La torre di Babele

Il capitolo 10 del libro della Genesi ci descrive la genealogia dei figli di Noè, Iafet, Cam e Sem.
Ogni genealogia termina con affermazioni simili:” Questi sono i figli di Sem, secondo le loro lingue, nei loro paesi, secondo le loro nazioni (v.5,20,31). Alla fine del diluvio c’era una sola famiglia, ma ora abbiamo molte nazioni, con lingue diverse. Il Capitolo 11 ci spiega come si è passati in poco tempo da un unico popolo, a diverse nazioni con lingue diverse.

Leggiamo da Genesi capitolo 11, versetti da 1 a 4:
Tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. Dirigendosi verso l’Oriente, gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Scinear, e là si stanziarono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamo dei mattoni cotti con il fuoco!» Essi adoperarono mattoni anziché pietre, e bitume invece di calce. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra».

Gli uomini decidono di sfidare Dio e di disubbidire al Suo comandamento che al capitolo 9, versetto 1, li invitava a crescere, a moltiplicarsi e a spandersi per tutta la terra. Loro decidono di fermarsi nella pianura di Scinear (Parola che nella lingua originale significa città dell’odio). Questa sfida a Dio è motivata dall’orgoglio. Gli uomini vogliono avere fama, e con la fama conquistare potere nel mondo. Decidono di costruire una torre che raggiunge il cielo. Da sempre gli uomini desiderano raggiungere il cielo e vogliono sostituirsi a Dio. In ogni campo: spirituale, economico, politico. Questo progetto esclude Dio perché essi stessi vogliono diventare come Dio e vogliono raggiungere il cielo con le proprie forze, anche contro i piani di Dio. Il Nuovo testamento ci insegna come raggiungere il cielo con le proprie forze, sia uno sforzo vano, se non si accetta la croce e la resurrezione di Gesù, colui che ha dato la sua vita per farci andare al cielo, attraverso la Sua grazia. Nel secolo scorso Hitler cercò di attuare un “progetto Babele”, proponendo alla Germania di diventare grande, potente e di conquistare il mondo. Dio non era nel suo progetto. Era sufficiente seguirlo ed essere uniti nel raggiungere i suoi obiettivi.

Non sempre l’unità fra gli uomini è una cosa positiva. Se l’unità fa perdere la possibilità di scegliere o di esprimersi e diventa un uniformarsi ad uno standard comune, allora può diventare pericolosa, specie quando si allontana dagli insegnamenti di Dio.  Questa è una storia molto vecchia, già vista prima della creazione del mondo, quando Lucifero si propose i medesimi obiettivi.

Leggiamo dal profeta Isaia, capitolo 14, i versetti da 12 a 14
Come mai sei caduto dal cielo, astro mattutino, figlio dell’aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni? Tu dicevi in cuor tuo: «Io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; mi siederò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo».

Come Lucifero, anche gli uomini vogliono prendere il posto di Dio e si fanno guidare dall’orgoglio. L’orgoglio porta all’indipendenza da Dio ed alla disobbedienza. Il piano di Dio era “orizzontale”, perché la terra era grande e c’era posto e una vita dignitosa per tutti. Ma gli uomini si fermano in una piccola pianura progettando qualcosa di verticale, dove chi sta più in alto domina chi sta più in basso. In alto la fama, il potere, in basso i poveri, gli schiavi e chi deve solo obbedire, in alto i ricchi, i potenti. Tutti uniti da un pensiero unico e da un linguaggio unico. Ma non era il progetto di Dio.

Leggiamo da Genesi capitolo 11, versetti da 5 a 9:
Il SIGNORE discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini costruivano. 6 Il SIGNORE disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. 7 Scendiamo dunque e confondiamo il loro linguaggio, perché l’uno non capisca la lingua dell’altro!» 8 Così il SIGNORE li disperse di là su tutta la faccia della terra ed essi cessarono di costruire la città. 9 Perciò a questa fu dato il nome di Babel, perché là il SIGNORE confuse la lingua di tutta la terra e di là li disperse su tutta la faccia della terra.

Dio vede che gli uomini sono uniti in questo progetto malvagio. Egli vuole interrompere il progetto dell’uomo e portare avanti il Suo piano. Decide di bloccare il progetto togliendo loro proprio quello che li teneva uniti: l’unità della lingua. Da quel momento gli uomini non si comprendono più e i loro progetti falliscono. Questo genera confusione e la confusione genera divisione. Ecco come si è passati da un unico popolo a tante nazioni. Il nome Babele significa appunto “Confusione”.

Dio abbassa coloro che innalzano sé stessi con orgoglio, e il profeta Sofonia spiega molto bene il fallimento di Babele.
Leggiamo dal profeta Sofonia, capitolo 3, i versetti 9, 11b e 12:
“Allora io trasformerò le labbra dei popoli in labbra pure, affinché tutti invochiamo il nome del Signore, per servirlo di comune accordo…… allora io toglierò  di mezzo a te quelli che trionfano con superbia e tu smetterai di inorgoglirti sul mio monte santo. Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero che confida nel nome del Signore.”

