia, che conosceva molto bene il Signore, ha scritto: Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie (Isaia 55:8).
Dio desidera farsi conoscere e fa di tutto affinché noi possiamo capire i Suoi comandamenti, ma ci sono delle situazioni e dei momenti nella nostra vita dove siamo chiamati ad obbedire punto e basta. Ogni tentativo di far cambiare idea a Dio è solo una perdita di tempo, un rimandare qualcosa che è necessario, e può anche essere una fonte di inutile dolore per noi e per chi ci sta intorno.
Se il Signore ti fa capire che sei vittima di una qualche forma di dipendenza, che sia l’alcool, la droga, il sesso, il gioco d’azzardo, ecc. , quando leggi che la Sua parola dice chiaramente che non devi dipendere da nulla se non da Lui, non devi rimandare, non devi cercare di auto-giustificarti, ma devi semplicemente ascoltare la Sua parola e agire di conseguenza. Se lo fai, Lui ti darà la forza di superare qualsiasi prova.
Dio ha dato ad Abraamo la forza di superare una prova terribile. Abraamo ha ubbidito senza ribellarsi, senza cercare compromessi. Ha fatto ciò che gli era stato chiesto e dentro di sé ha creduto che Dio gli avrebbe riservato la gioia di vedere un miracolo: la resurrezione di Isacco. Ma grazie a Dio non ce ne è stato bisogno perché, una volta ottenuto il Suo obiettivo, Dio ha provveduto a risolvere il problema nel modo più semplice possibile. Infatti, l’obiettivo di Dio non era il sacrificio di Isacco (cosa che Lui del resto aborrisce), ma insegnare ad Abraamo che vale sempre la pena fidarsi di Lui e della Sua parola. Ed è così che Dio opera anche con noi quando decidiamo di ascoltare la Sua voce e di fare ciò che ci chiede.
Non sempre ciò che noi pensiamo essere l’obiettivo di Dio è in realtà il vero o l’unico obiettivo di Dio. Molto spesso, almeno questa è la mia esperienza personale, Dio prende in sol colpo 3 mosche o, per dirla in italiano, tre piccioni con una fava. In altre parole, Dio ci chiede di fare una cosa, ma il Suo intento primario non è che Lui ha bisogno che noi facciamo quella determinata cosa, ma anche e forse soprattutto che noi accettiamo di fare quella determinata cosa.
Faccio un esempio semplice. Dio ci mette nel cuore di testimoniare di Lui ad una determinata persona. Noi quindi testimoniamo e questa persona si converte. Dio ha voluto salvare un’anima persa e per questo noi gioiamo. Dio ha effettivamente portato una persona alla fede, ma lo scopo di Dio era solo quello o aveva qualche altro obiettivo? A me è successa una cosa del genere. Anche se un primo tempo pensavo solo al fatto che un mio amico si era convertito, con il tempo ho anche capito che Dio mi ha voluto insegnare ad aver coraggio nella testimonianza. Inoltre, ho anche capito che la gioia più grande per un figlio di Dio è di sentirsi parte del Suo meraviglioso piano. Un piano che sovrasta ogni nostra immaginazione. E così Dio ha preso con un colpo tre mosche, ha guadagnato un’anima perduta, ha dato coraggio ad un Suo testimone e ha reso un Suo figlio gioioso di servirlo. Non è poco, direi.
Giacomo parlava di gioia, e a tal riguardo vorrei concludere dicendo che la gioia non arriva solo quando capiamo “perché” è successa una certa cosa, ma anche quando vediamo che cosa abbiamo imparato da quella prova. E non dimentichiamolo mai, Dio sa sempre che cosa accadrà e perché deve accadere.
E fidiamoci, con Lui siamo davvero in buone mani
Amen


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