L’arca di Noè

Questo capitolo della Genesi racconta la storia di uno sterminio. È un racconto terribile nel quale si parla dell’ira di Dio verso l’umanità. Non si tratta quindi di una storia “della buona notte” per bambini, ma racconta che Dio si pente della sua opera creatrice. È incredibile pensare come un Dio d’amore voglia distruggere la Sua creazione.

Leggiamo Genesi 6:5-7
Il SIGNORE vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo. Il SIGNORE si pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo. E il SIGNORE disse: «Io sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato: dall’uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento di averli fatti».

Il motivo di questa distruzione è la corruzione presente nel mondo. Dio aveva creato un mondo dove tutto era definito “molto buono”, dove ognuno avrebbe potuto vivere bene, in armonia con Dio e con gli altri, ma ora il mondo in seguito all’entrata del peccato è diventato un luogo pieno di malvagità e di violenza. Con grande sofferenza Lui, che è anche giusto, sente il dovere di agire.

Leggo dal capitolo 6, dove Dio dice a Noè: “Fatti un arca di legno (versetto 14)..io sto per far venire il diluvio delle acque sulla terra, per distruggere sotto i cieli ogni essere vivente…”

Dio decide di salvare Noè e la sua famiglia perché “Noè trovò grazia agli occhi dell’Eterno” inoltre egli “…fu un uomo giusto, integro ai suoi tempi: Noè camminò con Dio” come è scritto nei versetti 8 e 9. Riflettiamo sull’importanza di queste caratteristiche che dovrebbero essere quelle di ogni credente.

In primo luogo, dobbiamo “camminare con Dio”, cioè, dobbiamo vivere in comunicazione con Dio, sentire nella nostra vita la Sua presenza, la Sua forza, vivere in obbedienza a Lui. La nostra crescita spirituale è direttamente collegata al nostro camminare con Dio; condividere con Lui la nostra vita; sottoporre a Lui le nostre decisioni e progetti; ascoltare le Sue risposte. Insomma, essergli fedeli, nonostante le pressioni esterne e le derisioni da parte di chi non crede. E Noè era certamente deriso quando ha iniziato a costruire un’Arca enorme, in un luogo dove non c’era nemmeno l’acqua. Un progetto ridicolo!

Ma la cosa che più mi piace di Noè è scritto nel versetto 22: “E Noè fece così; fece tutto quello che Dio gli aveva comandato.” Lui risponde Sì, senza condizioni. Ciò che conta veramente per un credente, non deve essere la preoccupazione di ciò che dicono le persone, ma mettere in pratica ed annunciare la Parola di Dio

Anche noi abbiamo deciso di chiamare la nostra piccola comunità cristiana “Il Porto”. Che idea ridicola: creare un “porto” a Bolzano, dove il mare non c’è. Eppure, anch’io provo gli stessi sentimenti di Noè, ogni volta che parlo alle persone della salvezza in Gesù, oppure del peccato, oppure del giudizio di Dio, agli occhi di chi non crede sono ridicolo e divento oggetto di derisione.

La brutta notizia per costoro è che il mondo pieno di malvagità e violenza, di corruzione e di peccato descritto in questo capitolo della Genesi, è esattamente lo stesso che abbiamo oggi. Pietro nella sua seconda lettera al capitolo 2, versetti da 4 a 9 scrive:

“Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per essere custoditi per il giudizio: se non risparmiò il mondo antico ma salvò, con altre sette persone Noè, predicatore di giustizia, quando mandò il diluvio su un mondo di empi, se condannò alla distruzione Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, perché servissero di esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot… ciò vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per la punizione nel giorno del giudizio.”

Anche per il mondo di oggi è previsto un giudizio e una terribile punizione. Pietro fa capire che Dio è amore, perché vuole salvare Noè, la sua famiglia e Lot; ma ci dice che esiste anche l’ira di Dio e il Suo giudizio porterà gli uomini, che non camminano con Lui, ad una terribile punizione.
È confortante sapere che c’è una salvezza preparata da Dio  per chi lo segue nella sua vita, ma è un monito per chi ignora la voce di Dio e gli volta le spalle, è un “esempio” da prendere molto seriamente.

