Abraamo – La separazione
Cari fratelli, care sorelle, cari amici e amiche, oggi riprendiamo la serie di predicazioni sui patriarchi del libro della Genesi e ci occuperemo in particolare di colui che è considerato il patriarca per eccellenza: Abraamo.
L’ultima volta avevamo visto come Abraamo era arrivato a Canaan, come aveva costruito altari lungo le tappe del suo pellegrinaggio in terra santa. Ma avevamo anche visto di come, messo alla prova da una carestia, era andato in Egitto senza consultare Dio. La sua permanenza in Egitto non durò molto e la sua menzogna sul fatto che Sarai sarebbe stata sua sorella e non sua moglie durò ancora meno.
Fece così ritorno a Canaan coperto di vergogna per aver dato sua moglie al Faraone. Con lui c’era anche Lot, suo nipote. Il Faraone aveva dato loro in cambio molti beni. Tornarono così a Canaan molto più ricchi di come erano partiti.
Oggi riprenderemo la storia da questo punto e vedremo insieme quali sono stati i problemi che dovette affrontare Abraamo. Vedremo che questa volta Abramo fa ciò che il Signore desidera da Lui e vedremo anche le benedizioni che ricevette.
Il capitolo 13 che leggeremo oggi può essere suddiviso in tre parti. La parte centrale è il tema principale di cui ci occuperemo oggi e riguarda la separazione tra Abramo e Lot. La prima parte è una premessa, mentre la terza parte è una conseguenza di ciò che accade nella parte centrale.
Abramo ritorna a Canaan
Leggiamo Genesi, capitolo 13 dal versetto 1 al 4: Abramo dunque risalì dall’Egitto con sua moglie, con tutto quel che possedeva e con Lot, andando verso la regione meridionale. 2 Abramo era molto ricco di bestiame, d’argento e d’oro. 3 E continuò il suo viaggio dal meridione fino a Betel, al luogo dove da principio era stata la sua tenda, fra Betel e Ai, 4 al luogo dov’era l’altare che egli aveva fatto prima; e lì Abramo invocò il nome del SIGNORE.
La prima cosa che fa Abramo una volta di ritorno a Canaan è andare nel luogo dove aveva costruito il suo ultimo altare e dove aveva invocato Dio per l’ultima volta. Messo alla prova, Abramo aveva fallito e lui ne era consapevole. Ma questo fallimento non lo separò per sempre dal Signore. Abramo conservò il desiderio di comunicare con quel Dio che lo aveva chiamato e che lo aveva guidato fino a lì.
Questo ci insegna una cosa importante per la nostra vita di fede. Quando si sbaglia, si deve tornare al punto dove si ha lasciato la buona via che il Signore ci ha indicato, si riconoscono apertamente i propri errori e si chiede perdono.
Dobbiamo chiedere perdono al Signore e chiedergli di essere misericordioso con noi, nonostante il fatto che siamo stati inaffidabili e infedeli. Le nostre mancanze vanno dichiarate davanti a Gesù. E questo, non perché Lui non lo sappia già, ma per confermare a Dio e a noi stessi che abbiamo capito di aver sbagliato. Se siamo sinceri con Dio, il Signore non farà mancare il Suo perdono e ci ristabilirà.
Abramo si separa da Lot
Leggiamo Genesi, capitolo 13 dal versetto 5 al 13: Ora Lot, che viaggiava con Abramo, aveva anch’egli pecore, buoi e tende. 6 Il paese non era sufficiente perché essi potessero abitarvi insieme, poiché il loro bestiame era numeroso ed essi non potevano stare insieme. 7 Scoppiò una lite fra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot. I Cananei e i Ferezei abitavano a quel tempo nel paese. 8 Allora Abramo disse a Lot: «Ti prego, non ci sia discordia tra me e te, né tra i miei pastori e i tuoi pastori, perché siamo fratelli! 9 Tutto il paese non sta forse davanti a te? Ti prego, separati da me! Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra». 10 Lot alzò gli occhi e vide l’intera pianura del Giordano. Prima che il SIGNORE avesse distrutto Sodoma e Gomorra, essa era tutta irrigata fino a Soar, come il giardino del SIGNORE, come il paese d’Egitto. 11 Lot scelse per sé tutta la pianura del Giordano e partì andando verso oriente. Così si separarono l’uno dall’altro. 12 Abramo si stabilì nel paese di Canaan, Lot abitò nelle città della pianura e andò piantando le sue tende fino a Sodoma. 13 Gli abitanti di Sodoma erano perversi e grandi peccatori contro il SIGNORE.
