Abraamo cerca moglie per Isacco
Carissimi, siamo orma giunti all’ultima tappa della vita di Abraamo e di Sara. Infatti, il capitolo 23 del libro della Genesi ci parla della morte di Sara e il capitolo 25 della morte di Abraamo. Oggi però vogliamo vedere insieme l’ultima iniziativa che prese Abraamo per garantire la continuità della sua discendenza.
Sono passati circa 25 anni da quando Abraamo era salito sul monte per sacrificare Isacco. Ora Isacco ha quaranta anni e Abraamo è diventato molto vecchio. Isacco non aveva ancora moglie e così Abraamo decide di cercare una moglie per il suo erede.
Il capitolo 24 di Genesi ci parla proprio di questa ricerca e di come Dio provvede al matrimonio di Isacco attraverso il servo di Abraamo, Eliezer.
Come sempre riassumerò quanto accade nel capitolo 24 e così vedremo anche quali indicazioni impartisce Abraamo al suo fedele servo per trovare la compagna di vita di Isacco. Anche se oggi non si cerca e non si prende più moglie in questo modo, questo racconto ci consente di ricavare una serie di riflessioni sui principi che stanno alla base di questo importante avvenimento per la vita di Isacco.
Spero che queste riflessioni ci aiutino a riflettere su come sia importante scegliere bene la persona con cui si condividerà la parte più importante della propria vita. Questo vale evidentemente per chi deve ancora sposarsi, ma può essere molto utile anche per chi si è già sposato. Molti di noi, infatti, hanno già fatto questa scelta, e molto probabilmente più di qualcuno tra di noi l’ha fatta senza considerare questi principi. Ma considerate anche che tra questi qualcuno ci sono anche io, perché a quei tempi non ero ancora credente. Considerate questa come un’autocritica.
Il capitolo 24 in sintesi
Dopo la morte di Sara, Abraamo decide che è giunto il momento di trovare una moglie a suo figlio Isacco e vuole che sposi una donna proveniente dalla sua terra di origine: la Mesopotamia. Abraamo non può andarci di persona e così invia il suo servo più fidato, Eliezer.
Abraamo fa giurare a Eliezer due cose:
- Per prima cosa, Eliezer non doveva cercare la moglie di Isacco tra le donne di Canaan, ma bensì presso i suoi parenti in Mesopotamia.
- Per seconda cosa, Eliezer dove giurare che per nessuno motivo avrebbe condotto Isacco fuori dalla terra Canaan, perché quella era la terra che Dio aveva promesso a lui e alla sua discendenza.
Il servo quindi parte portando con sé molti doni per la futura sposa e per la famiglia della sposa. Con lui ci sono altri servi e la carovana è composta da 10 cammelli.
Arriva così nella città di Noar in Mesopotamia dove viveva la famiglia di Betuel, figlio di Naor, fratello di Abraamo. Non stupiamoci del legame di parentela tra la famiglia di Abraamo e quella di Betuel. Evidentemente, a quei tempi, ciò era ancora possibile e anzi, addirittura voluto.
Prima di avvicinarsi al villaggio dove vive Betuel, il servo prega Dio di mostrargli con un segno inequivocabile quale era la fanciulla giusta per Isacco. Nella sua preghiera egli desidera che la fanciulla che uscirà dal villaggio non solo offra da bere a lui (cosa relativamente normale) ma che dia anche da bere a tutti i suoi cammelli.
E questa era una cosa molto insolita, direi estremamente improbabile. Ma proprio questo doveva essere il segno inequivocabile con il quale Dio confermava che era esattamente quella la fanciulla da dare in moglie a Isacco.
E infatti, poco dopo questa preghiera, Rebecca, figlia di Betuel, esce dal villaggio per prendere dell’acqua al pozzo. Quando Eliezer le chiede di dargli da bere dell’acqua, non solo Rebecca gli dà da bere, ma dà da bere anche ai suoi 10 cammelli.
Più di 100 litri di acqua! Quanta acqua ha dovuto attingere Rebecca dal pozzo per abbeverare tutti e dieci i cammelli. Almeno 1.000 litri di acqua. Incredibile!
