La prospettiva dell’aquila

Inizio oggi una serie di predicazioni sul Vangelo di Giovanni, prima di tutto però vorrei darvi qualche cenno sull’autore e sul vangelo stesso, solo per avere una base di partenza comune.

Una prospettiva diversa

Giovanni ha una prospettiva unica tra i dodici apostoli. Faceva parte della cerchia più stretta di Gesù ed è colui a cui Cristo affidò sua madre sotto la croce.
Per la sua visione elevata, la tradizione lo definisce come l’Aquila.

Vola alto: Giovanni guarda dal cielo verso la terra, perché parte dalla divinità di Gesù.

Vista acuta: Compie zoom sui dettagli. Pur avendo una visione d’insieme sull’eternità, riesce comunque a soffermarsi su dettagli spirituali profondi.

Sguardo al sole: Come l’aquila è in grado di fissare il sole, anche Giovanni contempla la gloria di Dio senza esserne accecato.

Esiste una differenza fondamentale tra Giovanni e i vangeli “Sinottici” (Matteo, Marco, Luca):

  • I Sinottici (Dalla Terra al Cielo): Partono dall’uomo Gesù (il Messia Re, il Servitore, il Figlio dell’uomo) per farci scoprire che è Dio.
  • Giovanni (Dal Cielo alla Terra): Parte dall’eternità di Dio per descrivere come la “Parola” sia scesa tra noi diventando carne.

Non possiamo fissare direttamente la potenza di Dio (il Sole), ma possiamo conoscere Dio attraverso Gesù, che è la sua “Luce”. Egli ci permette di vedere il Padre senza essere annientati.

Lo Scopo del Vangelo di Giovanni

Mentre gli altri Vangeli iniziano con la nascita di Gesù o la sua genealogia, Giovanni inizia tornando alle origini dell’universo. Usa infatti le stesse parole della Genesi (“In principio”) e ci spiega che l’opera di Gesù non è un “piano B”, ma il compimento del disegno originale di Dio.

Giovanni seleziona termini precisi come Parola, Luce, Vita e Verità e riferisce di solo 7 miracoli (che chiama segni), ognuno dei quali serve a evidenziare un aspetto profondo della divinità di Cristo. Nel suo Vangelo troviamo anche le famose dichiarazioni in cui Gesù definisce parla di sé stesso usando il nome divino “Io Sono” (Ego eimi).

L’obiettivo del Vangelo di Giovanni non è solo testimoniare dei fatti accaduti, ma anche generare fede in coloro che lo leggono.

Giovanni 20:30-31  Ora Gesù fece in presenza dei suoi discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Le caratteristiche principali del Vangelo

Volgiamo ora leggere insieme i primi 4 versetti del Vangelo di Giovanni.

Giovanni 1:1-4

1 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.

2 Essa era nel principio con Dio.

3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.

4 In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini.

Il Vangelo di Giovanni non inizia come un semplice racconto, ma con una forza spirituale incredibile. Giovanni usa una forma diretta e fin dalle prime parole
definisce chi è Dio e chi è Gesù, gettando le basi di tutta la fede cristiana.

Semplicità e Potenza

Giovanni usa frasi brevi e una catena di 3 parole:

“Principio” <-> “Parola” <-> “Dio”

Giovanni non fa un grande discorso per spiegare un tema così complesso.

Sono parole facili da leggere, ma così profonde da farci riflettere: cosa significano davvero?

Giovanni usa un linguaggio poetico per portarci nel “cuore” del mistero di Dio, spiegandoci che la nostra fede non poggia su un uomo qualunque, ma su Colui che è l’origine di tutto.

Vediamo ora nel dettaglio questi quattro versetti.

1 – La Parola – senza inizio e senza fine

Giovanni inizia nell’eternità con parole potenti:

“Nel principio era la Parola”. “Essa era nel principio con Dio”

Nel principio – di cosa?

Genesi 1:1 Nel principio Dio creò i cieli e la terra.