Quando parliamo di Dio alle persone, non limitiamoci a presentare solo il “Dio d’amore”, ma ricordiamoci di annunciare anche le conseguenze di una scelta sbagliata.

Spesso i non credenti si indignano quando sentono raccontare la storia del diluvio e dicono:” Dio è crudele” Ma poi quando si parla della crudeltà degli uomini, allora dicono: “Ma perché Dio non interviene? Dio è assente!” È questa una contraddizione che però ci fa capire come anche loro capiscono che l’amore di Dio deve essere controbilanciato dalla Sua giustizia. Il problema è che loro vorrebbero l’amore di Dio quando lo vogliono loro e l’ira di Dio anche, e senza eccezioni.
La seconda lettera di Pietro al capitolo 3 versetti da 9 a 10 ci dice invece che:

“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento. Il giorno del Signore verrà come un ladro; in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra che e le opere che sono in essa saranno bruciate.”

Dio ha pazienza e dà a tutti gli uomini il tempo per essere avvisati e per ravvedersi e questo deve essere il nostro compito, annunciare al mondo quello che ha insegnato Gesù stesso parlando proprio dei giorni di Noè. Leggiamo il Vangelo di Matteo, capitolo 24, dal versetto 36 al 39:

“Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo.”

Chiediamo al Signore di aiutarci a convincere sempre più persone ad unirsi a noi ad accettare la salvezza in Gesù Cristo. Egli è la nostra “Arca” che ci permette di attendere fiduciosi il giorno del Suo ritorno per vedere compiuta la nostra speranza, cioè la vita eterna il Lui.

Nel racconto della Genesi Dio provvede un mezzo per la salvezza di Noè e della sua famiglia. L’Arca ci ricorda alcuni aspetti importanti del nostro rapporto con Dio.

In primo luogo, essa rappresenta un’immagine della salvezza che abbiamo in Cristo; la sicurezza di essere nella grazia di Dio, sotto la Sua protezione, di scampare al giudizio futuro, affidandosi a Dio anche nel mezzo di un mondo in rovina.
Come Noè ha scelto di obbedire alla richiesta, apparentemente assurda, anche noi dobbiamo fare la nostra scelta, ma dobbiamo farla prima che sia caduta la “prima goccia” del diluvio annunciato. Fare la scelta quando il diluvio è già iniziato, è troppo tardi.

In secondo luogo, l’Arca è il luogo dove si trovano gli scampati, i salvati. Essa simboleggia la chiesa, casa di coloro che hanno accettato la redenzione di Dio in Gesù Cristo. Nell’Arca convivevano lupi e pecore, animali puri e impuri. Così nella chiesa siamo tutti uguali e regna l’amore fra noi, e non è importante se prima dell’incontro con Gesù eravamo ladri, prostitute o assassini. Nell’Arca siamo tutti santi grazie all’opera di Gesù sulla croce ed alla Sua resurrezione.

Infine, l’Arca ci parla del nostro battesimo, atto in cui entrando in Cristo, apparteniamo a Dio. Scrive Pietro nella sua prima lettera capitolo 3, versetti 20 e 21:

“La pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l’arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l’acqua. Quest’acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio) Esso ora lava anche voi mediante la resurrezione di Gesù Cristo.”

Il racconto dice che “Dio chiuse Noè dentro l’Arca” dove apparentemente aveva perso la libertà; certamente aveva perso la libertà di fare quello che voleva, ma aveva trovato la libertà dal peccato e dal giudizio di Dio. L’arca inoltre è un luogo di lavoro. Immaginiamo quanto lavoro c’era per accudire tutti quegli animali. Questo ci fa capire che la vita cristiana non è una vita comoda, senza problemi, ma una vita rigenerata nello spirito.

Dio dice a Noè: “Entra nell’Arca…” e al versetto 16 il testo ci dice che Dio “chiuse Noè dentro l’Arca.”. Questo è un invito per tutti coloro che non lo hanno ancora fatto, di andare oggi stesso a Gesù, di chiedergli di chiudere la porta alle nostre spalle, lasciando fuori preoccupazioni, problemi, stress, per potere essere soli con lui e per poter ascoltare ciò che ha da dirvi.

Amen

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