Questo però era il segno che il servo di Abraamo aveva chiesto a Dio e Rebecca ha dato esattamente questo segno. Lo ha fatto di sua volontà, lo ha fatto senza esitare.
Ora chiedo alle donne che sono qui: avreste mai fatto una cosa del genere?
Io sinceramente devo dire di no, ma io sono un uomo e so che le donne hanno doti particolari e che sono disposte a fare cose incredibili, soprattutto per amore.
Rebecca però non amava quel vecchio servo. Lei aveva solo visto uno sconosciuto che aveva sete e che aveva 10 cammelli al seguito. Perché lo ha fatto? Che cosa ha spinto Rebecca a servire in quel modo Eliezer? L’unica risposta che posso dare, è che è stato Dio a darle la visione e la forza di fare una cosa così incredibile.
A questo punto Eliezer va a casa del padre di Rebecca e porta la richiesta di Abraamo che chiedeva una sposa per Isacco.
Eliezer racconta nel dettaglio la preghiera che ha rivolto a Dio e di come Rebecca ha risposto a quel segno. A quel punto il padre e il fratello di Rebecca, dicono: «La cosa procede dal SIGNORE; noi non possiamo dirti né male né bene. Ecco, Rebecca ti sta davanti: prendila, va’, e sia moglie del figlio del tuo signore, come il SIGNORE ha detto». (Genesi 24:50-51)
Al mattino seguente, il servo chiede di poter tornare subito da Abraamo per portare la buona notizia. La famiglia di Rebecca chiede allora a Rebecca che cosa intende fare. Vuole partire subito o vuole restare ancora qualche giorno con la sua famiglia? Ma Rebecca dice chiaramente che desidera partire subito per Canaan. Il servo e Rebecca partono e dopo circa 30 giorni di cammino giungono presso la tenda di Isacco. Allora Rebecca indossa il velo ed entra nella tenda diventando sua moglie.
Questo era il modo di prendere e di dare moglie 4.000 anni fa presso la civiltà più evoluta di quei tempi. Non credo però che a quei tempi tutti sceglievano una sposa come fece Abraamo. Così come non credo che tutte le fanciulle del tempo facessero cose incredibili come quelle che ha fatto Rebecca dando da bere a 10 cammelli.
A mio parere è evidente che il Signore, il Dio di Abraamo, il nostro Dio, ha operato in modo prodigioso benedicendo grandemente l’iniziativa di Abraamo. Per questo motivo credo che, come ho già detto all’inizio, questa storia sia ricca di spunti di riflessione che sono validi per chiunque oggi vuole vivere una vita di fede.
Credo anche che così come Dio ha operato in modo prodigioso con Abraamo, Isacco, Eliezer, con Rebecca e la sua famiglia, possa ancora oggi operare in favore di chi affida la scelta della propria compagna o del proprio compagno di vita alla saggezza del Signore. Cerchiamo quindi di ricavare da questa storia il giusto orientamento per vivere in un mondo che ha ben altri valori e ben altre priorità nella testa e nel cuore.
1. La passività di Isacco.
Avrete certamente notato che Isacco non prende nessuna iniziativa. Lo vediamo restare in paziente attesa presso la tenda nella terra in cui è nato e cresciuto. Isacco non parla con Abraamo o perlomeno ciò che gli dice non è rilevante per noi. Isacco non dà alcuna indicazione al servo di Abraamo, non esprime nessuna preferenza particolare. Ve lo immaginate? Evidentemente per Isacco non era importante ciò che desiderava lui, ma ciò che desiderava Dio per lui. Suo padre aveva dimostrato di essere fedele a Dio e Dio aveva dimostrato che Abraamo era suo figlio.
Isacco si fidava della saggezza di Dio e della fede di suo padre.
Ora, la riflessione che siamo chiamati a fare è se anche noi siamo disposti o saremmo stati disposti a rimanere completamente passivi e ad attendere fino a quando il Signore non ci avesse presentato la persona giusta per noi. Mi pare di poter dire che oggi, nel nostro mondo, una cosa del genere è impensabile.