Giovanni sceglie con cura le parole. La scelta del verbo all’imperfetto, era”, rende l’idea dell’esistenza eterna senza tempo. Ovvero, la Parola c’era già prima del principio di ogni cosa.

Per comprendere l’eternità, possiamo immaginare una linea retta infinita (senza inizio, né fine):

  • L’Eternità: È l’intera linea, quella che sviluppata all’infinito si chiude su sé stessa.
  • La Creazione: È solo un segmento (un pezzo) di quella linea.

La creazione ha un inizio e una fine, ma La Parola no!

Giovanni dice che quando il tempo e il mondo (il segmento) hanno avuto inizio, la Parola c’era già.

La Parola non è una creatura di Dio, ma esiste da sempre.

Quando tutto ciò che conosciamo ha avuto inizio, a Parola non “iniziò a essere”, era già lì.

Sappiamo anche che La Parola è senza fine, la ritroviamo infattinella Gerusalemme Celeste:

Apocalisse 19:13 Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è «la Parola di Dio».

Nei versetti successivi, Giovanni dice chiaramente che la Parola è Gesù Cristo. Nella lettera agli Ebrei, questa verità viene confermata: Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno (Ebrei 13:8).

Sapere che Cristo è eterno e divino cambia la qualità della nostra fede.

Se comprendiamo che Gesù Cristo è eterno e divino, allora abbiamo la certezza che la nostra fiducia in Lui è ben riposta. La nostra speranza è fondata su una roccia incrollabile.
Questo dona al credente stabilità e sicurezza.

Il Logos – Più di una semplice parola

Perché Giovanni usa questa parola (“Logos” in greco) senza spiegarla?

Giovanni sceglie in realtà questa parola perché essa è una “parola ponte”. Lo fa per parlare poter a tutti, utilizzando un concetto ben conosciutoall’epoca, sia dai greci che dai giudei.

  • Per i Greci il Logos era la ragione suprema, la legge che governa il cosmo, ma anche il “pensiero“, il “progetto“. Senza Logos, l’universo sarebbe solo caos.
  • Per gli Ebrei il Dabar (ebraico) e Memra (aramaico) era Azione/Creazione:
    In Genesi 1:3, Dio non crea con le mani, ma con la voce: Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. Quando Dio parla, la cosa accade. Nella Genesi, Dio non usa la parola per descrivere la luce, ma bensì la crea attraverso il suo Dabar. La parola di Dio è considerata un’entità concreta che “esce” da Lui e non torna indietro senza aver prodotto un effetto. I traduttori aramaici inserivano la parola Memra (Parola) per indicare le azioni di Elohim (primo nome di Dio).

La particolarità di questo termine ebraico è che non ha un equivalente perfetto nelle lingue occidentali, perché racchiude un concetto dinamico che fonde pensiero, relazione e azione.
È quindi difficile tradurlo, ma comprende appieno il significato che gli ha voluto dare Giovanni.

I traduttori aramaici dell’epoca erano arrivati a capire che nell’Antico Testamento c’era già il concetto di Trinità: Dio, Spirito e un Intermediario. Il Memra creò tutto, stabilì il patto con ogni essere vivente che è sulla terra (Genesi 9:17) e fece le prodigiose opere di salvezza.

Loro avevano capito ed è sorprendente e anche triste vedere che moltissimi giudei non avevano capito e che ancora oggi non capiscono.

Ho ascoltato la testimonianza di un ex rabbino ortodosso di 75 anni, che ha servito per 43 anni nel cuore del ghetto ebraico di Roma. Egli racconta del suo percorso di conversione e della sua scoperta del vero Messia (Gesù – Yeshua). Parla di come attraverso la lettura solitaria delle Scritture ebraiche e senza ricorrere ai commentari tradizionali, sia riuscito a leggere della Sua venuta. Preghiamo quindi per questo popolo “eletto” che ancora aspetta il Messia.

Filone, un filosofo ebreo contemporaneo di Gesù, fece un’operazione geniale: fuse il “Logos” greco con il “Memra” aramaico (che era lingua utilizzata da Gesù).