Separarsi non è mai una bella cosa e in generale il Signore non vuole che ci siano separazioni nella Sua chiesa e nemmeno nelle nostre famiglie.
Al tempo stesso sappiamo che il Signore vuole che ci separiamo dagli idoli e più in generale dalle cose che ci portano lontano da Lui. La Bibbia ci insegna che il nostro Signore è un Dio geloso e che vuole la nostra totale dedizione per Lui.
Dio aveva detto ad Abramo di non portare con sé alcun parente nel suo viaggio verso Canaan, ma Abramo aveva portato con sé suo nipote Lot. Questa cosa non piaceva a Dio, perché Lot aveva un’influenza negativa su Abramo.
Infatti, dal testo che abbiamo appena letto, risulta molto evidente che Lot non aveva la stessa visione di Abramo sul modello di vita da intraprendere. A Lot piacevano le pianure verdeggianti della valle dove scorreva il Giordano. Qui c’erano luoghi e città che promettevano ricchezza e divertimento. Luoghi dove il benessere veniva garantito dall’acqua di un fiume e non dalla pioggia del cielo.
Al tempo stesso vediamo come Abramo si accontenta dei pascoli sulle alture di Israele. Luoghi poco abitati e dove la fertilità dei pascoli dipendeva solamente dalla pioggia. Luoghi che non promettevano ricchezza e divertimento.
Apparentemente Lot fa la scelta più vantaggiosa, ma la storia ci dirà che la scelta giusta è stata quella di Abramo e che Lot dovrà soffrire molto a causa di questa sua scelta. Di Lot parleremo in un’altra occasione, ma da questa separazione possiamo già ricavare un insegnamento importante per la nostra vita spirituale.
Quando nella nostra vita ci troviamo di fronte ad un bivio importante, ciò che più conta non è la ricchezza, la carriera, la fama il divertimento mondano, ma bensì la nostra fiducia nella guida dello Spirito Santo e la grazia che deriva dalla Sua misericordia. Quando dobbiamo prendere decisioni importanti, siamo chiamati a consultare la parola del nostro Dio e ad aspettare la Sua risposta.
Abramo era ritornato all’ultimo altare e aveva invocato il Signore per ritornare in sintonia con Dio. Non sappiamo che cosa Abramo abbia detto a Dio, ma sappiamo che il Signore risponde ad Abramo ponendolo di fronte ad una nuova prova. Dio crea le condizioni affinché Abramo decida finalmente di separarsi dal quel parente che non avrebbe mai dovuto condividere la strada con lui.
Le ricchezze di Abramo e di Lot erano talmente grandi da rendere impossibile una convivenza pacifica sulle alture di Israele e i loro pastori litigavano per i pascoli. Inoltre, queste liti davano una brutta testimonianza verso le genti che abitavano quelle terre (i Cananei e i Ferezei). Abramo doveva quindi prendere una decisione. Doveva separarsi da suo nipote, da una persona che lui considerava come un fratello. Era una scelta difficile e dolorosa, ma necessaria.
Quando Gesù manda i dodici apostoli a predicare nei villaggi, dice loro di non pensare che Lui sia venuto a portare la pace in terra, ma che invece è venuto a dividere il figlio dal padre e la figlia dalla madre. Dicendo questo, Gesù mette in chiaro che la scelta di seguirlo è una scelta che a volte comporta anche la necessità di separarsi dai propri affetti più cari, dalle persone a cui teniamo di più. Questa richiesta di Gesù è una questione fondamentale. Il Signore chiede ai suoi discepoli di seguirlo con tutto il cuore, con tutte le forze e con tutta la mente. Gesù chiede di separarsi da tutto ciò che nella nostra vita viene prima di Lui.
Quando ci siamo convertiti sapevamo di dover mettere il Signore Gesù al primo posto in ogni ambito della nostra vita, ma spesso abbiamo rinviato per paura di perdere qualcosa a noi molto caro o anche solo per pigrizia. Tuttavia, primo o poi, tutti i nodi vengono al pettine e il Signore sa come e quando pettinarci.