Oggi, anche le persone che credono in Dio reclamano il diritto di poter decidere autonomamente con chi unirsi per la vita. È una cosa del tutto comprensibile e condivisibile. Tuttavia, credo che questa storia ci debba far riflettere sul fatto che esiste un Dio che ci conosce meglio di noi stessi e che conosce meglio di noi anche la persona con la quale ci uniremo in matrimonio. Teniamo conto di questo.
2. Le condizioni di Abraamo
Quando Abraamo incarica il suo fedele servo del compito di cercare la moglie di Isacco, gli detta delle condizioni molto chiare e inderogabili. La prima condizione è:
- Deve essere una donna del suo paese d’origine, della sua stessa famiglia.
C’è un detto in italiano che recita: “Moglie e buoi dei paesi tuoi”. È un proverbio molto antico e andato decisamente in disuso. Con questa frase si intende dire che è meglio trovare moglie e lavoro nell’ambito culturale dal quale proveniamo. Questa cosa è pensata per evitare di trovarci confrontati con mentalità, usanze e valori talmente diversi dai nostri da rendere la convivenza con una moglie o con un collega di lavoro alquanto problematica e conflittuale.
Ma non voglio entrare in questa argomentazione perché sono convinto che la Bibbia non ci sta insegnando in modo prioritario di evitare gli stranieri, ma piuttosto che ci sta insegnando a non cercare una moglie o un collega di affari che non condivide i nostri stessi valori cristiani. Per tale ragione, la Bibbia ci invita a unirci a una moglie o a un marito che condivide la nostra stessa fede.
Questo principio lo si trova nella legge mosaica e fu applicato dal popolo ebraico per molti secoli. Ma esso vale anche per i cristiani di oggi. Leggiamo che cosa dice l’apostolo Paolo a tal riguardo e leggiamo dalla seconda lettera ai Corinzi, capitolo 6, i versetti da 14 e 15: Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c’è tra il fedele e l’infedele?
Questo è il principio e credo che chi deve ancora unirsi in matrimonio faccia bene a tenerne conto. Devo però chiarire che coloro che si sono già uniti non sono chiamati a separarsi dal coniuge o dal partner non credente, perché essi sono diventati una sola carne e Dio non desidera che essi si separino. Non mi dilungo oltre su questo aspetto perché vi sarebbero molte altre cosa da dire e questo ci porterebbe troppo lontano dal testo di cui stiamo parlando.
La seconda condizione che Abraamo detta al suo servo è la seguente: - Per nessuna ragione condurrai Isacco fuori dalla terra di Canaan, perché questa è la terra promessa da Dio alla nostra discendenza.
Abraamo è consapevole che l’innamoramento e la vita coniugale possono avere una fortissima influenza su chiunque. Anche su un uomo fedele e mansueto come Isacco. Abraamo non vuole che Isacco corra il rischio di abbandonare la promessa di Dio e tutte le benedizioni che da essa derivano. Questo principio ci parla della nostra fede in Dio e della nostra appartenenza alla Chiesa di Gesù. La nostra terra promessa è il regno di Dio che Gesù ha inaugurato su questa terra e che ha impiantato nei nostri cuori. È il più grande tesoro che abbiamo. È la meravigliosa promessa che ci tiene in vita. L’apostolo Paolo ci assicura che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Gesù Cristo. Tuttavia, per correre dietro ai nostri desideri o per compiacere agli altri corriamo il rischio di allontanarci da Lui e dalla Sua chiesa. Se facciamo questo, se ci allontaniamo dalla nostra fonte di vita, rischiamo di pagare un conto molto salato in questo mondo. Rischiamo di avere una vita come quella di Lot.
3. La preghiera di Eliezer – Cercare la guida del Signore, chiedere un segno
Eliezer non prega il Signore chiedendo di fargli incontrare una donna bella e intelligente, ma la donna giusta per Isacco. Questa donna deve essere disposta a compiere un gesto incredibile, dimostrando così di non agire solo con la propria forza, ma con la forza di Dio. Questa è la caratteristica principale da ricercare.