  • Egli spiegò che il Logos è l’insieme delle idee di Dio, lo strumento attraverso cui Dio ha plasmato la materia.
  • Non è Dio in sé (che resta inconoscibile), ma è la suaimmagine” o il suo “luogotenente” nel mondo creato. Il Logos serve per distanziare Dio dalla materia.

Ma Giovanni va oltre all’intuizione di Filone e presenta il Logos come una Persona. Giovanni sadi poter essere compreso sia dai greci che dai giudei e che questi due concetti uniti tra loro sono la sintesi perfetta del Messia.

  • Per Filone il “Logos” (l’ordine universale) unito al “Memra” (il Dio che interviene e si relaziona) era uno spirito puro
  • Per Giovanni, il Logos è una persona storica in carne e ossa (Gesù).

Il Logos non è qualcosa ma qualcuno.

Il versetto 14 del capitolo 1 del Vangelo di Giovanni recita: E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.

È affascinante notare come, pur non avendo incontrato Gesù o i suoi seguaci, Filone abbia preparato il terreno intellettuale affinché Giovanni potesse dire: “E il Logos si è fatto carne”.

Giovanni sta dicendo ai suoi contemporanei: “Quella forza misteriosa che voi chiamate Logos o Memra oppure Dabar… io ci ho mangiato insieme, l’ho toccata con mano“.

Egli scrive questo vangelo come un testimone che ha visto, udito e toccato con mano la realtà di Gesù, il Figlio di Dio fattosi uomo.

Giovanni lo scrive anche nella sua prima lettera. Leggiamo i versetti da 1 a 3 del capitolo 1:
Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunciamo anche a voi….

Distinzione e unità

la Parola era con (pros) Dio,

La parola greca “pros” significapresso, relazione, faccia a faccia, comunione.Questo indica una distinzione di persone ma anche una relazione intima e personale.

e la Parola era Dio

Nonostante la distinzione, l’essenza è la stessa.
Giovanniintende dire che La Parola ha la stessa sostanza divina di Dio, pur essendo un’entità distinta. Questo ci rivela il mistero della Trinità: una relazione eterna che precede la creazione del mondo.

Alcune affermazioni di Gesù ce lo confermano:

Giovanni 10:30 Io e il Padre siamo uno.

Giovanni 14:11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me;

Leggo ora uno stralcio della predicazione del fratello Giorgio sui primi versetti della Genesi:

Il termine Elohim significa Dio, ma è al plurale. Al versetto 26 di Genesi 1 è scritto che Dio disse: “facciamo l’uomo…” Facciamo è un verbo in forma plurale.

Questo ci porta al mistero della trinità.  Al momento della creazione erano presenti Dio e lo Spirito di Dio. Inoltre, il vangelo di Giovanni, capitolo 1 dal versetto 1 al 14, ci dice che era presente anche la Parola e che questa parola si è fatta carne ed è Gesù.

Tuttavia, tutta la scrittura parla di un unico Dio. Il Dio della Bibbia è un Dio unico, presente in tre persone: Padre (Dio sopra di noi), Figlio (Gesù, Dio fra noi) e lo Spirito Santo (Dio in mezzo a noi).

Difficile trovare un modello che ci fa capire questa verità, qualsiasi raffigurazione sarebbe comunque limitata. Possiamo anche pensare a un trio musicale dove ognuno suona il suo strumento ma la musica è una sola, fatta da un’unica orchestra.

3 – La Parola creatrice

Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.

Qui abbiamo una apparente ripetizione, ma Giovanni vuole essere chiaro su questo. Nulla di ciò che esiste — dalle galassie più lontane al più piccolo atomo — è venuto al mondo senza di Lui.

La Genesi ci dice che Dio creò il cielo e la terra parlando. Oggi, grazie alla scienza, capiamo meglio questo concetto:

  • l’universo non è fatto solo di materia ed energia, ma è fatto anche di Informazione e di leggi. Senza informazione, senza leggi, l’universo sarebbe un caos inabitabile.
  • la vita si basa sull’informazione (codice del DNA). Senza informazione non c’è vita. Una verità che la Bibbia indicava già migliaia di anni fa.