Anche io ci ho messo del tempo a separarmi dalle cose che appartenevano alla mia vita prima della mia conversione. Alcuni amici, l’impegno in politica e nel sindacato, l’uso di alcool e di qualche droga leggera; tanto per citarne qualcuna. Oggi però sono molto grato al Signore per avermi costretto a prendere decisioni e capisco che sarebbe stato meglio se queste decisioni le avessi prese prima.
Quello che accade tra Abramo e Lot è una rappresentazione di quello che la Bibbia chiama santificazione. La parola santificazione contiene in sé il concetto di mettere a parte, riservare qualcuno o qualcosa ad uno scopo, ma significa anche separarsi da ciò che ci impedisce di avere una piena comunione con Dio.
A tal riguardo vorrei spendere qualche parola in più e per farlo vi voglio invitare a leggere con me un brano dalla prima lettera ai Tessalonicesi, capitolo 4, versetti da 1 a 7: Del resto, fratelli, avete imparato da noi il modo in cui dovete comportarvi e piacere a Dio ed è già così che vi comportate. Vi preghiamo e vi esortiamo nel Signore Gesù a progredire sempre di più. 2 Infatti sapete quali istruzioni vi abbiamo date nel nome del Signore Gesù. 3 Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione, 4 che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore, 5 senza abbandonarsi a passioni disordinate come fanno gli stranieri che non conoscono Dio; 6 che nessuno opprima il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e dichiarato prima. 7 Infatti Dio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione.
In questa lettera Paolo esorta ad abbandonare peccati come quello della fornicazione e della disonestà negli affari, ma è evidente che il messaggio è valido per qualsiasi altro comportamento peccaminoso. Io però vorrei richiamare la vostra attenzione anche sulla necessità di separarsi anche da quelle persone o da quelle attività del mondo che ci inducono a peccare, allontanandoci da Gesù.
Forse qualcuno di voi penserà: Ma se non possiamo frequentare persone che vivono nel peccato come potremo mai testimoniare di Gesù e della salvezza? Anche Gesù frequentava prostitute e ladri, perché noi non lo potremmo fare?
L’osservazione è giusta e va quindi approfondita.
Paolo dice di non conformarsi al mondo. Questo ci dà una prima importante indicazione. I credenti fanno inevitabilmente parte di questo mondo e non sono chiamati a fare una vita da eremiti sperduti in qualche luogo isolato dal mondo. Dio non ci chiede di fare i monaci o le monache di clausura. Ciò che devono fare i credenti è di non conformarsi all’andazzo di questo mondo, devono cioè comportarsi diversamente dai pagani e dimostrarlo con il loro amore.
Paolo dice ai Corinzi di non separarsi del tutto dagli idolatri, dai fornicatori, dagli avari e ladri di questo mondo, ma di separarsi da chi, dicendo di essere un fratello continua a vivere palesemente nel peccato. Quindi la separazione totale non riguarda tanto il mondo in cui viviamo, quanto piuttosto le persone che dicono di essere cristiane, ma che in realtà non lo sono.
La separazione è prima di tutto di tipo spirituale prima ancora che di tipo materiale. La nostra battaglia non è contro le persone, ma contro il peccato. Non è contro i peccatori, ma contro le forze le forze spirituali della malvagità che sono nei luoghi celesti, contro Satana.
Sappiamo che la vita del credente è una lotta tra lo Spirito che aspira alle cose di Dio e la carne che aspira alle cose di questo mondo. Pertanto, ognuno di noi ha un suo percorso di santificazione e ognuno di noi ha dei punti deboli su cui deve prestare molta attenzione. Facciamo alcuni esempi.
Se siamo propensi all’abuso di alcool è meglio che non beviamo vino, ma è anche importante che stiamo lontano da persone che fanno un uso frequente di alcool. Se abbiamo un problema con il rubare è meglio che rifiutiamo ogni incarico legato alla gestione dei soldi, ma è anche meglio che evitiamo di frequentare persone dedite al furto o alla truffa. Queste sono solo due esempi, ma l’elenco può essere esteso a tutto ciò che è peccaminoso.
Il Signore ci dona la forza di vincere ogni tipo di peccato, ma noi siamo chiamati a ben ponderare ciò che facciamo e a non farci dominare da nulla.
Se ad esempio siamo in grado di resistere a certe tentazioni, possiamo andare ad una festa senza temere di peccare e senza dare una brutta testimonianza.