Non illudiamoci, non è l’innamoramento che ci dice se la persona con cui intendiamo unirci è la persona giusta per noi, quella che Dio ci ha riservato per la vita. Anzi, l’innamoramento, pur essendo una cosa bellissima, non è quasi mai un buon consigliere in fatto di legami duraturi. Quando siamo innamorati la nostra vista è offuscata dai sentimenti e dal desiderio. Per tale ragione, prima di unirsi con una persona è sempre saggio praticare una frequentazione abbastanza lunga da far diradare le nebbie dell’innamoramento. Quando l’innamoramento non è più la sola forza che ci guida possiamo vedere con più chiarezza e capire meglio il futuro partner.
Tuttavia questo non è sufficiente. Per quanto noi possiamo conoscere bene una persona, non la conosceremo mai fino in fondo anche dopo molti anni e dopo molte esperienze; buone o cattive che siano. Come già detto prima, dobbiamo sempre tenere conto di una verità fondamentale. Dio ci conosce meglio di noi stessi e solo Lui è in grado di leggere nel profondo del cuore del nostro partner.
Per tale ragione è di fondamentale importanza pregare il Signore che ci dia un segno inequivocabile; una chiara indicazione della Sua approvazione.
Possiamo anche spingerci a chiedere dei segni inequivocabili da parte del Signore per capire se Egli approva la nostra unione. Inoltre, teniamo presente che pregare insieme al nostro futuro partner è un modo di conoscerlo meglio anche sul piano spirituale. Trovare una sintonia a livello spirituale con il nostro partner è fonte di grandi benedizioni per noi e per la nostra famiglia.
4. La risposta di Rebecca – Dare un segno prodigandosi per il prossimo
Abbeverare 100 cammelli non è cosa di poco conto. Ma il fatto che Rebecca lo abbia fatto è la prova che si tratta di una donna che ha premura per il prossimo e che fa le cose fino in fondo, anche se sono faticose. Questa caratteristica, che nella nostra storia riguarda una donna, vale ovviamente anche per gli uomini.
Nel mondo di oggi, i legami coniugali vengono spesso iniziati con molta leggerezza e vengono anche sciolti con altrettanta leggerezza. Tutti coloro che hanno un legame coniugale pluriennale possono testimoniare che è una cosa che va presa con molta serietà e che è una cosa che di norma è anche molto faticosa.
Nel modo di oggi, l’abnegazione per il prossimo è cosa assai rara perché l’egoismo regna nel cuore di ognuno. Solo chi ha un cuore guidato e sostenuto dallo Spirito di Dio può amare in modo disinteressato, perché questo è l’amore di cui parla la Bibbia. Rebecca lo ha dimostrato senza esitare e Eliezer ha capito che era Dio a darle questo amore incondizionato per il prossimo. Questa è una caratteristica preziosissima per chiunque e ha il vantaggio di non appassire con l’età, anzi!
5. La famiglia riconosce la volontà di Dio, non impone, ma benedice
È importante che un legame così forte e importante come quello di un matrimonio sia sostenuto dai familiari. Oggi vige il diritto che ognuno deve poter decidere autonomamente il proprio destino. Questo diritto è giusto, ma il problema è che molti giovani fanno le cose solo di testa loro senza considerare i consigli dei genitori. Esercitare un diritto senza saggezza e senza umiltà non porta alcun bene a chi lo esercita. Nella nostra storia vediamo che la famiglia, dopo aver riconosciuto che Dio voleva benedire questo matrimonio, non impone nulla a Rebecca. Le viene solo proposto di prendersi un periodo di riflessione lasciandole la scelta di accogliere o meno questa opportunità. Rebecca sceglie Isacco anche se non lo aveva mai visto e senza sapere molto su di lui. Rebecca si affida a ciò che ha sentito dal servo di Abramo e si fida del giudizio della propria famiglia. La storia ci dice che questa sua fiducia è stata premiata e che sopra a tutto questo c’era la potente mano di Dio.
Vorrei ora concludere con un paio di brevi riflessioni che vorrei dedicare sia a chi deve ancora cercare il partner, sia a chi lo ha già trovato.
La Bibbia ci insegna che è Dio che può trovare la persona giusta per noi.
Attendere con fiducia, pazienza e preghiera, questo è il compito che spetta a noi.
La Bibbia ci insegna anche che noi possiamo diventare la persona giusta per l’altro.
Ma cambiare il cuore del nostro partner, questo è un compito che spetta a Dio.


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