Ma se c’è un codice, deve esserci anche un Autore. E infatti Giovanni ci dice:

Quel codice che tiene insieme le stelle e il vostro DNA ha un nome”.

4 – Nella Parola c’è Vita

“In lei (La Parola) era la vita”.

Prima che il mondo esistesse, il Logos ti ha pensato, amato, ti ha chiamato all’esistenza e ti ha donato la vita. Non siamo solo esseri biologici, siamo esseri relazionali che vivono di parole.

Riflettiamo su quanto è importante la parola nella nostra vita, se ci pensiamo, fin da bambini veniamo letteralmente “programmati” dalle parole. Prima ancora di saper leggere, siamo stati plasmati dalle ninne nanne, dai rimproveri, dalle storie della buonanotte e, purtroppo, anche dai giudizi.

Una curiosità
Le cronache antiche ci parlano dei cosiddetti “esperimenti proibiti”, volti a scoprire quale fosse la “lingua naturale” dell’uomo (…non si sa bene se siano leggende o resoconti reali).
Nel XIII secolo, l’imperatore Federico II volle scoprire quale fosse la lingua naturale dell’uomo, se l’uomo avrebbero parlato ebraico, greco, latino o arabo senza alcun input esterno. Prese dei neonati e ordinò alle balie di nutrirli e di lavarli, ma impose loro il divieto assoluto di parlare conloro, di coccolarli o di cantare ninne nanne.
Il risultato dell’esperimento fu tragico: Tutti i bambini morirono. Nonostante avessero cibo e calore fisico, la mancanza di “parole d’amore” uccise il loro desiderio di vivere.

Una madre per istinto continua a parlare con il proprio bimbo trasmettendogli così la vita.

Come l’universo è stato “formato” dal Logos divino, così la nostra identità è formata dalle parole che riceviamo. Possiamo affermare che siamo il risultato di ciò che abbiamo ascoltato. Noi ci raccontiamo basandoci sul vocabolario che abbiamo ereditato.

  • Se abbiamo ascoltato parole di verità, di pace e amore, vedremo il mondo come un luogo di possibilità.
  • Se abbiamo ascoltato solo lamentele, menzogne o parole d’odio, la nostra percezione del mondo si oscura.

Cosa possiamo fare oggi?

Se è vero che siamo ciò che abbiamo ascoltato, la buona notizia è che possiamo scegliere cosa ascoltare da ora in poi. Possiamo cambiare la nostra “dieta acustica”:

  • frequentando persone che usano parole che costruiscono invece di distruggere.
  • scegliendo con cura i libri, i podcast e la musica.

Ma soprattutto la nostra guarigione inizia quando iniziamo ad ascoltare la Parola di Vita.

Dall’ascolto all’accoglienza

Il versetto 12 del capitolo 1 del Vangelo di Giovanni ci informa di una cosa molto importante:
a tutti quelli che l’hanno ricevuta/accolta (La Parola) egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio

Vediamo che qui il concetto di “ricevuto/accolto” diventa centrale. Non basta che una parola venga pronunciata, udita e ascoltata, ma deve anche essere accolta per trasformarci.

Diventiamo ciò che ascoltiamo solo se apriamo la porta del cuore a quelle parole.

Il Vangelo suggerisce che ascoltare la “Parola giusta”(il Logos), comprenderla, farla nostra, “custodirla nel nostro cuore” ha il potere di cambiarci radicalmente e ci fa diventare “figli di Dio”.

Ma attenzione! Anche le nostre parole hanno un certo potere, sta a noi usarle per costruire e non per distruggere. Gesù ci mette in guardia su questo:

Matteo 15:18-19 Ma ciò che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l’uomo. Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni.

Abbiamo un Dio che Parla, che usa la Parola per creare ogni cosa, donare la vita, per rivelarsi alla sua creazione e per avere una relazione di amore con gli uomini.

Usiamo quindi la Parola che abbiamo accolto nel nostro cuore per portare la luce in questo mondo di tenebre.

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