Ma questa cosa vale solo per noi, perché un’altra persona potrebbe invece non essere in grado di vincere certe tentazioni ed è quindi meglio per lei evitare di andare a certe feste per non cadere nel peccato. Ma non c’è solo questo.
La Bibbia insegna anche che dobbiamo evitare che un nostro comportamento possa portare altre persone al peccato. Se ad esempio sappiamo che un fratello ha un debole per l’alcool non gli offriremo un bicchiere di vino a cena. E questo dobbiamo farlo anche se per noi il vino non è assolutamente un problema.
La Bibbia ci concede di comportarci in piena libertà, ma ci dice anche che ognuno di noi è chiamato a farlo tenendo conto delle proprie debolezze e di quelle del suo prossimo. L’obiettivo principale non è godere appieno della nostra libertà, ma quello di non cadere in peccato e di non indurre un fratello al peccato.
La storia della separazione tra Abramo e Lot ci parla quindi della santificazione personale, ma anche della scelta che ognuno di noi è chiamato a fare di fronte alle promesse di questo mondo. Questa storia ci mette in guardia anche dal pericolo di lasciarci coinvolgere nelle dinamiche di questa società perdendo di vista il nostro obiettivo principale, ovvero farci guidare dallo Spirito Santo.
Lot non seppe resistere alle tentazioni della ricchezza e della fama e credeva nella capacità degli uomini di poter migliorare sé stessi. Ma di questo aspetto molto importante ne parleremo in una altra occasione quando andremo a vedere più da vicino la vita di Lot. Per oggi dico solo una cosa molto sintetica.
Lot scelse la pianura verdeggiante per non dipendere dalla pioggia, scelse la ricchezza per non dipendere dalla provvidenza di Dio, scelse di ascoltare e di servire degli uomini invece che ascoltare la parola di Dio e di mettersi al suo servizio. Abramo, al contrario, si affidò alla grazia del Signore, continuò a fare il pastore e a dipendere dalle piogge e dalle ricchezze che Dio gli concedeva.
Lot visse una vita infelice e tragica, Abramo morì nella prosperità e sazio di giorni.
Dio rinnova la promessa ad Abramo
Siamo giunti così alla parte finale del capitolo 13 di Genesi e vogliamo ora leggere insieme i versetti dal 14 al 18: Il SIGNORE disse ad Abramo, dopo che Lot si fu separato da lui: «Alza ora gli occhi e guarda, dal luogo dove sei, a settentrione, a meridione, a oriente, a occidente. 15 Tutto il paese che vedi lo darò a te e alla tua discendenza, per sempre. 16 E renderò la tua discendenza come la polvere della terra; in modo che, se qualcuno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti. 17 Àlzati, percorri il paese quant’è lungo e quant’è largo, perché io lo darò a te». 18 Allora Abramo levò le sue tende e andò ad abitare alle querce di Mamre, che sono a Ebron, e qui costruì un altare al SIGNORE.
Dio mette alla prova i Suoi figli come e quando lo ritiene più opportuno. Spetta a noi capire ciò che il Signore si aspetta da noi e dimostrare la nostra dipendenza da Lui. Non sempre riusciamo a superare la prova senza subire un danno o senza passare attraverso dei giorni difficili. Ma ciò che non possiamo mai dimenticare è che Dio rimane sempre fedele alla Sua parola e alla Sua promessa.
Se cadiamo durante la prova, Dio ci darà la possibilità di rialzarci e quando riusciremo a superare la prova, Dio non ci farà mancare la Sua benedizione.
Se noi rinnoviamo la nostra fiducia in Lui, Egli non mancherà di rinnovarci le Sue promesse e le Sue benedizioni. Per Abramo la promessa era il possesso del paese di Canaan e una discendenza numerosa come i grani di polvere della terra. Per noi le promesse sono il Regno di Dio, la fratellanza nella Sua chiesa universale, la resurrezione nell’ultimo giorno e una vita eterna insieme a Dio.
Ricordiamoci allora di fare come fece Abramo. Costruiamo altari lungo il nostro cammino di fede. Facciamolo sempre, sia per invocare il Suo aiuto sia per ringraziarlo per tutte le cose che ci dona ogni giorno. Dio ci sarà all’appuntamento.
Amen


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