Sofonia ci fa capire che Dio non ama la superbia e il potere, né l’orgoglio davanti a Lui, ma non ama nemmeno la confusione delle lingue e la divisione che essa ha creato. Lui pensa già ad un nuovo popolo, che sarà umile (il contrario dell’orgoglio) e che sarà unito nell’invocare il nome dell’Eterno e nel confidare nel Suo nome. Questo popolo avrà delle labbra pure perché l’Eterno sarà sulla loro bocca. Nel libro degli Atti viene descritta la Pentecoste, momento in cui Dio, inviando lo Spirito Santo, costruirà la Sua chiesa.

La Pentecoste è il capovolgimento di Babele, nel senso che ciascuno può udire narrare le opere di Dio:

Leggiamo dagli Atti degli apostoli, capitolo 2, versetti 4 e 11-12:
4 Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. …..  11 tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue. 12 Tutti si stupivano ed erano perplessi, dicendo l’uno l’altro: Che cosa significa questo?

E quelli che capivano e si stupivano erano Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto, della Libia Cirenaica, di Roma, Cretesi, Arabi, li udiamo parlare delle cose grandi di Dio.

Qui cominciamo a capire dove vuole arrivare Dio. All’inizio aveva creato molte nazioni partendo da un solo popolo; ora vuole creare un solo popolo, partendo da molte nazioni. Nella lettera ai Galati Paolo spiega la caratteristica fondamentale di una chiesa Cristiana:

Leggiamo dalla lettera ai Galati, capitolo 3, versetti 27 e 28:
Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.

Nella chiesa cristiana non ci sono divisioni, ma c’è una unità in Cristo Gesù. L’elemento che ci unisce è che tutti siamo rivestiti di Cristo. Io sono veramente orgoglioso della mia chiesa, perché abbiamo fratelli di tutto il mondo: Europa, America, Asia, Africa. E anche se la lingua ci crea qualche difficoltà, gioiamo della fratellanza reciproca. Questo ci sprona ad imparare la lingua dell’altro, a imparare i suoi usi e costumi e il culto con canti in diverse lingue (con traduzione quando possibile) è sempre più vivo e colorito.

Quando leggo questo versetto, penso che creare una chiesa etnica è un progetto limitativo. Io conosco chiese ghanesi, rumene, peruviane. Il rischio è che queste chiese sono unite per l’appartenenza ad una specifica lingua o nazione. Dopo un po’ vivono delle loro tradizioni e diventano luoghi chiusi dove il diverso non trova posto.

Riflettiamo su quale è il centro della nostra unità, e riflettiamo quale progetto vogliamo creare nella nostra chiesa. Ci sono chiese che costruiscono la loro unità secondo il progetto “Babele”. Chiese verticali, dove c’è chi comanda e chi esegue. Spesso sono organizzazioni molto efficienti ma spiritualmente sofferenti

Alcuni anni fa ai Campionati del mondo di calcio ci fu la partita Italia Romania. Ricordo che invitai a casa mia due fratelli rumeni. Quando dopo qualche minuto la Romania fece un goal, ci fu un urlo di gioia. Tutti e tre esultavamo ed io ero felicissimo perché mi immedesimavo nella gioia dei miei fratelli. Dopo un po’ di tempo ci fu il pareggio e nuovamente la stessa scena. Nessuno si sentiva Italiano, nessuno Rumeno, ma tutti ci sentivamo uniti dalla nostra fede.

Ora pensate a due credenti che si incontrano sul campo di battaglia, uno è ucraino e l’altro russo. Forse fino a poco tempo fa avevano condiviso il pane e il vino assieme ed ora sono uno di fronte all’altro con un fucile puntato. Quale sarà la loro reazione? Io penso che dovrebbero gettare il fucile e abbracciarsi e piangendo pregare Dio implorando perdono per la stupidità della guerra. Andrebbe veramente così? E’ triste pensare che la chiesa ortodossa è divisa in Chiesa Ortodossa Russa e Chiesa Ortodossa Ucraina. La chiesa etnica o addirittura nazionalista crea divisone fra il popolo di Dio. E’ molto probabile che questi due uomini si sparerebbero l’un l’altro.

Leggiamo un ultimo testo scritto da Paolo nella lettera ai Filippesi, leggiamo il versetto 20 del capitolo 3:
Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore

La chiesa è l’unione di tutti i cittadini del cielo. E quando saremo in cielo, non ci sarà di certo un paradiso “italiano”, ne un paradiso “peruviano”, e nemmeno uno “rumeno”  o di nessuna altra nazione, e io che sono italiano, non indosserò di certo la maglia azzurra dell’Italia, ma sarò rivestito di Cristo, perché questa sarà la mia nuova maglia.

Amen

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